Radio. Spegnimento FM: ecco gli studi che dimostrano pro e contro di uno switch-off analogico/digitale

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Nell’articolo pubblicato il 24 maggio 2021 abbiamo visto come il pioniere delle radio private svizzere Roger Schawinski (quello di Radio 24 Zurigo, diffusa nel 1979 con 50 kW da Pizzo Groppera, sulle alture comasche) abbia lanciato una petizione contro lo spegnimento dell’FM previsto a breve nella confederazione.

Precedenti e provocazioni

Spegnimento peraltro già portato a termine in Norvegia a fine 2017. E oggetto di una provocazione lanciata su queste pagine da Roberto Sergio, direttore di Radio RAI, foriera di una durissima reazione di Eduardo Montefusco di RDS, ma anche di opportune riflessioni.

Esistono motivazioni allo spegnimento della FM?

Cerchiamo oggi di capire le motivazioni (se esistono) per questi spegnimenti. Analizzando successivamente la questione dal punto di vista energetico, alla ricerca della risposta al seguente quesito: quale tipo di distribuzione della radio è la più eco-compatibile? 

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Spegnimento FM in Svizzera: decisione dei broadcaster 

Come riportato a dicembre 2020,  un accordo tra i broadcaster (quindi di natura privatistica) ha portato all’annunciata decisione di disattivare la diffusione FM sul territorio elvetico entro gennaio 2023. 

Ascoltatori, questi sconosciuti 

Il gruppo di lavoro che ha redatto l’accordo era composto da rappresentanti dell’Associazione delle radio private svizzere (ARPS), dell’Unione romanda delle radio regionali (RRR), dell’Unione delle radio locali non commerciali (UNIKOM) e della SSR, nonché degli operatori di rete DAB+. E neppure un ascoltatore.

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In campo la politica

A seguito della petizione lanciata da Schawinski, la politica ha infine deciso di occuparsi della questione. Il partito dell’alleanza del centro ha, ad esempio, depositato a maggio un’interpellanza in cui viene chiesto di annullare la decisione. 

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Motivazioni svizzere

Quali erano dunque le motivazioni che hanno spinto i broadcaster a premere l’acceleratore sullo spegnimento dell’FM? Nell’intervento all’asssemblea del WorldDAB 2020 si è accennato alla maggior scelta di stazioni e al “suono perfetto” offerto dal DAB.

Spegnimento FM in Norvegia: un calo di ascolto di oltre il 6% 

L’esperienza della Norvegia, prima nazione a cessare le emissioni FM, non è stata inizialmente brillante. Come da noi riportato a suo tempo, il primo anno dopo lo spegnimento ha visto il settore radio perdere 230.000 ascoltatori giornalieri.

Confronti

La Norvegia conta 5,4 milioni di abitanti e se il rapporto “ascoltatori radio giornalieri vs abitanti” è simile a quello italiano (65%) possiamo ipotizzare che si sia trattato di una perdita globale di oltre il 6% degli ascoltatori. 

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Kenneth Andresen (P4)

Motivazioni norvegesi

In quanto alle motivazioni, nessuna é stata portata al WordDAB 2020. Abbiamo fatto qualche ricerca, trovando su Radiodays Europe un articolo il cui titolo faceva ben sperare:“why Norway switched off FM radio” (why tradotto in italiano significa “perché”).  

Why?

Ebbene, nei sei paragrafi che compongono l’articolo la spiegazione sul why lo spegnimento FM non compare da nessuna parte. Presente invece la consueta affermazione che con il DAB gli utenti hanno più scelta. Neppure l’agenzia Reuters, che a suo tempo aveva dedicato un suo articolo alla questione ha fornito alcuna risposta.

Due mezze verità

In entrambi i casi si parla dunque di maggior scelta di stazioni e miglior qualità del suono.
La prima motivazione pare poco convincente, quantomeno in un panorama di offerta vasto come quello italiano, dove le stazioni DAB+ potrebbero alla fine essere meno di quelle fruibili in FM (in quanto le frequenze pianificate per il DAB+ sono limitate).

Risorse scarse… scartate

Peraltro, anche in termini di sfruttamento di risorse scarse (quali sono le frequenze) non vi sarebbe nessun vantaggio in quanto – a differenza di quanto accadde con il DTT – con il DAB non si riutilizzano le stesse frequenze (87,5-108 MHz) . Il DAB è su altre bande e dunque un symulcasting naturale (cioè uno switch-over) è assolutamente possibile.

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Il presunto suono perfetto

Sul secondo punto riportiamo semplicemente lo studio 61(10): 755-777 dell Audio Engineering Society: “the currently highest available subchannel bit rate for DAB+ (192 kbit/s) was insufficient for attaining perceptually transparent quality for critical items, whereas it enabled a quality comparable to or in some instances better than a modern FM system. Extrapolation of data indicates that critical items may need to be coded at even higher bit rates”.  Neppure a 192Kb/s il DAB+ suona meglio dell’FM. 

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Un’ipotesi 

Non ci sono dunque spiegazioni valide offerte dalle nazioni che hanno fatto la scelta di spegnere l’FM. Eppure sarebbe stato facile trovarne una molto popolare, anche se un po’ iperbolica: salvare il pianeta. 

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Efficienza Energetica 

Una singola slide presentata da Patrick Hannon aprendo i lavori dell’assemblea WorldDAB 2020 accennava alla questione: DAB+ è la soluzione verde “per i politici”.
Non chiaro perché abbia scritto per i politici e non per il pianeta, col risultato di dare l’impressione che si trattasse di fumo negli occhi.

Reality check

È noto  che un trasmettitore DAB necessita di meno potenza dell’equivalente FM e che è in grado di ospitare numerosi canali sullo stesso multiplexer (bouquet). Considerando la faccenda a livello di MHz, abbiamo in entrambi i casi un uso di circa 0,2 MHz per programma (dunque DAB e FM hanno circa la stessa densità di programmi/MHz).

30X

Grazie alla maggior possibilità di riutilizzo delle frequenze a livello trasmissivo del DAB (se implementato con reti riprogettate ad-hoc e non solo utilizzando le stesse postazioni dell’FM) abbiamo in ogni caso una maggiore efficienza energetica che può raggiungere un fattore 30X nel caso di reti SFN. 

Consumo in ricezione 

E lato ascoltatori? Il politico deve infatti vedere la cosa non solo dal punto di vista dei broadcaster (cioè privato), ma anche dell’interesse generale (cioè pubblico).

BBC to the Rescue 

E qui viene in nostro soccorso la BBC: un importante paper a firma Chloe Fletcher, pubblicato a ottobre 2020, analizza la questione utilizzando un complesso modello matematico.

Proiezioni a 20 anni

Vengono inoltre effettuate delle proiezioni sull’evoluzione del sistema su base ventennale.  

La fotografia di un’Italia possibile

Si parla ovviamente della realtà inglese, dove il DAB è consolidato da anni. Ma proprio per questo motivo lo studio è interessante: non analizza situazioni – quali quella francese – dove a fronte di molti trasmettitori accesi non c’è praticamente nessun ascoltatore. In UK il DAB gioca un ruolo importante, situazione in cui potrebbe trovarsi l’Italia tra qualche anno.    

Consumo globale 325 GWh 

Lo studio inizia rilevando che il consumo globale delle piattaforme radiofoniche nell’anno 2018 è stato pari a 325 GWh, circa lo 0,1% della produzione di energia nazionale. 

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Più consumo per la ricezione che per la trasmissione

La ripartizione tra i consumi relativi ai differenti modi di veicolare la radio presentata in tabella mostra come il dispendio energetico lato ascoltatori  (“Consumption”) ecceda quella lato broadcaster (“Preparation” e “Distribution”). A ulteriore conferma che le scelte non possono essere fatte esclusivamente dai broadcaster. 

AM vs DAB

Nella tabella possiamo anche notare come apparentemente le migliori performances si ottengano dalla distribuzione via AM, la peggiore via FM e una buona via di mezzo sia rappresentata dall’IP. 

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Pesare i dati: per device-hour 

Ma occorre pesare i dati in funzione del numero di ascoltatori, o meglio delle “device-hour” uniche su cui sono ripartiti gli ascoltatori. In altre parole, anche se l’AM è teoricamente molto efficiente, considerando il numero ridotto di ascoltatori residui questo metodo di distribuzione non e’ affatto energeticamente conveniente.

Il caso UK

Nel caso UK il numero di ore di ascolto per device è pari al 4,3% per l’AM, al 39,0% per l’FM, 35,5% per il DAB. Il 3,5% delle ore di ascolto avvengono tramite TV e il 17,7% attraverso device IP. 

Pesare i dati: per consumo/device 

Occorre inoltre considerare che non tutti i device hanno consumi simili: ad esempio ascoltare la radio attraverso uno schermo TV (anche se trasmette un’immagine nera) è più oneroso che attraverso una radio DAB. 
Secondo la ricerca i dati sono i seguenti: una radio DAB consuma 9,3 Wh e una FM 13,0 Wh. Molto peggiori i dati riguardanti la TV (80.6 Wh) e i dispositivi IP (22.5 Wh).

L’analisi

Abbiamo dunque tutti gli elementi per la nostra analisi: quanto costa in termini energetici la distribuzione dei programmi radiofonici e quanto costa la loro fruizione una volta pesata in base alla ripartizione dei diversi tipi di ascolto, considerando i consumi specifici di ciascun device.

Tre scenari 

La ricerca prende in considerazioni tre possibili scenari: Do Nothing, dove fino al 2038 tutte le tecnologie continuano a coesistere; “DAB/IP Only”, dove nel 2030 vengono spente AM e FM e “IP Only”, dove nello stesso anno viene spento anche il DAB. 

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Scenario 1: DO Nothing (AM/FM/DAB/IP)
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Scenario 2: DAB + IP
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Scenario 3: IP ONLY

The Winner

And the Winner is… lo scenario 2, “DAB/IP Only“, che permette di risparmiaare 7GWh ogni mese (il 26% dei consumi globali).

Conclusioni

Lo spegnimento FM immediato appare quindi ingiustificato. Medio tempore, il modo più efficiente a livello energetico per la distribuzione dei programmi radiofonici è invece un mix di DAB e IP, come visibile dal salto repentino del grafico in corrispondenza del 2030.  

Paper

Per ogni ulteriore dettaglio, incluse le assumption sul miglioramento delle prestazioni energetiche dei differenti dispositivi nel corso dei prossimi anni vi rimandiamo alla lettura del paper completo. (M.H.B. per NL) 

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