Radio. L’aumento dell’offerta radiofonica col consolidamento del DAB disorienta l’utente. Film già visto su DTT e IP. Quali contromisure?

offerta digitale, l'utente

A settembre/ottobre, con l’attivazione di un nuovo mux DAB pluriprovinciale, l’offerta radiofonica via etere a Milano (e non solo) supererà le 150 stazioni. Più che raddoppiate rispetto a tre anni fa. Beninteso, niente a confronto delle oltre 100.000 stazioni presenti nel solo aggregatore di flussi TuneIn (che pure da qualche anno non inserisce nuove emittenti). E di aggregatori ce ne sono circa un centinaio, quindi, al netto delle sovrapposizioni, parliamo di circa 180.000/200.000 stazioni da tutto il mondo.

L’utente abbandonato nella ricerca

Tuttavia, se nel mondo IP l’utente è aiutato nella scelta da suggerimenti, associazioni, elenchi precostituiti, sull’autoradio, al momento, non è previsto alcun supporto nella ricerca. L’ascoltatore, quindi, altra opzione non ha che scorrere l’elenco delle stazioni fino a trovare quel che cerca.

Genere, questo sconosciuto

La ricerca per genere è, infatti, perlopiù sconosciuta e comunque piuttosto complessa sulla maggioranza dei modelli di car entertainment (parlare di modello di autoradio non ha più senso, essendo tutte preinstallate sulle automobili e quindi di difficile identificazione).

Il marchio aiuta, ma l’aggiornamento destabilizza l’utente

Anche il richiamo del marchio blasonato non sempre soccorre, se questo si trova in fondo all’elenco regolato attraverso l’ordine alfabetico. 150 stazioni da scorrere sono tante, con un elenco, peraltro, che muta continuamente se l’auto è in movimento e col sistema che procede ad un aggiornamento perenne delle stazioni ricevibili in un dato momento.

Preferenze

Può quindi soccorrere solo la memorizzazione tra i preferiti, che però, anche in questo caso, dovrebbe presupporre l’esame completo della disponibilità dei contenuti fornita dal dispositivo.

L’artifizio

Così, all’italiana, molte stazioni hanno adottato l’impiego dei caratteri speciali, generando coacervi di asterischi, cancelletti, apostrofi, ecc. Un artifizio che non durerà a lungo: già si pensa ad un intervento regolamentare che ne vieterà l’impiego (se non parte del marchio autorizzato).

Comportamento eterogeneo

Senza considerare che non tutte le autoradio si comportano allo stesso modo: alcuni sistemi, per esempio, non privilegiano affatto nomi preceduti da caratteri speciali, ma li pongono alla fine dell’elenco.

Dare i numeri

Va meglio coi numeri, che precedono le lettere dell’alfabeto, cosicché, ad esempio, l’identificativo 108 si pone certamente tra i primi, al contrario di Radio 108.

Nomen omen

C’è poi il problema della denominazione: fuori dai nomi noti, quante sono le stazioni che possono confidare nell’attrattività del proprio brand e, soprattutto, della consapevolezza da parte del pubblico dei contenuti che esse offrono?

Raccolta indifferenziata

L’utente, in altri termini, quante volte può desumere dal nome della stazione il contenuto? Fuori da nomi evocativi come Radio Sportiva, Giornale Radio, Radio News, Radio Classica, Disco Radio, ecc., quante emittenti finiscono nella raccolta indifferenziata dell’annoiato scansionatore?

L’esperienza DTT…

Si tratta, all’evidenza, di una frammentazione dell’offerta disorienante per l’utente. Un fenomeno già ampiamente noto, oltre ai content provider del web, anche agli operatori televisivi che, con la moltiplicazione dell’offerta digitale, hanno dovuto cambiare approccio strategico, a partire dalle denominazioni.

… e SVOD

E ancora peggio è per il mondo dello streaming video on demand, dove la presenza di migliaia di titoli su piattaforme diversificate ha suggerito a Google l’idea di un motore di ricerca di contenuti cross-platform. (segue) (M.L. per NL)

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