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Le non notizie di settembre

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Questa settimana a tenere banco sul palcoscenico delle notizie di settore (e non solo) è Mediaset, protagonista di due importanti fatti: uno televisivo, l’altro radiofonico.
Entrambi sono in realtà non notizie, nel senso che si tratta di accadimenti ampiamente prevedibili ed infatti largamente attesi. Il primo riguardo il ritorno del Biscione sul dorso dello Squalo.
Nell’interesse di entrambi, perché l’assenza degli importanti contenuti di Mediaset nel bouquet di Sky era essenziale per Murdoch tanto quanto per i Berlusconi costituiva un problema non poter sfruttare i quasi 5 milioni di utenti della piattaforma satellitare della (per ora) più importante pay tv italiana.
Il controverso mancato accordo tra i due, con la conseguente rottura dei previgenti accordi a danno degli utenti di entrambi, aveva portato più danni che qualsiasi vantaggio economico un eventuale nuovo contratto avrebbe importato.

Insomma, prese di posizione poco concrete, che ora sono state messe da parte nella consapevolezza che con Netflix alle porte – anzi ormai entro le mura – l’unione delle forze non è un’opportunità, ma un’esigenza.
Diversa faccia della stessa medaglia è l’altra delle due non notizie, quella dell’acquisto di Radio MonteCarlo da parte di Mediaset: deal atteso in realtà dal 2016, quando la Biscia si era avvinghiata intorno a Finelco, uno dei principali player radiofonici italiani, acquisendone i due asset principali: Radio 105 e Virgin Radio ed opzionando l’acquisto del terzo, RMC Italia, appunto.
A prescindere dal patto d’opzione, in un momento storico in cui il possesso di due reti nazionali radio non consente di avere un’incidenza rilevante sul mercato, era scontato che il monoconcessionario Hazan dovesse trovare una nuova alleanza per sopravvivere in un settore sempre più competitivo.
Peraltro, RMC era già gestita commercialmente da Radiomediaset, sicché nella sostanza, poco cambia, avendo il fatto giuridico rilevanza (questa sì) esclusivamente in termini di concentrazione formale.