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Il terrapiattismo di Mediaset

Mediaset sta cercando in tutti i modi di difendere la propria rendita di posizione sul digitale televisivo terrestre, nel tentativo, evidente, di rallentare il processo (in verità ineludibile) di transizione al T2 o, meglio, di sviluppo della IP Tv attraverso l’upgrade della banda larga mobile sulle frequenze 700 MHz, che passeranno dai broadcaster ai provider telefonici entro il 2022. Si tratta, in realtà, di una battaglia di retroguardia e il Biscione è consapevole di aver già perso la guerra con gli OTT del web, avendo colpevolmente sottovalutato negli ultimi 10 anni l’importanza dei cambiamenti tecnologici in corso.

Aver puntato tutto sul DTT non costituisce un errore strategico rimediabile, considerato che le dimensioni nel frattempo assunte dai servizi di streaming video on demand ed il mutamento delle abitudini di fruizione della televisione, dalla tv lineare a quella liquida, non consentono ormai interventi correttivi.
Dal 2022, anche grazie all’introduzione del 5G, l’importanza del DTT quale piattaforma distributiva di contenuti televisivi si ridurrà progressivamente, spostando il baricentro dell’interesse sulla IP Tv.
Ergo, non potendo ormai competere con l’intensa produzione mondiale di film e fiction di Netflix & C., Mediaset dovrà necessariamente ridisegnare il proprio ruolo in quello di content provider di news, intrattenimento, infotainment e sport, in completa sovrapposizione con altri player come RAI, Sky e La 7, senza più disporre del plusvalore determinato dal possesso della più grande infrastruttura diffusiva DTT.
Inutile quindi cercare di far credere oggi che la Terra è piatta: non tutti gli sbagli sono riparabili. E gli asini, che non volano, questo lo sanno bene.