OTT. All’attacco di Youtube, Netflix lancia i video podcast originali. In arrivo anche i video verticali. Il test del colosso dello streaming

Prendere in licenza prodotti esistenti per poi finanziare la produzione di titoli esclusivi: la formula magica che ha decretato il successo delle serie Netflix da oggi applicata al settore podcast.
È debuttato il giorno 11/01/2026 The Bill Simmons Podcast, primo di una serie di titoli esclusivi prodotti e distribuiti da Netflix. Una mossa che probabilmente consoliderà la schiacciante superiorità della piattaforma rispetto ai concorrenti.

Sintesi

Netflix sta facendo un passo deciso nel mondo dei podcast video, considerandoli una categoria di programmazione a sé stante, come le serie TV.
L’azienda, infatti, sta acquisendo sia diritti di programmi già affermati che sviluppando produzioni originali, seguendo la strategia che l’ha resa leader nell’intrattenimento.
La tattica prevede l’esclusiva dei video integrali, mentre la versione audio può circolare sui canali tradizionali (Spotify, Apple Podcast, etc.).
Tra le novità spicca l’introduzione dei video verticali (Netflix sta preparando una campagna promozionale dedicata con modifiche sostanziali all’app mobile).
Si tratta di un esperimento a basso rischio, con contratti annuali spesso inferiori ai 10 milioni di dollari, per testare il gradimento degli utenti e sottrarre contenuti a YouTube.
Per creators indipendenti e piattaforme come Spotify, iHeart e SiriusXM, Netflix rappresenta un’opportunità significativa per raggiungere un nuovo vasto pubblico, considerando che la piattaforma accaparra circa 75 minuti di consumo di contenuti originali rispetto agli 8 di Prime Video ed ai 4 di Disney+.
L’investimento continuerà solo se porterà risultati concreti; ma gli analisti sono ottimisti e prevedono che i podcast resteranno sulla piattaforma per oltre un anno; tempo necessario per mettere a punto gli algoritmi e sperimentare formati con cadenza quotidiana o settimanale, ben diversa dalle stagioni di serie TV.

Podcast targati Netflix

Netflix ha deciso di fare sul serio con i podcast video: il colosso dello streaming video on demand sta muovendo i primi passi concreti per trasformare questo formato in una vera e propria categoria di programmazione, al pari delle serie tv o del cinema. Secondo Bloomberg, già da mesi prima dell’esordio di gennaio la piattaforma aveva contattato creator e talenti per produrre contenuti originali in esclusiva.

Prodotti affermati ed originals

La strategia ricalca il modello che ha reso Netflix il gigante dell’intrattenimento di cui abbiamo spesso parlato in questi anni: da un lato l’acquisizione dei diritti di programmi già affermati; dall’altro lo sviluppo di produzioni originali pensate appositamente per la piattaforma.

Mobile

Ma non si tratta solo di nuovi contenuti: Netflix sta preparando una campagna promozionale dedicata e prevede modifiche sostanziali all’interfaccia dell’app mobile.

Vertical video

Tra le novità in arrivo per il prossimo anno spicca l’introduzione dei video verticali, un formato che non riguarderà soltanto i podcast. Questo però non implica – come ha spiegato a TechCrunch il CTO Elizabeth Stone – che Netflix intenda competere con TikTok ed i suoi formati brevi.

Un’evoluzione naturale

L’investimento nel mondo dei podcast rappresenta, a suo dire, un’evoluzione naturale per Netflix, iniziata quando il co-amministratore delegato Ted Sarandos aveva manifestato pubblicamente l’intenzione di considerare i podcast una categoria a sé stante, alla stregua dello sport in diretta o delle sitcom.
L’annuncio di Sarandos era arrivato addirittura prima che il team creativo avesse messo a punto un piano dettagliato.

Titoli esclusivi

In passato, l’azienda aveva valutato l’acquisizione in esclusiva di show di grande richiamo come Call Her Daddy di Alex Cooper, ma i costi erano risultati non accettabili. SiriusXM aveva a suo tempo sborsato oltre 100 milioni di dollari per averne diritti di distribuzione e pubblicità, pur senza ottenere l’esclusiva assoluta del programma.

Spotify

Oggi Netflix ha affinato l’approccio, in una sorta di evoluzione di accordi quali quello con Spotify di cui ci siamo occupati a novembre 2025.
La formula attuale prevede l’esclusiva dei video integrali (come domenica, quando The Bill Simmons Podcast è stato trasmesso live negli USA) mentre la versione audio ed i clip possono essere distribuiti sui consueti canali (RSS, Spotify e Apple Podcast).

Un esperimento a basso rischio

Si tratta, secondo Bloomberg, di un esperimento a basso rischio: Netflix sta firmando contratti annuali, molti dei quali hanno un valore inferiore ai 10 milioni di dollari, come ha documentato la giornalista Ashley Carman. L’obiettivo è testare il gradimento degli utenti verso i podcast video e capire se questo possa davvero diventare un nuovo filone per l’azienda.

Contro YouTube

Con un vantaggio non trascurabile: sottrarre utenti a YouTube, il principale concorrente in questo segmento.
Sul piano organizzativo, nonostante le voci insistenti, Netflix non ha ancora nominato un responsabile dedicato esclusivamente ai podcast.

I due team

La gestione è affidata a due team: quello delle licenze di contenuto, coordinato da Lauren Smith ed il gruppo dei programmi non sceneggiati e live, guidato da Brandon Riegg. Il gruppo di lavoro delle licenze sta cercando di inserire in organico una figura che si occupi, tra le altre cose, proprio di podcast.

Un affare per content creators e distributori

Per creators indipendenti e piattaforme di aggregazione Netflix potrebbe rappresentare una miniera d’oro.
Spotify, iHeart e SiriusXM puntano, ad esempio, su Netflix per portare i loro programmi a un pubblico nuovo e più vasto, con la speranza che tra uno o due anni il loro valore sul mercato possa aumentare in modo significativo.

Qualche numero

Un semplice grafico a barre permette di comprendere il motivo di questo entusiasmo proprio per un OTT che ha sempre ignorato il formato: posto 100 il tempo dedicato alla fruizione di contenuti originali, in base ai dati Nielsen possiamo osservare come Netflix si accaparri oggi circa 75 minuti contro gli 8 di Prime Video e i circa 4 di Disney+.

Ribaltare la situazione

Il che ci porta a pensare che la mossa sia anche orientata a ribaltare la non ottima situazione presentata da un altro grafico eposto due settimane fa sempre da Bloomberg.

Il sorpasso

Nel grafico si osservava come già dalla primavera 2022 gli utenti statunitensi avessero consumato la maggior parte dei video sul tradizionale TV (intendendo con l’espressione gli schermi di tutti i tipi superiori a 22 pollici) tramite la piattaforma YouTube. Questa ha raggiunto nel 2025 il 12% di share (in forte crescita), contro un 8% (piuttosto stabile) di Netflix.

La speranza di bissare il successo di YouTube coi podcast

Considerando che l’ascolto di podcast è ritenuto uno dei (tanti) driver dell’ascesa di YouTube, si spera evidentemente che lo stesso fenomeno possa ripetersi anche per la piattaforma guidata da Sarandos.

Il caso Nike

Il futuro non è comunque certo: Netflix è un’azienda molto pragmatica e totalmente data driven, come ben sanno gli appassionati delle serie che vengono cancellate da un giorno all’altro o coloro che si erano abbonati ai Fitness Video del Nike Training Club.

Nove mesi di vita

Annunciati con grande enfasi nel marzo 2023, i fitness video già a dicembre vedevano questo annuncio sulla relativa home page: “Se stai cercando di guardare Netflix per metterti in forma, dovrai affrettarti con i tuoi piani di allenamento poiché tutti gli episodi di Nike Training Club sono destinati a lasciare Netflix nei prossimi mesi“.

Cancellazioni

Se un titolo non fornisce i risultati attesi, l’abitudine della casa non è infatti di lasciare i video già realizzati online senza seguito: molto più drasticamente l’azienda di Sarandos li rimuove del tutto (con un’interessante eccezione in due stagioni che da anni rende felici i più nerd tra gli abbonati).

Algoritmo da mettere a punto

In ogni caso gli analisti ritengono che i podcast resteranno sulla piattaforma per oltre un anno. Tempo di mettere a punto un algoritmo pensato per massimizzare l’efficacia dei classici contenuti, che vengono rinnovati a blocchi in intervalli molto lunghi (si pensi alla serie Bridgerton, dove otto episodi possono essere messi in linea lo stesso giorno ma a due anni di distanza dalla stagione precedente).

Cadenza

I podcast, come sappiamo, hanno invece una cadenza quotidiana o settimanale, fatto che porterà inevitabilmente a sperimentazioni e messe a punto dell’algoritmo stesso.

Un futuro da scrivere

L’investimento in podcast continuerà dunque se e solo se ci saranno i risultati. Ma se ci saranno, ne siamo certi, gli investimenti successivi non saranno trascurabili: di che rendere felici i creatori dei titoli di maggior successo (M.H.B. per NL)

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