A due settimane dalla messa in vendita dello smart speaker Google Home i commessi di Media World di Rescaldina (Legnano, Milano) confermano: “Va a ruba, non riusciamo a star dietro alle richieste”.
Ma chi li acquista? “Non i giovanissimi; quelli continuano a preferire le casse portatili per gli smartphone. Sono soprattutto quaranta/cinquantenni”. E l’uso che ne fanno? “Non lo sappiamo, perchĂ© arrivano giĂ determinati; acquistano con le idee chiare, non ci dicono se lo prendono per comandare gli apparati smart della casa (forno, aspirapolvere, illuminazione, ecc., Ndr), per ricordare appuntamenti o eventi o solo per acquistare musica. E’ incredibile, di solito i clienti si fanno consigliare, mentre in questo caso il nostro ruolo è solo quello di consegnare il device”.
Insomma, Google ci ha visto lungo e l’aver bruciato Amazon che arriverĂ con Alexa solo per Natale (salvo cambi di strategie per limitare il consolidamento della concorrenza) determinerĂ il conseguimento di rendite di posizioni difficili da recuperare.
“Noi stiamo sperimentando l’impiego di Google Home come ricevitore Radio: le implicazioni sono enormi”, commenta Massimo Rinaldi, ingegnere di Consultmedia (struttura di competenze a piĂą livelli collegata a questo periodico). “Appare ormai evidente che il futuro passerĂ da qui e gli editori devono farsene immediatamente una ragione, prima di perdere presidi importanti”, interviene Giulia Cozzi, della practice Radio 4.0 di Consultmedia.
Interessante è l’impiego informativo: come dimostra il video che riportiamo, al comando: “Hey Google fammi ascoltare le news“, il device riproduce il podcast dell’ultimo notiziario Radio Capital News. E solo quello. Inutile chiedergli di sintonizzare altri notiziari, come quello di Radio 24 (pure presente in podcast) o di RAI: Google riprodurrĂ (per ora) sempre e solo i notiziari di Radio Capital News.
Ma per essere presenti sugli smart speaker Google Home allo stato occorre essere sulla piattaforma TuneIn, l’unico aggregatore al momento accreditato (negli USA con Alexa però non è così, essendo possibile scaricare anche app singole delle varie stazioni, oltre ai brand bouquet). Non esserci significa quindi perdere il treno, “a dimostrare, ancora una volta che i rapporti di forza tra editori e collettori di flussi streaming si stanno spostando“, spiega Massimo Lualdi, avvocato e rainmaker di MCL Avvocati Associati, law firm impegnata nei risvolti strategici e giuridici della Radio Tv 4.0.
Al di lĂ dell’aspetto distributivo, un altro elemento che viene alla luce è il fatto che la Radio 4.0 ha enormi potenzialitĂ sugli smart speaker attraverso la domiciliazione di contenuti in podcast e previa attivitĂ di elevata indicizzazione, “per cui sarĂ sempre piĂą importante l’attivitĂ di SEO”, annota la giurista Giulia Cozzi. Il futuro passa soprattutto dalla rintracciabilitĂ di ciò che si produce e si domicilia sul web: “Posso realizzare le trasmissioni migliori al mondo, ma se non le podcasto e non le indicizzo, non emergeranno mai e l’utilizzo sarĂ limitato al live streaming: uno spreco enorme di opportunitĂ ”, mette in guardia Lualdi.
“Ovvio che a far la differenza saranno i contenuti non replicabili da OTT come Spotify, che su Google Home ha una corsia preferenziale insieme a Google Play Musica, provider musicale privilegiato in quanto captive“, sottolinea Rinaldi. “News, sport, meteo, informazioni stradali, intrattenimento non solo musicale, trovano sugli smart speaker come Google Home un terreno fertile”, conclude Lualdi, name partner di MCL. Insomma, il mondo radiofonico sta cambiando velocemente, molto piĂą di quanto si pensasse solo due anni fa. E Google Home è solo l’onda minore dello tsunami in arrivo. (E.G. per NL)









