Web. Facebook aumenta nei ricavi ma cala negli user. Nel frattempo, Spotify registra nuovi abbonati, ma conti sempre più in rosso.

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Il paradosso di due dei servizi più famosi al mondo vede la piattaforma di Zuckerberg salire sempre più nei ricavi, nonostante la totale gratuità del servizio e la decrescita – seppur minima – degli user giornalieri. Spotify, dal canto suo, seppur abbia un pubblico pagante (in forte aumento) rimane in rosso. E indietro sulla raccolta pubblicitaria. Over the top in tutti i sensi, quindi.

Il 2021 di Facebook

L’anno di Facebook era iniziato con ricavi stellari, pari a 26,17 miliardi di dollari solo nel primo trimestre. Alla chiusura del secondo quarter, la compagnia di Zuckerberg è riuscita a totalizzare incassi ancora più alti, arrivando a 28,58 miliardi sulla raccolta: il 56% in più rispetto al 2020. La parte più consistente della crescita nei ricavi pubblicitari (il 47%) è costituita dall’aumento dei prezzi per singolo annuncio. Le crescite maggiori sono quelle registrate su utili e risultato operativo. Queste due voci, infatti, sono aumentate rispettivamente del 101% e del 107%, pari a 10,39 miliardi e 12,36 miliardi di dollari.

User in calo

Crescono anche gli user quotidiani che arrivano, a fine giugno, a quota 1,91 miliardi, in aumento del 7%. Sul periodo mensile, invece, l’insieme delle app di Zuckerberg (Facebook, Instagram e Messenger) registrano 3,51 miliardi di utilizzatori. Sebbene i numeri siano in aumento rispetto al periodo omologo del 2020, la situazione non è altrettanto ottimistica guardando a quest’anno. Dal primo trimestre 2021, infatti, gli utenti attivi giornalieri sono rimasti stabili in USA e Canada e addirittura diminuiti in Europa.

Il video

In forte aumento su tutte le app è invece la fruizione di video. Le sezioni Watch di Facebook e Reels di Instagram registrano sempre più visualizzazioni. Questi ultimi, in particolare, sono ormai il contenuto di maggior tendenza sul social.

Metaverso

Tra gli obiettivi di Zuckerberg c’è poi lo sviluppo di un nuovo sistema di esperienza dei propri prodotti, non più basato solamente sull’interazione tra app su uno schermo. L’intenzione del fondatore di Facebook è quella di creare un Metaverso, in cui realtà fisica, aumentata e virtuale convergano.

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Spotify

Nel frattempo, Spotify, app che ha sempre interagito con i servizi di Menlo Park, ha chiuso il quinto anno consecutivo in rosso. Il 2020, infatti, ha visto la società svedese perdere 581 milioni di euro e anche per il 2021 sono previsti negativi in bilancio. L’anno corrente si era aperto con un incasso di 23 milioni di euro che nel secondo trimestre sono evaporati, lasciando posto a una perdita di 20 milioni. Complessivamente, il risultato operativo previsto per dicembre oscilla tra i -72 e i -152 milioni di euro.

User in crescita

Al contrario di Facebook, però, gli svedesi hanno visto incrementare di una percentuale importante i propri utenti. Ad oggi, infatti, Spotify può contare su 365 milioni di utenti (+22% sul 2020), di questi, 165 milioni hanno sottoscritto un abbonamento premium (+20%).

A pagamento non vuol dire guadagno

I proventi dal pubblico pagante ammontano a più di due miliardi di euro, mentre la raccolta pubblicitaria non supera i 275 milioni, soglia raggiunta solo grazie a un boom del 110% dovuto a podcast e canali direct. Confrontando le voci in bilancio dei due colossi del web salta subito all’occhio un paradosso: mentre Spotify può contare su utenti paganti, Facebook rimane totalmente gratuito. Eppure, il primo continua a contare perdite e il secondo prosegue nella crescita iniziata col primo trimestre dell’anno.

Spot diversi, efficacia diversa

Le differenze di introiti sono influenzate, in primo luogo, dalla enorme sproporzione delle due platee di utenti, una dieci volte l’altra. Ma anche il tipo di spazio pubblicitario messo a disposizione dai due servizi ha un ruolo importante. Sui social del gruppo di Zuckerberg, infatti, gli ads vengono visualizzati dall’utente sotto diverse forme, dai post ai video alle storie sponsorizzate. Su Spotify, la pubblicità è distribuita solo come spot audio durante l’ascolto, limitando così le possibilità di investimento degli operatori.

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Terza via

Inoltre, il servizio premium, che permette di evitare le pubblicità durante la fruizione, sottrae un’importante fetta dal target potenziale delle campagne. La soluzione potrebbe essere quella che già è stata pensata per Paramount+ da ViacomCBS: una terza via tra gratis con pubblicità e a pagamento senza. Un abbonamento, dunque, che abbia un costo più contenuto rispetto allo standard, ma che includa una quantità di pubblicità ridotta. Al momento Spotify sta sperimentando proprio un tipo di sottoscrizione simile, ancora in versione beta, chiamato Spotify Plus (A.M. per NL)

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