Radio. Nuova stagione radiofonica inizia con dewattaggio FM. Costi troppo alti. Ma c’è anche chi spegne o chi rivaluta la razionalizzazione

costi

Quali saranno gli effetti degli enormi aumenti dei costi dell’energia elettrica nel prossimo autunno? Oltre a quelli attesi (dewattaggio impianti energivori), ce ne sono alcuni imprevedibili fino a poco tempo fa. Ecco una disamina approfondita della situazione.
Un anno fa (settembre 2021) l’avevamo anticipato: l’aumento progressivo dell’energia elettrica avrebbe avuto in sei mesi un impatto sulla potenza di trasmissione degli impianti FM. Quantomeno dei più potenti, quelli da 5, 10, 20 kW e più.

Scetticismo ed ilarità

Il nostro articolo era stato accolto da qualcuno con scetticismo e commentato con ilarità. Una considerazione diversa l’hanno avuta i successivi, quando, tornati periodicamente sull’argomento (a gennaio 2022 titolavamo: “Il 2022 sarà l’anno della diminuzione della potenza degli impianti FM?“), i più avevano già avuto modo di verificare quanto non fosse peregrina la possibilità che, se non fossero intervenute misure governative di sostegno, le emittenti avrebbero iniziato a diminuire la potenza dei diffusori maggiormente energivori e a dismettere quelli nelle aree periferiche (di norma nelle valli laterali). Soprattutto alla presenza di ridondanze impiantistiche.

I costi, 12 mesi dopo

A distanza di un anno la situazione, come è noto, si è aggravata per via della guerra in Ucraina e andrà a peggiorare nei prossimi mesi. L’energia sui mercati internazionali è, infatti, acquistata prevalentemente in dollari, moneta che in questo momento è cambiata ai valori indicati nell’immagine sottostante.

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Previsioni cupe

E le previsioni sono che il dollaro scenda addirittura sotto 0,9. Quindi alla scarsità ed all’aumento dei prezzi si aggiungerà la diminuzione del potere di acquisto dell’euro.

Non se, ma quando e quanto

Posto che, con ogni probabilità, il comparto radiotelevisivo non rientrerà tra quelli energivori che beneficeranno di misure di sostegno (che comunque nella migliore delle ipotesi potranno compensare solo il 50% dell’aumento dei costi), non si tratta quindi di se, ma di quando e quanto tutte (ed evidenziamo tutte) le emittenti dovranno intervenire sulle potenze degli impianti FM, anche se non necessariamente su ogni impianto della rete.

Quantità di riduzione

Se inizialmente si pensava ad una riduzione media di 6 dB delle potenze, secondo alcuni il dewattaggio, in moltissimi casi, potrebbe essere anche superiore. E qualcuno ha deciso addirittura di sospendere l’attività via etere.

Soluzione (molto) pericolosa

Drastica soluzione che potrebbe avere ripercussioni anche sul titolo d’esercizio, considerato che i concessionari sono obbligati ex art. 50 D. Lgs. 208/2021 a garantire “l’integrita’ e l’efficienza della propria rete”, e “la qualita’ dei segnali irradiati” e ad assicurare “la prevista copertura del bacino di utenza assegnato e risultante dal titolo abilitativo”.  Meglio quindi dewattare che spegnere completamente, vanificando il residuo valore delle frequenze FM, che questa situazione contribuirà a svalutare ulteriormente.

I FSMA tirano un sospiro di sollievo. Quantomeno per i costi dell’energia elettrica

Il refarming della banda 700 MHz è stato invece una manna dal cielo per i fornitori di servizi di media audiovisivi che precedentemente svolgevano anche l’attività di operatore di rete e che sono risultati utilmente collocati nelle graduatorie del Mise, acquisendo quindi capacità trasmissiva sui nuovi network provider.

Contratti salva-aumenti

La definizione di contratti, almeno triennali, con gli assegnatari dei diritti d’uso (per le reti di 1° livello nella quasi totalità dei casi coincidenti con EI Towers e Rai Way) li ha infatti messi al riparo dall’aumento dei costi energetici, almeno per quanto attiene alla rete di distribuzione del segnale.

Maggiori costi spingono verso la condivisione

E siccome il principio che governa il DAB+ è il medesimo del DTT, cioè la condivisione dell’infrastruttura di diffusione, è altamente probabile che dai maggiori costi discenda un impulso allo sviluppo ancora più rapido del processo di transizione da analogico a digitale

La razionalizzazione della banda FM da incubo ad opportunità?

Non solo. Paradossalmente, anche la tanto temuta razionalizzazione della banda FM, la cui mancata regolamentazione ha condotto alla crescita spasmodica delle potenze e ad una ridondanza impiantistica che non ha pari al mondo, potrebbe non essere più guardata come un problema, ma come un’opportunità. In una FM pianificata, secondo alcune stime, la riduzione dei costi d’esercizio potrebbe infatti arrivare addirittura fino al 70% rispetto agli attuali. (M.L. per NL)

foto antenne di Floriano Fornasiero

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