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IP Tv. Pirateria: i dati pubblicati da Ipsos e FAPAV del 2018 sono allarmanti e le nuove tecnologie fanno dilagare il fenomeno

FAPAV

Comcast, Netflix, Premium, Sky, Dazn e simili…il risultato? Tanta pirateria.
Dopo anni in cui si parla di pirateria, solo dal punto di vista legislativo, si è tenuto a novembre a Roma #TuteliAmo: uno dei primi incontri nazionali dedicati al tema dell’IP tv illegale, organizzato dalla Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali (FAPAV), durante il quale sono stati resi noti i dati sulla pirateria televisiva in Italia.
Per di più, non si parla più di semplice streaming illegale attraverso internet: nuove tecnologie consentono, infatti, agli utenti di acquistare un vero e proprio decoder alla cifra contenuta di 10 o 15 euro e di poter accedere a diversi servizi televisivi e audiovisivi, anche on demand e in hd, appoggiandosi alla propria rete internet a banda larga.

Con questo sistema ha cominciato a dilagare, principalmente, la pirateria connessa allo sport: secondo FAPAV e le stime diffuse sulla base dei dati Ipsos, sarebbero 21 milioni gli atti di pirateria, con 4,6 milioni di utenti di età superiore ai 15 anni che guardano illegalmente eventi sportivi.
Va considerato che, a livello internazionale, negli USA soltanto il 6,5% delle famiglie accedono a servizi di pirateria e fa uso di set-top-box che vanno a colpire principalmente programmi premium sportivi, ma anche canali di news e di opere internazionali. Invece, in Gran Bretagna sono stati venduti negli ultimi anni più di un milione di device illegali per lo streaming pirata. Un problema non solo italiano, quindi, perché anche in Germania le stime parlano di 695 milioni di danni all’industria dei media, con 170 milioni di euro di perdite fiscali per lo Stato.

Tornando all’Italia, nel 2017 la pirateria su film e serie tv si è ridotta del 6% rispetto al 2016: si parla però, per essere più chiari, di una riduzione della frequenza degli illeciti e non di una diminuzione del numero di fruitori, il quale rimane pressoché invariato.
Ma sui dati Ipsos e FAPAV sono tre gli aspetti da prendere in considerazione. Innanzitutto, la pirateria continua a non essere un fenomeno dettato da difficoltà economiche oggettive ma, più che altro, dalla semplicità e comodità nell’utilizzo di sistemi illegali. Ci sono, poi, da valutare il danno finanziario per l’industria televisiva, pari a 617 milioni di euro ogni anno, con una ripercussione sull’economia italiana in termini di fatturato delle aziende. Questo implica una perdita di 369 milioni di euro sul PIL e di 5700 posti di lavoro. Infine, l’unico dato che fa ben sperare per il futuro è una riduzione della pirateria IP tra i giovani: nel 2016 il 51% dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni aveva dichiarato di aver visto illegalmente un programma televisivo, mentre nel 2017 tale indice si è ridotto al 44%.FAPAV - IP Tv. Pirateria: i dati pubblicati da Ipsos e FAPAV del 2018 sono allarmanti e le nuove tecnologie fanno dilagare il fenomenoA proposito di ciò, il segretario generale FAPAV Federico Bagnoli Rossi, a proposito dei giovani, ha dichiarato che serve rafforzare gli strumenti di enforcement e continuare a promuovere al contempo una cultura della legalità, soprattutto nell’ampio e diversificato mondo del web e della fruizione di offerte di contenuti digitali, mediante campagne informative che educhino al rispetto della creatività e della cultura, asset distintivi del nostro Made in Italy”. Durante l’evento #TuteliAmo, vi è stato anche l’intervento del sostituto procuratore nazionale della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Maria Vittoria De Simone, la quale ha specificato che “la pirateria è un crimine difficile su cui indagare, perché diffuso su scala internazionale e per troppo tempo è stato sottostimato e poco considerato. Quasi ‘accettato’ dalla popolazione. Gli stessi dati di cui disponiamo sono frammentati e di difficile interpretazione. Certo è che ormai l’impatto sul mercato ha dimensioni economiche allarmanti”.
Vero che si tratta di un reato sul quale è difficile indagare, tuttavia, i device illegali devo avere come punto di partenza uno o più abbonamenti legali per poter funzionare: si potrebbe quindi cominciare da un primo filtro più controllato come è stato già fatto per il secondary ticketing? (D.D. per NL)