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Radio. Come cambiano i tempi: una volta una frequenza a Milano valeva 4 mln di euro. Nel 2018 invece è abbandonata

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milano, frequenza

Una volta sarebbe stato impensabile: frequenze FM nelle principali piazze socio-economiche italiane abbandonate.
Eppure è accaduto nei mesi scorsi a Roma, con la frequenza 107,650 MHz ritornata nella disponibilità del Ministero e da questi riassegnata all’esito di una procedura che ha costituito il primo precedente italiano in materia in FM, tarato sull’esperienza di quelli invece intervenuti nei decenni scorsi in UHF e VHF, primo fra tutti quelli della rete nazionale TV 7 Pathè. tv7 pathe - Radio. Come cambiano i tempi: una volta una frequenza a Milano valeva 4 mln di euro. Nel 2018 invece è abbandonataQuest’ultima, lo ricorderanno i lettori più esperti, fu il logo della sfortunata esperienza televisiva dell’imprenditore orvietese Giancarlo Parretti, che nel 1990 aveva rilevato la Metro Goldwyn Mayer e che aveva l’obiettivo di realizzare una tv di grandi film, finendo però solo due anni dopo stritolato dai debiti, anticamera di un disastroso fallimento che aveva ricondotto le frequenze rastrellate in tutta Italia a caro prezzo a margine della legge Mammì allo Stato.
Ma il caso della frequenza 107,650 MHz nella Capitale, ha anche un parallelismo a Milano.
Nel capoluogo lombardo, infatti, ormai da molti anni, è inattiva la storica frequenza 91,950 MHz di Radio Meneghina, che l’aveva rilevata da Radio Veronica, una delle prime stazioni private milanesi.radio meneghina - Radio. Come cambiano i tempi: una volta una frequenza a Milano valeva 4 mln di euro. Nel 2018 invece è abbandonata
Il suo fondatore, l’ultraottantenne giornalista Tullio Barbato, un’istituzione per i milanesi più anziani, aveva avuto gravi problemi di salute in un momento in cui l’emittente viveva una fase finanziaria e tecnica difficile, con l’effetto che l’inattività transitoria si è protratta via via sino a divenire un sostanziale abbandono della frequenza 91,950 MHz a beneficio delle emissioni limitrofe provenienti da fuori Milano che ora si spartiscono la “res derelicta”.
Eppure negli anni ’70 e ’80 Radio Meneghina era una delle stazioni milanese più in salute sul piano economico, anche grazie alla sua elevata specializzazione nelle trasmissioni dialettali che la rendevano veramente unica nel panorama radiofonico.

Paradossalmente, infatti, mentre nella città erano numerose le stazioni di musica popolare del Sud Italia (Radio Antenna Emigrante, Radio Sud – RDL, Radio Musica, Radio Studio Napoli 2000, ecc.), Radio Meneghina era l’unica a presidiare il target del folklore milanese.
Dopo aver ceduto la sua storica frequenza 92,200 MHz (oggi dal grattacielo Breda) a Radio Sound International (che poi l’avrebbe ceduta a Lattemiele e da questa al gruppo RTL), la radio di Tullio Barbato si era concentrata sull’altra frequenza posseduta, la 91,950 MHz, inizialmente destinata all’infelice tentativo di dare vita ad una radio giovane, Radio Jeans. L’impianto, che, come detto, fu di Radio Veronica Milano (ex Radio Villa Briantea), era però via via peggiorato sul piano qualitativo, nonostante fosse stato delocalizzato in una postazione, quella di Via Valenza, teoricamente più performante di quella originaria.

L’impossibilità di conseguire la risintonizzazione su una frequenza UIT-R stante la sua condizione di intercanale tra i potenti impianti 91,700 MHz e 92,200 MHz, aveva poi introdotto progressive difficoltà di ascolto attraverso ricevitori non discriminanti passi di 50 KHz.
Anche il sito internet e la pagina Facebook dell’emittente non risultano aggiornati da tempo, con l’effetto che si sta disperdendo la memoria di una delle prime radio libere milanesi.
Un segnale fortissimo del cambiamento in atto in ambito radiofonico, che accentua un quadro che si era già delineato con evidenza col fallimento nel 2017 della friulana Radio Fantasy, storico brand locale finito in una procedura fallimentare e consegnata all’unico offerente alla conseguente asta.

Ad aggiudicarsi le sue buone frequenze per una copertura più che regionale era stato nel novembre 2017 il gruppo RTL 102,5, unico offerente alla gara giudiziaria, aggiudicandosi il lotto alla cifra base di 825.000 euro.
Sintomatica del progressivo scarso interesse che rivestono frequenze fino a 10 anni fa valutate 6 volte tanto, era, oltre al caso in Radio Fantasy, anche un’altra aggiudicazione, sempre nell’ambito di una procedura concorsuale, che aveva visto nelle stesse settimane unica richiedente una società editrice per un’ottima frequenza in pieno centro a Milano (92,400 MHz da Torre Velasca), proposta ad un prezzo molto interessante ed acquisita dal gruppo cinese che controlla Radio We e che l’ha destinata alla veicolazione di un contenuto in lingua madre col logo China FM.

La ragione del disinteresse nei confronti di beni una volta oggetto di valutazioni plurimilionarie (nel 2006 una frequenza su Milano era arrivata ad essere pagata 4 milioni di euro), sta, da una parte, nel fatto che i principali player hanno ormai colonizzato le piazze demograficamente e commercialmente più importanti e, dall’altra, nella circostanza che l’ascolto radiofonico, come dimostrato anche dagli esiti delle ultime indagine TER, si frammenta ormai significativamente su più device (non solo FM, ma anche DTT, IP, DAB+, sat). Ora, considerato che raggiungere un’utenza stanziale (indoor) regionale lombarda (10 mln di abitanti) attraverso un contenuto visual radio H264 (cioè il formato che governerà l’etere tv dal 01/01/2020) di 1 MB costa all’incirca 2.500 euro/mese, cioè quanto far funzionare un impianto FM su Milano (1.500.000 abitanti se la frequenza è buona), ben si comprendono le ragioni di opportunità su investimenti verso beni la cui svalutazione è stimata tra il 5 e il 10% annuo. giulio sun radio china fm - Radio. Come cambiano i tempi: una volta una frequenza a Milano valeva 4 mln di euro. Nel 2018 invece è abbandonata
A riguardo, se è pur vero che l’ascolto in auto è per ora ancora dominio pressoché incontrastato degli impianti FM (e rimarrà importante, pur con una progressione decrescente a favore di soluzioni ibride IP/DAB+, negli anni a venire per il prossimo decennio), va detto che se l’emittente non dispone di altri impianti che integrino la copertura garantendo continuità su spostamenti che vadano oltre la cerchia delle tangenziali, un investimento di parecchie centinaia di migliaia di euro non appare motivato dall’audience potenziale, tenuto conto che nelle abitazioni i ricevitori FM raggiungono a malapena il 40% in rapida diminuzione (e nei locali pubblici siamo al 10%).
Insomma, i segnali sono tutti concordanti e rivolti nella direzione dell’integrazione della radio su più device. A dimostrare che tempi e modelli di business sono proprio cambiati. (M.L. per NL)