Radio. Cosa aspetta gli editori al termine delle vacanze? L’avvio di un processo simile a quello del refarming della banda 700 MHz per gli operatori tv

vacanze

A memoria di un operatore radiotelevisivo italiano, dalla prima metà degli anni ’90 non c’è stato ritorno dalle vacanze che non sia stato accompagnato da qualche aggiornamento normativo o regolamentare. Non farà eccezione il 2022, che riguarderà principalmente la radiofonia. Ecco cosa aspetta gli editori.
Due le questioni (principali) sul tavolo: la stabilizzazione della radio digitale via etere e il refarming della banda FM. Procedimenti inevitabilmente collegati e dallo sviluppo particolarmente incerto, vista, nelle more, la presenza di un altro refarming: quello politico. Che si attuerà con le elezioni del 25/09/2022.

Prima delle vacanze

Partiamo dalla radio digitale via etere (DAB).
A riguardo, ricordiamo che Agcom, poco prima delle ferie di agosto, il 27/07/2022, ha pubblicato il Piano per l’assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora in tecnica digitale (cd. Piano DAB).

Il Piano DAB

Il risultato, poste le premesse (mancata definizione del coordinamento internazionale delle frequenze sull’area adriatica), grazie ad un attento lavoro dell’Autorità, per fortuna, ha superato le cupe previsioni iniziali. Così, pur permanendo una scarsità di risorse per le radio locali, con alcuni accorgimenti, l’elaborato pianificatorio dovrebbe consentire di traghettare l’esistente e integrare l’offerta in vaste aree del territorio italiano.

Dopo le vacanze (1)

Ora, ferma restando la necessità di adeguare la superata delibera 664/09/CONS da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Ministero dello sviluppo economico (coi tempi che i prossimi avvicendamenti dei relativi organi di indirizzo politico comporteranno) dovrà redigere e pubblicare i testi dei bandi che consentiranno ai consorzi di partecipare alle procedure di assegnazione dei diritti d’uso.

Consultazioni pubbliche

Presumibile che prima saranno pubblicate delle consultazioni pubbliche, come accaduto con l’attribuzione delle frequenze del digitale televisivo terrestre, a cui quelle per l’esecuzione del Piano DAB si uniformeranno.

Beauty contest

Il modello sarà quello del beauty contest, tenuto conto che in tante aree tecniche i consorzi saranno più delle frequenze disponibili e quindi non tutte le richieste riceveranno soddisfazione. La competizione verterà in gran parte sul rispetto dei vincoli di servizio (pdv), dove in molti operatori (anche nazionali) sono caduti in occasione dell’attribuzione dei diritti d’uso tv.

Occhio al condominio

Ma anche sui requisiti dei soci dei consorzi, che determineranno il punteggio dell’ente aggregativo. Requisiti che creeranno non pochi problemi agli enti in concorso.

Il problema

E’ chiaro che una complessa procedura di questo tipo non si esaurirà in pochi mesi. Assumendo a riferimento la fase specifica del refarming tv (cioè quella di attribuzione dei diritti d’uso), difficilmente si concluderà prima di un anno. Soprattutto in conseguenza dell’avvicendamento del nuovo governo.

Dopo le vacanze (2)

E dopo vacanze e (soprattutto) elezioni, sul tavolo del nuovo ministro allo Sviluppo economico, verso fine anno, finirà l’incandescente dossier FM. Che prevederà inevitabilmente un refarming della banda FM. Se di tipo radicale (Piano FM) o chirurgico (eliminazione degli impianti interferenti con le emissioni internezionali principalmente sulla costa adriatica) sarà da decidere. Noi riteniamo più probabile il primo, per le seguenti ragioni.

Refarming FM

Premettiamo: non si tratta tanto e solo di un ipotetico switch-off FM/DAB+, che, oggettivamente, al momento appare improbabile e soprattutto immotivato (non è previsto un utilizzo alternativo della FM, per ora).

Coordinamento

La vexata quaestio è, semmai, il coordinamento internazionale delle frequenze FM. Che condurrà ad uno scenario forse ancora più critico di uno switch-off, quantomeno per le locali. Parliamo, naturalmente, del Piano FM. Modellato su quello DTT.

Vincoli

Come ben sanno i lettori di NL, il nostro Paese si è vincolato sui tavoli di pianificazione internazionale ad attuare il coordinamento FM eliminando le situazioni di incompatibilità radioelettrica, a fronte della definizione delle frequenze per lo sviluppo della radiofonia digitale (ma non solo).

Le due opzioni

Per raggiungere tale scopo (tentato innumerevoli volte in 30 anni) ci sono solo due strade:

  • Ricognizione delle situazioni interferenziali specifiche ed eliminazione chirurgica delle stesse;
  • Piano FM con espunzione (o meglio: mancato inserimento) delle attuali frequenze non compatibili (tra il 25 ed il 40% di quelle esistenti, applicando il modello DTT).

Fallimento assicurato col successo dei ricorsi

La prima ha margini di efficacia bassissimi, in quanto le misure restrittive individuali sarebbero censurabili avanti al giudice amministrativo, atteso che andrebbero a compromettere la sfera giuridica solo di alcuni soggetti che pagherebbero per tutti il peccato originario ministeriale: la mancata attuazione del Piano FM previsto dalla L. 223/1990.

Successo garantito col fallimento del 20% delle emittenti locali

La seconda, viceversa, ha il successo garantito al 100% (anche se per strada si perderà tra il 15 ed il 30% delle emittenti locali), considerato che il problema dei ricorsi ai giudici amministrativi, per esclusione dalle graduatorie degli assegnatari, sarà neutralizzato dallo sfruttamento del proficuamente testato modello di cui all’art. 1 c. 1037 della L. 205/2017, che conduce solo a risarcimenti per equivalente e non in forma specifica, cioè con reinserimento in elenco.

L’art. 50 c. 10 D. Lgs. 208/2021 che impone il Piano FM

Ricordiamo, infatti, che l’art. 50 c. 10 del D. Lgs. 208/2021 dispone che Agcom “adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica, tenendo conto del grado di sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale”.

A pensar male

E non pare certamente un caso che il Mise in questo ultimo mese abbia intensificato il rilascio di quelle autorizzazioni sperimentali per impianti DAB concesse col contagocce fino ad ora. Insomma, sembra che si voglia correre per aumentare il “grado di sviluppo della radiodiffusione in tecnica digitale” così da giustificare l’adozione del PNAF FM.

Gli interventi di rimozione delle interferenze FM agli stati esteri

D’altro canto, la stessa norma che reca il Piano FM stabilisce che: “Nelle more di una effettiva diffusione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e dello sviluppo del relativo mercato, il Ministero, in coordinamento con l’Autorità, può procedere ad attività di ricognizione e progressiva razionalizzazione dell’uso delle risorse frequenziali in tecnica analogica in particolare al fine di eliminare o minimizzare situazioni interferenziali con i paesi radio-elettricamente confinanti, ed incoraggiare l’efficiente uso e gestione delle radiofrequenze, tutelando gli investimenti e promuovendo l’innovazione”.

Chi va col Piano FM non va lontano

In due parole: Piano FM subito dopo quello DAB+. E quindi, anche in questo caso, come per il DTT, pianificazione delle frequenze, bandi, graduatorie e quindi ammessi ed esclusi.

Fastidi

Senza quei “fastidiosi” provvedimenti di TAR e Consiglio di Stato che in trent’anni hanno spesso impedito di disattivare gli impianti interferenti con i paesi esteri. Magari introducendo uno scudo ad hoc come quello dell’art. 1 comma 1037 della L. 205/2017. Buon rientro dalle vacanze. (M.L. per NL)

foto antenne di Floriano Fornasiero

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