Radio. Editori nazionali in audizione in Parlamento su riforma TUSMAR uniti contro Piano FM, ma divisi su dimensione emittente locale

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Editori nazionali radiofonici allineati sul preservare gli asset FM, ma spaccati sulla dimensione della radio locali. Punti di vista opposti in diretta streaming alla Camera generano “stupore” politico.
Guest star per gli editori nazionali: Francesco Dini e Paolo Ruzzier (GEDI Gruppo Editoriale, cioè Radio DeeJay, Radio Capital e Radio m2o), Eduardo Montefusco (RDS), Anna Maria Genzano (RTL 102,5 e Radiofreccia).

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Contesto

Contesto: le audizioni delle commissioni parlamentari riunite (7^ Cultura, scienze ed istruzione e IX Trasporti, poste e telecomunicazioni), incaricate di valutare lo schema di D. Lgs. in attuazione della direttiva Ue concernente la fornitura di servizi di media audiovisivi, in considerazione dell’evoluzione delle realtà del mercato.

Tema

Tema specifico del disallineamento: la dimensione delle radio locali, elevata, nel testo del D. Lgs. al vaglio, dagli attuali 15 milioni al 50% della popolazione italiana (quindi circa 30 milioni).

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La FM non si tocca

Sulla necessità di non incidere sugli attuali asset FM gli editori nazionali auditi hanno mostrato la precedente coesione espressa nella riunione ministeriale del 09/09/2021, rimandando al mittente qualsiasi ipotesi di Piano FM. E, soprattutto, di switch-off analogico/digitale o di intervento repressivo sulle problematiche interferenziali internazionali, praticamente sovrapponendosi (parola per parola) alle tesi esposte da NL (che a fine luglio, per primo, aveva sollevato il velo sul testo elaborato dal Ministero dello sviluppo economico).

Compatibilizzazione impossibile

Viceversa, sulla revisione del limite di copertura gli editori nazionali sono risultati su due posizioni assolutamente incompatibili.

Spaccatura sulla dimensione delle radio locali

GEDI e RDS si sono infatti opposte fermamente, chiedendo il mantenimento dell’attuale limite di 15 milioni. Al contrario, RTL 102.5 ha evidenziato la necessità di ampliarlo.

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Il paradosso degli editori nazionali

Il paradosso è che la motivazione delle due tesi contrapposte è la stessa: preservare gli equilibri del mercato per evitare scorribande di pericolosi competitor.

L’attuale meraviglioso pluralismo

Per Montefusco, secondo il quale l’attuale assetto garantisce “un meraviglioso pluralismo“, l’ampliamento del limite “stravolgerebbe il mercato“, consentendo ad un unico soggetto, attraverso due radio locali coordinate, di realizzare una radio nazionale di fatto.

L’appetito vien aggregando

Contesto normativo che potrebbe stimolare gli appetiti di player italiani multimediali che hanno da qualche anno ampliato il proprio business a quello radiofonico, che promuovono “col traino televisivo“, ma che sul mercato pubblicitario “regalano la radio” e gruppi esteri attratti dal nostro mercato, alterando un equilibrio (radiofonico) consolidato ed efficace.

Transazioni sproporzionate…

Richiamo, quello sulle operazioni di grandi gruppi multimediali con interessi non solo radiofonici, effettuato anche da GEDI a riguardo di “transazioni di emittenti locali da parte di gruppi nazionali a valori assolutamente sproporzionati rispetto ad asset con un limite di copertura di 15 milioni di abitanti”.

… e definizione di radio locale

A questo punto, ha detto Dini (trovando poi aperta condivisione da Montefusco), “tanto varrebbe eliminare la definizione di radio locale”. Provocazione immediatamente raccolta e infiocchettata da RTL 102.5: “Sarebbe la soluzione migliore togliere ogni vincolo alla possibilità di crescita”. Secondo la Genzano, “non è comunque vero che la riforma del limite non interesserebbe le vere radio locali, ma solo i grandi gruppi”. La rappresentante dei rapporti istituzionali di RTL 102.5 ha infatti ricordato che: “Ci sono editori locali, che hanno nella radio il core business, interessati a crescere”.

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Armi spuntate

Per RTL 102,5, lasciare immutata la dimensione delle radio locali inciderebbe sulla libertà d’impresa e spezzerebbe le lance nella già difficilissima guerra con gli OTT del web (“Spotify sta dichiarando da anni che radio è morta“, ha ricordato la portavoce del player), perché non permetterebbe di “fare massa” (di ascolti), in un momento cruciale che reca un’opportunità straordinaria di crescita economica. Una tesi, in effetti, completamente sovrapposta a quella di altri stakeholder a cui NL ha dato visibilità.

Ipocrisia

Non solo, per RTL 102.5 opporsi allo sviluppo giuridico dell’ambito diffusivo sarebbe una ipocrisia, considerato che, di fatto, già oggi una radio locale veicolata anche su DTT (la tv locale ha già da anni una dimensione pari al 50% della popolazione) e su IP può superare la dimensione dei 15 milioni di abitanti potenzialmente servibili (anzi, sul web lo fa certamente). Del tutto legittimamente.

L’incomprensibile differimento

Infine, RTL 102.5, introducendo un altro tema portato in evidenza dalla nostra testata, ha stigmatizzato l’art. 71 comma 3 dello schema del D. Lgs. che posticipa di oltre un anno l’entrata in vigore dell’ampliamento del limite di copertura delle radio locali. “Rimanere fermi per un anno ci impedirà di crescere mentre gli OTT si consolideranno ulteriormente”.

L’intervento

L’intervento degli esponenti della radiofonia nazionale, la cui divergenza a riguardo del dimensionamento delle radio locali ha determinato un evidente (e dichiarato) “stupore” (e presumibilmente perplessità) con conseguente richieste di approfondimenti di alcuni esponenti politici presenti, è visionabile nel video della Camera dall’ora 3.24 (E.G. per NL)

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