Radio. Prandi (Radio Bruno): spegnere FM? Prima tutti i privati siano in DAB. Ora parliamo del nulla. D’accordo con Montefusco su sgravi

RADIO BRUNO

Passare (più) velocemente al DAB+ per limitare il disastro delle bollette elettriche è veramente l’unica soluzione?
Tanto più che la FM è ancora di fatto insostituibile e sarà tale per non meno di un lustro o più. E senza considerare che non è ancora garantita la presenza di tutti gli editori sul digitale via etere.
La situazione dell’energia elettrica è critica al punto da spingere a scelte temerarie? Ne parliamo oggi con Gianni Prandi, storico patron della superstation Radio Bruno.

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Care bollette

Il caro bollette sta spingendo alcuni radiofonici a riflettere su quella che fino a pochi mesi fa era considerata una proposta irricevibile: lo switch-off FM/DAB+. L’avvicendamento di vettori di mux condivisi su impianti monocontenuto ed energivori quali sono i trasmettitori FM italiani, che, a causa dell’esercizio in assenza di pianificazione devono utilizzare potenze notevoli per contrastare le interferenze, coi dovuti modi e tempi, merita obiettivamente una riflessione.

Lo stimolo

Analisi che abbiamo stimolato su queste pagine ricevendo l’immediato feedback di alcuni grandi editori nazionali. Ma l’etere radiofonico vede anche la presenza di protagonisti di spicco nella diffusione sovralocale, come Gianni Prandi, fondatore, editore (e a volte speaker!) di Radio Bruno.

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Gianni Prandi

Laureato in Economia e Commercio all’università’ di Modena, Prandi è l’anima di Radio Bruno fino dal 1976, quando fonda l’emittente, dopo una breve esperienza a Radio Carpi 101. Nel 2000 inizia ad allargare il raggio di ascolto dell’emittente, anche tramite l’acquisizione di altre stazioni. Oggi Radio Bruno vanta frequenze (FM) in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Toscana, e Liguria.

DAB a numeri irrisori…

(Newslinet) – E’ in corso una guerra. E’ proprio il momento di discutere di spegnimento dell’FM?
(Gianni Prandi) – Assolutamente no. E non solo per il contesto di guerra, che ovviamente mi dispiace molto, ma anche perché tutti i dati dicono che l’ascolto da parte dell’utenza è ancora predominante in FM, in particolare per le emittenti locali. E inoltre anche se le emittenti nazionali sono su DAB da anni, l’ascolto con questo metodi ha tuttora percentuali irrisorie.

… ma anche quello IP

(NL) – E l’ascolto online? Quanto pesa per voi l’ascolto via IP?
(G.P.) – I dati TER parlano di una forchetta tra il 10 e il 15%
(NL) – D’accordo, ma corrisponde al vostro feedback da parte degli ascoltatori, quello che verificate di persona ogni giorno?
(G.P.)  – Per quello che può valere un feedback fatto in studio – non statistico – posso affermare che siamo a percentuali molto basse. La tendenza è in crescita, certo, d’altronde partivamo da zero due o tre anni fa. L’ascolto via IP e anche quello televisivo è destinato a crescere ma sicuramente non potrà sostituire l’analogico in tempi brevi.

Date

(NL) – Da varie parti si ipotizzano scadenze non troppo ravvicinate, ma nemmeno tanto lontane: si parla del 2030. O anche prima.
(G.P) – È impossibile ipotizzare una data. È una cosa che va valutata in corso d’opera, onde evitare bagni di sangue nel caso l’utenza non faccia quello che noi ipotizziamo avrebbe fatto. Come insegna lo switch off televisivo, ogni volta che si fanno azioni cosi’ drastiche vengono fuori delle sorprese.

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Bacchetta magica

(NL) – Ma oggi osserviamo un aumento insostenibile dei costi dell’energia.
(G.P.) – Certo, ma io non dico che non si debba fare: se potessimo con la bacchetta magica far sì che tutti gli ascoltatori si volgessero al DAB e all’IP… ma questo processo deve essere accompagnato, monitorato continuamente e non determinato da atti d’imperio che arrivano da qualcuno.

Una situazione destinata a durare

(NL) – Torniamo ai costi dell’energia, situazione che non pare possa risolversi in tempi rapidi.
(G.P.) – La situazione è gravissima. Le emittenti radiofoniche sono grandi consumatori, con impianti potenti e che funzionano 24 ore su 24, come le chiamate… ?
(NL) – “Energivore”…
(G.P.) – …. ecco, energivore. Quando la materia prima ha un aumento del 200% si è ovviamente in una siutazione molto difficile.

Mille percento

(NL) – Eduardo Montefusco su NL ha parlato di un aumento di un fattore 10, cioè’ del 1000%
(G.P.) – Non ho fatto ancora il conto preciso. Ma non sarebbero aumenti sostenibili, se dovessero continuare.

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Gli editori rinuncerebbero alla potenza di scheda?

(NL) – Qualcuno dice che una soluzione potrebbe consistere nella generalizzata rinuncia al diritto originario ad esercire l’impianto alla potenza autorizzata, per esempio diminuendo della metà il valore presente al campo 69 della scheda B (potenza di esercizio). Sareste disponibili a una diminuzione concordata e generalizzata?
(G.P.) – Io faccio radio da 46 anni e ho qualche dubbio che un accordo del genere sarebbe rispettato. Sulla carta sarebbe bello, ma occorrerebbero dei controlli accuratissimi sul territorio. Controlli che penso difficili o impossibili. Quindi se diciamo una cosa, ma non la rispettiamo tutti quanti… E poi occorrerebbe che questa fase temporanea fosse davvero temporanea (in termini della scheda B e C dell’impianti).

Occorre un accordo con il Ministero

(NL) – Cioè?
(G.P.) – Dico che dovrebbe essere una situazione transitoria. Se tra sei mesi o un anno i costi dovessero tornare alla normalità, ecco che dovremmo avere la possibilità di tornare ad esercire alla potenza originaria. Non che il ministero mi cambia la scheda e me la porta a 500W. Ci vorrebbe un accordo chiaro col Ministero.

Giusta la richiesta di Montefusco

(NL) – Ieri il Presidente di RDS ha richiesto su queste pagine al governo degli sgravi.
(G.P.) – Ci associamo ovviamente alla richiesta. Se ricordiamo anni fa c’era una norma che consentiva alle radio – non tutte ma molte di esse – di avere un contributo alle spese telefoniche e dell’energia elettrica. La motivazione di allora non era quella di adesso, ma perché non applicare oggi una regola simile ?

DAB? Stiamo parlando del nulla

Prima di chiudere voglio tornare però al DAB. Si potrà parlare seriamente di DAB quando tutte le emittenti avranno accesso a questa tecnologia. Oggi è cosi’ solo per le nazionali, per le locali è vero solo in certe regioni, solo in certe zone e con potenze molto basse. Parliamo del nulla. Oggi parliamo del nulla. (M.H.B. per NL)

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