Editoria. Rcs, Cairo sale al 4,6% e sfida i fondi per i tre posti in Cda. L’editore rompe gli indugi e presenta una lista per le minoranze

Urbano Cairo balla da solo e rafforza la presa in Rcs. L’editore piemontese ha rotto gli indugi e ha presentato all’ultimo (il termine scadeva a mezzanotte) una propria lista di candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione, in vista dell’assemblea del 23 aprile.

La sua lista concorrera’ con quella di Assogestioni per i tre posti riservati alle minoranze, mentre gli altri sei sono gia’ destinati al «listone» presentato dai soci Fca, Diego Della Valle, Pirelli, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, che raggruppano il 38,9% del capitale di Rcs. Lista che ricevera’ anche l’appoggio esterno di Unipol, non confluita nell’accordo di voto. In presenza di piu’ liste di minoranza, i posti in consiglio saranno assegnati in proporzione ai voti ricevuti in assemblea. Resta da capire come voteranno in assemblea gli eredi Rotelli, la cui quota, dopo la conversione delle azioni risparmio, si e’ diluita al 2,7%. A salire nel capitale di Rcs, invece, e’ stato il patron del Torino, portandosi al 4,6% rispetto al 3,6% dell’ultima rilevazione della Consob. Il rafforzamento potrebbe pero’ non bastare a Cairo per portarsi a casa tutti e tre i posti se i fondi Invesco, titolari di una partecipazione del 5% nel gruppo editoriale, convogliassero il loro voto alla lista dei fondi. I gestori che hanno depositato ieri la propria lista hanno gia’ oltre il 3,2% delle azioni. I giochi per i posti delle minoranze restano quindi aperti fino all’ultimo. Assogestioni ha candidato Dario Frigerio, ex numero uno di Pioneer, Paolo Colonna e Nella Ciuccarelli. I nominativi di Cairo sono: Stefano Simontacchi (managing partner dello studio Bonelli Erede Pappalardo), Marco Pompignoli (consigliere di Cairo Communication) e Stefania Petruccioli (responsabile investimenti in societa’ di gestione di fondi di venture e growth capital). La lista di maggioranza prevede la conferma dell’Ad Pietro Scott Jovane e della consigliera Teresa Cremisi, la nomina di Maurizio Costa alla presidenza e l’ingresso di Laura Cioli, Tom Mockridge e Gerardo Braggiotti. Scelta, quest’ultima, contestata dal Cdr del Corriere della Sera per il suo ruolo di advisor, con Banca Leonardo, nella «disastrosa» acquisizione di Recoletos. Sull’ex numero uno di Mondadori e attuale presidente della Fieg si era invece espresso negativamente Cairo, gia’ critico nei confronti della gestione Jovane: «visto che la Rizzoli e’ reduce da annate un po difficili, magari ci vuole qualcos’altro – aveva dichiarato una settimana fa – Forse uno dovrebbe vedere cosa ha fatto in Mondadori. Non mi sembra ci siano dei track record strepitosi. E’ una persona che sicuramente considero perbene e che stimo, dopodiché, se il nuovo che avanza e’ questo…». Sullo sfondo resta la scelta del successore di Ferruccio De Bortoli alla direzione del Corriere. L’attuale direttore de La Stampa, Mario Calabresi, si e’ chiamato fuori. «Il direttore e’ materia del consiglio – ha sottolineato il presidente di Fca, John Elkann – Non e’ una decisione cui gli azionisti sono coinvolti né responsabili». Oggi Repubblica, dopo le dichiarazioni di ieri di Giovanni Bazoli sulle garanzie ottenute per il nuovo direttore di via Solferino, ha paventato il rischio di un’Opa obbligatoria se fosse emerso che accanto all’accordo sulla lista dei consiglieri, ne esistesse anche uno sul successore de Bortoli. In questo caso, ha scritto il quotidiano, si tratterebbe di un patto a tutto tondo e questo potrebbe dare origine al lancio di un’Opa. Ma, a quanto risulta, non ci sarebbero i presupposti per l’obbligo di un lancio di un’Opa su Rcs da parte dei principali azionisti che hanno aderito all’accordo di voto. «Il rischio non c’e‘», viene spiegato, «il presupposto dell’Opa e’ che ci siano stati acquisti sul titolo negli ultimi 12 mesi da uno dei soci dell’accordo». (E.G. per NL)

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