Apple varca confini proprio ecosistema. Approdo su TuneIn delle sue radio è mossa contro Spotify o cambio paradigma nella direzione FAST?

TuneIn, Apple

Per la prima volta Apple Music rende disponibili le proprie stazioni radio al di fuori del suo ecosistema, considerato tra i più elitari esistenti e lo fa attraverso una partnership con TuneIn, il più importante aggregatore di flussi streaming radiofonici. Cioè quanto di più popolare esistente (nel senso di contrario all’ambiente esclusivo della big tech di Cupertino).

Quali implicazioni per l’editoria radiofonica tradizionale e per il futuro dei contenuti audio nel mondo automotive potrebbe avere questa notizia, data tra i primi in Italia da FM World?

Sintesi

 Apple Music, per la prima volta, rende disponibili le proprie sei stazioni radio anche al di fuori dell’ecosistema proprietario, grazie a una partnership con TuneIn, il principale aggregatore radiofonico digitale.
La scelta rompe con la tradizionale strategia del “walled garden” di Cupertino e arriva in un momento di calo di quota di mercato (25% nel 2024, contro il 37% di Spotify).
L’obiettivo è ampliare l’audience, raggiungere gli antagonisti dispositivi Android e intercettare nuovi utenti da convertire in abbonati. L’apertura a TuneIn segna una rivalutazione del modello lineare, sulla scia del boom dei canali FAST video, con possibilità future di monetizzazione pubblicitaria.
Tuttavia, per le radio tradizionali la mossa è un rischio: su TuneIn i canali Apple godono di visibilità privilegiata e competono con risorse e logiche diverse.
CarPlay non basta a presidiare il settore automotive: TuneIn consente ad Apple di raggiungere anche gli utenti Android e sistemi infotainment proprietari, trasformandosi in un funnel di conversione.
La partnership appare quindi un laboratorio strategico che sancisce l’ingresso di Apple nella competizione “aperta” della radio digitale.
Per gli editori tradizionali è un campanello d’allarme: la competizione audio si gioca ormai tra broadcast, OTT, FAST e big tech globali.

Ripensamento della storica strategia del giardino chiuso

La decisione di distribuire all’esterno (anche su dispositivi Android) le radio lineari, sembra essere (prima facie) un segno di un ripensamento nella storica strategia di distribuzione del colosso fondato da Steve Jobs, anche se in gioco ci sono quote di mercato perse a favore di Spotify, la rivalutazione del modello lineare e, probabilmente, il boom dei canali tv FAST.

Apple Music Radio su TuneIn: la novità che sorprende

Dal 27 agosto 2025 le sei stazioni di Apple Music Radio (Apple Music 1, Hits, Country, Música Uno, Club, Chill) sono disponibili gratuitamente su TuneIn, piattaforma leader nell’aggregazione radiofonica digitale con circa 75 milioni di utenti mensili attivi e oltre 100.000 stazioni partner a livello globale.

La prima volta di Apple

Si tratta della prima volta che Apple concede la trasmissione dei suoi contenuti lineari su un’app di terze parti, rompendo una tradizione di rigida esclusività che da sempre caratterizza i servizi della Mela.

L’obiettivo

L’obiettivo dichiarato è duplice: ampliare la portata delle stazioni di Cupertino al di fuori dei device proprietari ed intercettare nuovi ascoltatori, da convertire in abbonati al servizio premium Apple Music.

Apple rompe il walled garden: perché ora?

Storicamente, la big tech americana ha fondato il suo successo sull’integrazione verticale: hardware, software e servizi contenuti in un ecosistema chiuso, che massimizza la fedeltà dell’utente. Il modello ha funzionato, ma nel mercato della musica in streaming i segnali di rallentamento sono evidenti: secondo MIDiA Research, Apple Music è passata dal 30% del mercato USA nel 2020 al 25% nel 2024, mentre Spotify è salito al 37%.

Mancanza di un piano gratuito

Sulla decisione potrebbe pesare anche il fatto che, a differenza di Spotify, Amazon e YouTube Music, Apple Music non offre un tier gratuito sostenuto dalla pubblicità, affidandosi solo al pay model o a trial temporanei legati ai device.

Concorrenza multipiattaforma

Inoltre, Spotify ed Amazon sono onnipresenti su sistemi Apple ed Android, su ogni smart speaker e TV connesse e sulle soluzioni eterogenee dell’automotive. Apple, al contrario, ha limitato l’accesso delle sue stazioni radio alle piattaforme proprietarie iOS, HomePod e CarPlay.

TuneIn corsia preferenziale

In questo scenario, TuneIn potrebbe essere stata considerata una corsia preferenziale per intercettare un pubblico più vasto e cross-platform. L’aggregatore è integrato in migliaia di device: smart speaker (Amazon, Sonos, Bose, Google), console, smart TV e soprattutto nei sistemi infotainment Android Auto e proprietari di brand automobilistici. In altre parole, Apple ha scelto di “aprire le finestre”: far ascoltare gratuitamente i propri canali radio in contesti dove, fino a ieri, non arrivava (per scelta di esclusione).

Una rivalutazione della radio lineare?

In queste ore, gli editori si stanno chiedendo se l’apertura a TuneIn va letta anche come un ripensamento del ruolo dei contenuti lineari da parte di Apple.

Dal disinteresse alla sperimentazione

Apple, infatti, non ha mai dimostrato particolare affinità con la radio tradizionale. Le sue stazioni (nate con Beats 1 nel 2015 e poi evolute in Apple Music Radio) erano strumenti di branding più che veri driver di crescita. Oggi, invece, la multinazionale di Cupertino sembra voler investire sulla dimensione lean-back: un ascolto non guidato da playlist algoritmiche, ma da canali editoriali lineari, con DJ, interviste e programmazione curata.

Il parallelo con il boom dei FAST

Il movimento richiama ciò che sta accadendo nel video OTT con i FAST (Free Ad-supported Streaming Television): canali lineari gratuiti, distribuiti su piattaforme connesse, che stanno erodendo tempo di visione agli SVOD. Come i FAST, le radio Apple su TuneIn offrono accesso gratuito (anche senza abbonamento Apple Music), esperienza lineare continua, potenziale per advertising dinamico (se Apple decidesse di aprire in futuro al modello adv). Per ora le stazioni restano commercial-free, ma l’apertura a TuneIn rende teoricamente possibile l’integrazione futura di spot o sponsorship, proprio come avviene nei canali FAST video.

Impatti (e rischi) per l’editoria radiofonica tradizionale

La mossa di Apple non è neutra per il settore radiofonico, soprattutto su piano della corsa alla visibilità. Su TuneIn, le stazioni Apple Music godono già di un posizionamento privilegiato accanto a broadcaster storici. Ciò significa che un utente alla ricerca di “radio pop” o “radio hits” potrebbe facilmente scegliere Apple Hits anziché una stazione tradizionale locale.

Modello business differente

Non solo: le radio tradizionali monetizzano tramite pubblicità e, in misura minore, attraverso commercializzazione di programmi, syndication ed eventi e partnership locali. Apple, al contrario, usa le stazioni come leva di marketing per spingere sull’abbonamento Apple Music.

Squilibrio competitivo

Questo squilibrio competitivo può rendere difficile un confronto sul piano economico.

Pressione all’innovazione

La mossa di Apple, se coltivata con ulteriori allargamenti verso l’esterno, potrebbe costringere le emittenti di derivazione broadcast a differenziarsi con contenuti unici (news, sport, eventi live locali) o a migliorare la distribuzione multipiattaforma, integrandosi anch’esse in aggregatori globali. In sintesi, con l’ingresso nella radio digitale “aperta”, Apple rischia di diventare un nuovo competitor globale per le emittenti, pur non essendo – formalmente – un editore radiofonico.

Automotive e CarPlay: perché TuneIn resta essenziale

La domanda chiave però è: se Apple dispone già di CarPlay, perché appoggiarsi a TuneIn? La risposta sta nelle dinamiche del mercato: CarPlay è una corsia privilegiata per chi possiede un iPhone, ma non raggiunge il mondo Android né tutti i sistemi proprietari degli OEM. TuneIn, invece, è già nativamente integrato in decine di cruscotti, dai modelli entry-level alle connected car di fascia alta”, commenta Massimo Rinaldi, cto di Com-Nect, società di ibridazione radiotelevisiva (gruppo Consultmedia).

Funnel di conversione

“Con questa partnership, Apple riesce ad estendere le sue stazioni anche agli automobilisti non-Apple; presidiare l’auto come ambiente chiave di consumo audio; usare TuneIn come “porta di ingresso” per promuovere Apple Music ad un pubblico che altrimenti resterebbe fuori portata. È, a tutti gli effetti, un funnel di conversione: ascolto gratuito in auto → call to action all’abbonamento → fidelizzazione dentro l’ambiente Apple.

Un laboratorio per il futuro audio

La partnership con TuneIn è molto più che un accordo tecnico: rappresenta un cambio di paradigma nella strategia Apple. Da un lato, riconoscimento del valore della radio lineare come strumento di branding e acquisizione utenti; dall’altro, apertura al modello FAST audio, che potrebbe diventare un nuovo terreno di competizione, con canali free sostenuti da advertising dinamico.

Campanello d’allarme

Per l’editoria radiofonica, è un campanello d’allarme: la competizione non è più solo con Spotify o Amazon, ma ora anche con una “Apple” aperta e più aggressiva. Il messaggio è chiaro: l’era dello streaming audio è entrata in una fase nuova, dove il confine tra on-demand, lineare e multipiattaforma si fa sempre più labile”, conclude Rinaldi. (E.L. per NL)

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