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Radio locali. Stanno veramente scomparendo? Agcom: banda satura a Roma e Bari e non esiste provincia che non abbia oltre 10 canali radiofonici ricevibili in FM

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L’offerta radiofonica locale in particolare si caratterizza per la presenza di una moltitudine di emittenti che, secondo la ricognizione sul comparto del medium italiano condotta da Agcom,solo in alcuni casi riescono a raggiungere quote di ascolto significative (in alcuni casi in grado di superare in determinati bacini i livelli di audience di alcune radio nazionali)”. Queste ultime emittenti sono tipicamente dotate di bacini di utenza più o meno ampi, che vanno dalla dimensione regionale alla pluriregionale.

Molte sono comunque le società collegate, attraverso partecipazioni del capitale sociale, ad altre radio (prevalentemente locali ma anche nazionali), oppure sono controllate da concessionarie di pubblicità: ciò evidenzia un perseguimento di strategie di business di efficientamento economico, attraverso rapporti di integrazione verticale e/o orizzontale con altre società – presenti nello stesso settore o in altri settori appartenenti al Sistema Integrato delle Comunicazioni.Dal quadro tratteggiato da Agcom deriva l’identificazione di tre principali gruppi di imprese radiofoniche nel contesto locale.
Al primo gruppo appartengono alcune emittenti, in alcuni casi medio-grandi, aventi in concessione marchi a diffusione locale con bacini di diffusione regionale o pluriregionale, accomunate dall’essere parte di gruppi attivi anche nel settore radiofonico nazionale.Tali emittenti (Figura 6), hanno in genere una forte identità di “brand”, che in alcuni casi richiama (nel logo, ad esempio) quella delle radio nazionali.
Vi sono poi molte radio locali che aderiscono a circuiti pluriregionali, edite da imprese di medie e medio-grandi dimensioni, con la possibilità di accedere a bouquet di contenuti in grado di attrarre audience nei propri territori di riferimento e una quota potenzialmente significativa di inserzionisti. Tali soggetti operano spesso congiuntamente o in partnership anche sul versante della raccolta pubblicitaria.

Il terzo gruppo, a cui appartiene la maggioranza delle emittenti locali, commerciali e comunitarie, è quello delle piccole o piccolissime radio, che hanno conquistato nicchie di pubblico in contesti territoriali sub-regionali e che sono spesso caratterizzate dalla maggiore instabilità economica.
In base alle informazioni raccolte nel corso dell’analisi, Agcom “rileva che anche le emittenti radiofoniche locali utilizzano in maniera crescente modalità di trasmissione dei propri palinsesti tramite Internet.

In particolare, numerose emittenti offrono la possibilità di fruire dei propri palinsesti su siti web mediante servizi di streaming online (simulcast) o di podcast e/o tramite applicazioni radio per smartphone. Inoltre, un certo numero di emittenti locali trasmette in simulcast anche sul digitale terrestre (DTT) e satellite (free o pay)”.
Dall’analisi effettuata sui dati del Registro degli Operatori della comunicazione (ROC), tenuto dall’Autorità, emerge che a giugno 2017 l’insieme delle emittenti radiofoniche locali è rappresentato complessivamente da oltre 1.000 editori (emittenti), che diffondono circa 1.300 programmi (marchi). I marchi a carattere commerciale sono circa 866, 356 quelli a carattere comunitario.Le emittenti monomarchio rappresentano la maggioranza degli operatori attivi (Tabella 7), ma anche nel mondo locale si evidenzia la presenza di oltre 100 soggetti che hanno ottenuto il rilascio del titolo abilitativo per radiodiffondere con due marchi. Dalla stessa fonte emerge che le regioni ove ha sede legale il maggior numero di emittenti locali sono la Sicilia, la Lombardia, la Puglia, il Lazio e la Campania.

Le regioni con il minor numero di soggetti sono il Friuli-Venezia Giulia, la Valle D’Aosta e il Molise. Tale distribuzione è da un lato conseguenza della dotazione frequenziale dei rispettivi territori, che rappresenta un vincolo, ma dipende soprattutto dalle condizioni del contesto di mercato in cui tali soggetti operano: la popolazione, il contesto commerciale e industriale per quanto attiene agli inserzionisti pubblicitari, la concorrenza degli altri mezzi locali nel rispondere alla domanda di intrattenimento e informazione (prevalentemente locale) dei cittadini, nonché la presenza di comunità confessionali (per quanto riguarda le radio comunitarie) rappresentano l’insieme delle variabili di contesto che hanno via via determinato la nascita, la crescita e la sopravvivenza delle emittenti locali nel territorio italiano.
Per quanto riguarda invece le province di diffusione del segnale, si evidenzia che le province di Roma e Bari rappresentano quelle ove è disponibile il maggior numero di canali radiofonici: 89 (Figura 8), ma, a parte le province di nuova costituzione e quelle della Sardegna cancellate dalla legge regionale del 2016, non vi è provincia italiana che non abbia oltre 10 canali radiofonici ricevibili in FM.Rapportando il numero di canali al numero di abitanti di ciascuna provincia, si evidenzia meglio quali sono i bacini più serviti dalle emittenti radiofoniche locali (Figura 9), in corrispondenza prevalentemente dei capoluoghi di regione. (M.L. per NL)

foto antenne di Floriano Fornasiero

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