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Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell’indoor la tv è il device più prossimo all’utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleati

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Meglio tardi che mai. Ormai se ne sono accorti tutti, compresi i soggetti portatori di interessi diffusi che stanno sollecitando le emittenti associate: se la radio vuole sopravvivere nell’indoor, deve andare a braccetto con la tv, perché i ricevitori stand-alone sono sempre meno (da almeno un ricevitore FM/AM nel 99% delle abitazioni dotate di allacciamento elettrico del 1990, si è scesi all’attuale 50% in progressiva, rapida, diminuzione).
Basta farsi un giro in qualsiasi centro commerciale, compresi quelli tematici, di materiale elettronico: lo spazio riservato ai ricevitori radio è di là che esiguo, con tre o quattro esemplari al massimo di radio FM in rarissimi casi affiancati da un modello DAB+.
Segno che l’utenza ha proprio cambiato abitudini; circostanza di cui occorre, una volta per tutte, farsene una ragione: diversi storici produttori di ricevitori FM portatili hanno addirittura deciso di cessarne la produzione in un lasso di tempo di 5-10 anni, andando meramente ad esaurimento con le scorte.scaffali elettronica centro commerciale - Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell'indoor la tv è il device più prossimo all'utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleatiDall’altra parte secondo il Censis la radio tradizionale ha perso 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% di italiani radioascoltatori (la flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radio via internet attraverso il pc con un’utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). Il calo della fruizione del medium è certamente in gran parte motivato dal sopravvenuto disinteresse del pubblico più giovane per la radio, ma non si può escludere che in una misura non facilmente quantificabile provenga anche dall’indisponibilità di apparecchi di ricezione in prossimità dell’utenza.
E il device più prossimo all’utente dopo lo smartphone è proprio il tv, quantomeno nell’indoor; da questa constatazione la corsa delle emittenti radiofoniche a presidiare il DTT, sfruttando anche le opportunità dell’integrazione sensoriale attraverso il contributo visual (soccorreranno la radio certamente anche gli smart speaker, eredi designati del ricevitore FM, ma per l’ingresso massiccio nel nostro Paese dei nuovi device dovremo aspettare ancora almeno un paio d’anni).

Il fenomeno è stato certificato anche dall’indagine TER 2017, che ha confermato il boom della multipiattaforma, cioè della veicolazione di un contenuto radiofonico su più vettori (FM, IP, DAB+ e, appunto e soprattutto, DTT). Secondo la ripartizione del Tavolo Editori Radio, 24.312.000 persone nel 2017 hanno ascoltato il mezzo con l’autoradio, 11.201.000 tramite un ricevitore tradizionale, 4.550.000 con via tv, e ben 3.000.000 via IP (che diventano 3.109.000 considerando i podcast).
Quello rilevato dal TER, del resto, non è che la conferma dell’integrazione del medium radiofonico su altre piattaforme diverse dalla FM (in termini tecnici “ibridizzazione”, concetto recentemente espresso anche dall’Agcom nella sua ricognizione sul medium radio) e in particolare sul DTT e su IP, nella consapevolezza che la radio che si ascolterà, vedrà e leggerà nei prossimi cinque anni sarà multisensoriale, con sempre maggiori velleità audio-visivo-testuali ed un vincolo più che una propensione all’adattabilità ad ogni dispositivo in grado di ricevere flussi a/v.Lifegate e Radio Radio Tv 1 - Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell'indoor la tv è il device più prossimo all'utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleatiCon questa chiave di lettura trovano interpretazioni convergenti azioni tattiche superficialmente tra loro scollegate, come il presidio radiofonico del DTT e del sat con soluzioni di visual radio e audiografica”, spiega l’avvocato Stefano Cionini di Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico). Ma quali sono le procedure che le emittenti radiofoniche devono seguire per approdare in tv?
Sul piano amministrativo due sono le direttrici principali per la veicolazione di contenuti di derivazione radiofonica sul DTT: solo audio e audiografica e visual radio in senso pieno”, continua il legale di Consultmedia. radio delta International audiografica - Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell'indoor la tv è il device più prossimo all'utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleatiNella prima ipotesi l’autorizzazione alla produzione di contenuti digitali di una stazione radio FM costituisce, sic et simpliciter, titolo per integrare la diffusione sul DTT, mediante la veicolazione di un contenuto solo audio o audiografico statico (il cd. “cartello” con il logo dell’emittente). In tale fattispecie sarà sufficiente formulare un’apposita comunicazione munita degli elementi identificativi al Ministero dello Sviluppo Economico. Nella seconda, trattandosi di un vero e proprio sviluppo del contenuto radiofonico in televisivo, occorrerà presentare una domanda per il conseguimento del titolo di “fornitore di servizi di media audiovisivi” (FSMA) per la diffusione in tecnica digitale su DTT, assumendo i relativi obblighi”.Radio 4 You - Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell'indoor la tv è il device più prossimo all'utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleatiOppure?
L’alternativa alla domanda per l’ottenimento del titolo è quella di rilevarne uno da chi intendesse cederlo. Tale soluzione è di norma adottata per andare in onda immediatamente oppure, nei casi di bacini congestionati, dove è difficile o impossibile ottenere un numero LCN, l’identificativo sul telecomando (logical channel number), che viene rilasciato di norma insieme al titolo di FSMA, ma solo qualora ci siano numeri ancora disponibili. Diversamente il titolo FSMA è del tutto astratto e concretamente inutilizzabile”, spiega Cionini. Popizz audiografica - Radio 4.0. Il mercato prende atto che nell'indoor la tv è il device più prossimo all'utente dopo lo smartphone. E gli originari nemici si scoprono alleatiRelativamente ai costi di trasporto, occorre, naturalmente, partire dalla capacità trasmissiva richiesta e dai territori d’interesse.
Un’audiografica di norma necessità di 500 k, cioè 0,5 MB, che costituisce il “taglio” per le combinazioni successive“, interviene Massimo Rinaldi, ingegnere di Consultmedia.
Costi accessibili solo ai più abbienti? “Niente affatto: in Lombardia e nel Lazio 0,5 MB possono essere acquistati ad un prezzo che va da 500 a 1500 euro + IVA/mese a seconda della capillarità del mux DTT. Nel caso di uno sviluppo in ambito nazionale i costi di trasporto per ciascun MB vanno da 20.000 a 50.000 euro + IVA/mese. Come Consultmedia abbiamo realizzato delle joint venture per ogni regione modulando proposte per ogni tasca”, spiega l’ingegnere.

Ma quanta banda occorre per una visual radio?
Se si sfrutta il formato H264 (HD), che contraddistingue ormai il 50% del parco tv), con 1 MB si può effettuare una visual radio piena (in caso di SD occorre arrivare almeno a 2MB)”, sottolinea Rinaldi, che fa parte del team Radio 4.0.
E sul piano produttivo cosa occorre?
Nel caso di una visual radio o di un’audiografica dinamica, ci sono in commercio soluzioni software molto avanzate a costi decisamente accessibili anche per le piccole emittenti. Consultmedia due anni fa ha invitato Bitonlive, una della aziende più qualificate nella produzione di software di gestione radiofonica, a realizzare un prodotto altamente affidabile e modulabile in modo da soddisfare ogni tipo di budget. Il lavoro di Bitonlive si è quindi concretizzato in Flu-O, un prodotto perfetto per la declinazione televisiva della radio”, annota il tecnico (E.G. per NL)