Nel Regno Unito la radio commerciale si prepara ad entrare in una nuova fase regolatoria ed industriale a seguito dell’applicazione delle statuizioni del Media Act 2024.
Da un lato, il regolatore delle comunicazioni Ofcom rafforza gli obblighi in materia di informazione di prossimità – ma solo a chi diffonde ancora in analogico (mandando indenni le emittenti esclusivamente digitali) – imponendo che le notizie locali siano realmente prodotte dalla stazione (o comunque sul territorio); dall’altro, il Governo avvia una riflessione strutturale sullo stato della distribuzione e della fruizione dei contenuti, nell’ottica di uno switch-off della FM dopo il 2030.
Il tutto mentre il rilevatore ufficiale degli ascolto (RAJAR) certifica una radio sempre più digitale.
Un triangolo – regolazione, mercato, tecnologia – che ridefinisce il perimetro del servizio radiofonico britannico.
Sintesi
Nel Regno Unito la radio commerciale entra in una nuova fase con l’attuazione del Media Act 2024.
Il regolatore Ofcom (equivalente della nostra Agcom) rafforza gli obblighi di informazione locale per le emittenti analogiche, imponendo notizie realmente raccolte sul territorio, mentre le sole digitali restano escluse dai vincoli.
Dal 2027 le stazioni analogiche dovranno garantire notiziari orari nei feriali e presenze minime nei weekend.
La definizione di “informazione locale” include contenuti rilevanti per chi vive, lavora o studia nell’area servita.
Per le emittenti con fatturato sotto le 50.000 sterline sono previsti obblighi attenuati e nessun vincolo sul “locally gathered”.
L’obiettivo dichiarato è evitare la desertificazione informativa e rafforzare la prossimità editoriale.
Ne emerge un modello ibrido: digitale dominante, ma con responsabilità locale obbligatoria.
Ofcom stima che l’adeguamento comporterà costi aggiuntivi complessivi per circa 340.000 sterline annue, concentrati su poche stazioni.
Parallelamente, il rilevatore degli ascolti RAJAR certifica una audience radiofonica stabile e ormai oltre il 75% in digitale, cosicché il Governo ha avviato una consultazione sul possibile switch-off della FM dopo il 2030.
Media Act 2024
La novità più dirompente dell’applicazione del Media Act 2024 (la riforma organica della normativa sui media che aggiorna il quadro regolatorio britannico alla realtà digitale, intervenendo su tv, radio, OTT) riguarda le emittenti commerciali analogiche locali (sostanzialmente FM, considerato che quelle AM sono ormai pochissime).
Notizie locali “create locally”: il ritorno alla prossimità sostanziale
In breve non sarà più possibile dal 2027 inserire notiziari di interesse territoriale prodotti da pochi hub centralizzati riconducibili alle grande compagnie radiofoniche (Global Media & Entertainment, Bauer Media Audio, News Broadcasting), dovendo dimostrare che le informazioni sono state raccolte e prodotte sul territorio. In sostanza, ogni stazione dovrà dotarsi di una propria autonoma e reale redazione locale.
Cosa si intende per informazione locale
La definizione di rilievo territoriale è codificata espressamente dal Media Act 2024: sono tali i contenuti di interesse precipuo per chi vive, lavora o studia nell’area di copertura di una stazione analogica, ivi incluse le comunità specifiche presenti in quella zona.
Perimetro sostanziale della responsabilità editoriale
Ne discende un’interpretazione che non si limita ai confini amministrativi del territorio, ma considera anche realtà socio-economiche e formative radicate nell’area servita, ampliando il perimetro sostanziale della responsabilità editoriale.
I calendari di programmazione
Requisiti meno stringenti per le piccole emittenti
Tuttavia, le emittenti con un fatturato inferiore a 50.000 sterline saranno soggette a requisiti pattenuati: dovranno infatti trasmettere perlomeno tre notiziari tra le 6:00 e le 10:00 e altri tre tra le 16:00 e le 19:00 nei giorni feriali. Ma circostanza più importante, non saranno tenute a fornire notizie raccolte localmente.
Maggiori costi
Ofcom stima che il costo aggiuntivo ammonterà a circa 340.000 sterline all’anno per i servizi interessati, con la maggior parte dell’onere concentrato su un numero limitato di stazioni.
La procedura
Il provvedimento dettaglia il percorso procedurale di variazione delle licenze: Ofcom procederà con notifiche individuali ai sensi del Broadcasting Act 1990, prevedendo una tempistica differenziata per l’adeguamento al nuovo requisito – dal termine più ristretto del 01/10/2027 (che riguarda la maggior parte delle stazioni) fino a quello del 01/10/2028 per chi non era precedentemente tenuto a fornire notiziari locali –, a conferma di un approccio graduato che intende contemperare l’esigenza di tutela dell’informazione di prossimità con la sostenibilità operativa delle singole stazioni.
Evitare desertificazione informativa…
La ratio sembrerebbe quella di evitare la desertificazione informativa nelle aree servite dai grandi hub produttivi che negli ultimi anni hanno centralizzato produzione e conduzione, salvaguardando il ruolo della radio quale presidio civico e canale di informazione primaria in caso di emergenze. In altre parole, meno “locale simulato” e più giornalismo sostanziale e radicato.
… o incentivare il passaggio completo al digitale
Tuttavia, vi è qualcuno che legge questa imposizione come un incentivo indiretto a migrare completamente al digitale, ripiegando su di esso perché i vincoli si applicano solo ai titolari di autorizzazioni per l’esercizio di diffusori analogici.
Reinvestire sul territorio
Per i grandi gruppi radiofonici si tratta di un riequilibrio: se la razionalizzazione dei costi aveva favorito hub editoriali centralizzati, ora il Media Act 2024 spinge a reinvestire sul territorio, secondo una richiesta di accountability editoriale coerente con la funzione sociale riconosciuta alla radio.
Obbligo sostanziale
Non si tratta di un obbligo formale: le emittenti dovranno infatti notificare ad Ofcom in modo puntuale come intendono rispettare le nuove condizioni di licenza, inclusi i criteri adottati per assicurare la presenza di notizie localmente raccolte. In breve, uno strumento di rendicontazione pubblica e di verifica regolatoria.
Il contesto: un sistema che non perde ascolto
Le nuove regole si innestano su un mercato che, numeri alla mano, non appare in declino: i dati di RAJAR relativi al Q4 2025 indicano oltre 50 milioni di adulti sintonizzati ogni settimana su contenuti radiofonici, con più di un miliardo di ore complessive di ascolto. La radio resta quindi un medium realmente di massa, con una reach superiore al 90% della popolazione adulta.
Il dato strutturale
Il dato strutturale è però un altro: oltre il 75% dell’ascolto britannico avviene ormai in digitale, sommando la distribuzione broadcast DAB a quella disintermediata, cioè IP nelle forme eterogenee (app proprietarie, smart speaker, smart tv, pc, tablet, piattaforme OTT proprie e terze).
Confermata traiettoria evidente
In definitiva, la soglia psicologica della maggioranza qualificata è stata superata stabilmente, consolidando una traiettoria già evidente negli ultimi anni.

Crescita omogenea dei vettori digitali
Non si tratta però di un travaso improvviso, ma di un processo graduale che ha visto crescere prima la distribuzione digitale via etere (DAB), poi l’ascolto su device connessi. Oggi la radio UK è, di fatto, un sistema digitale ibrido dove il broadcast convive con l’IP, e in cui la distinzione tra piattaforme è sempre meno percepita dall’utente finale.
Consultazione governativa: verso l’orizzonte 2030
In questo scenario, il Governo ha avviato una consultazione pubblica sulla distribuzione futura della radio e sull’eventuale switch-off della FM a partire dal 2030, in linea con l’evoluzione tecnologica e con la maturità del mercato digitale. L’interrogativo non è se il digitale sia dominante – i numeri lo confermano – ma se sussistano le condizioni sociali ed economiche per una dismissione ordinata della banda FM. La questione coinvolge copertura territoriale, parco ricevitori, inclusione delle fasce più anziane e garanzie di continuità del servizio.
Laboratorio occidentale
Il modello britannico, già avanzato su DAB e IP rispetto a molti paesi europei, potrebbe diventare il primo grande laboratorio occidentale di transizione quasi integrale al digitale terrestre radiofonico.
Locale e digitale: una tensione solo apparente
Il rafforzamento degli obblighi sul locale e la spinta verso il digitale non sono in contraddizione; al contrario, rappresentano le due facce di una stessa strategia: innovazione tecnologica senza perdita di funzione pubblica.
Messaggio politico-regolatorio
Se la distribuzione evolve, il contenuto deve restare ancorato al territorio. È un messaggio politico-regolatorio forte: la radio può digitalizzarsi, ma non può smaterializzare la propria responsabilità informativa.
Punto cruciale
Il punto è cruciale anche in chiave industriale. I grandi hub nazionali hanno beneficiato delle economie di scala e della centralizzazione; ora devono dimostrare che la crescita non compromette il pluralismo locale.
Equilibrio tra efficienza e prossimità
L’equilibrio tra efficienza e prossimità diventa l’asse portante della nuova fase.
Implicazioni per l’Europa…
Il caso UK assume rilievo sistemico: nell’Europa geografica, pochi mercati presentano una penetrazione digitale superiore al 75% e, contemporaneamente, una regolazione così puntuale sul locale.
Il Regno Unito sta sperimentando una radiofonia ibrida matura, dove la distribuzione digitale è prevalente ma il contenuto resta normativamente vincolato alla comunità.
… e per l’Italia
Per l’Italia, dove la transizione DAB+ è in corso e il dibattito su una eventuale dismissione della FM embrionale, l’esperienza britannica offre almeno tre spunti:
1) la digitalizzazione non implica automaticamente riduzione della reach;
2) la misurazione certificata (sul modello RAJAR ed Audiradio, che però appare molto meno attenta a fotografare l’assetto digitale, come dimostrato, in primis, dall’assurda esclusione dai rilievi dei nativi digitali) è condizione essenziale per decisioni di policy;
3) il locale resta un elemento identitario, non un accessorio.
Un cambio di paradigma
In definitiva, la radio UK non sta vivendo una crisi, ma una ricomposizione strutturale. L’ascolto resta elevato, la distribuzione è sempre più digitale, la regolazione richiama le emittenti alla responsabilità territoriale: non è un ritorno nostalgico alla radio di provincia, né una fuga in avanti tecnologica. È un tentativo di coniugare innovazione e radicamento, piattaforme evolute e giornalismo di prossimità.
Orizzonte della vita della FM secondo Ofcom
Se il 2030 identificato da Ofcom come lorizzonte della FM, lo sarà effetticamente, la traiettoria è già tracciata: digitale dominante, locale obbligatorio, governance attiva. Un modello che potrebbe fare scuola anche oltre la Manica. (E.G. per NL)

































