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Radio. Agcom avvia consultazione pubblica concernente analisi mercato rilevante nel settore della radiofonia. E intanto traccia quadro fattuale della Radio in Italia, in particolare sull’evoluzione IP

Agcom

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), attraverso la Delibera n. 224/19/CONS ha avviato una consultazione pubblica della durata di 30 giorni, volta ad acquisire osservazioni ed elementi d’informazione da parte dei soggetti interessati, in merito all’analisi del mercato rilevante (già individuato dalla delibera n. 506/18/CONS) e all’accertamento dell’insussistenza di posizioni dominanti nel settore della radiofonia (in profonda trasformazione sia quanto piattaforme che modello industriale e di business), ai sensi dell’articolo 43, comma 2, del decreto legislativo n. 177/2005.
Nel procedimento avviato (qui per scaricare le corpose risultanze), il mercato nazionale dei servizi radiofonici è stato analizzato, nel rispetto del quadro normativo e regolamentare attualmente in vigore, sia alla luce dei parametri derivanti dall’applicazione del diritto della concorrenza, come definiti dalla Commissione europea negli orientamenti in tema di analisi dei mercati e della valutazione del significativo potere di mercato, sia tenendo conto della finalità ultima perseguita dall’articolo 43 del Testo Unico relativo alla tutela del pluralismo esterno che può condurre all’accertamento di posizioni lesive del principio pluralistico anche in assenza di una posizione dominante (singola o collettiva).

E’ stata pertanto effettuata una valutazione prospettica del complesso delle condizioni strutturali nel mercato e, quindi, accanto alle quote di mercato, è stata altresì analizzata e valutata la presenza di ulteriori fattori che potrebbero condurre ad accertare l’eventuale esistenza di una posizione che, quand’anche non sia qualificabile come dominante, possa essere comunque considerata lesiva del pluralismo indipendentemente dal possesso di elevate quote di mercato.
Nel dettaglio, l’analisi effettuata attraverso le quote di mercato e gli indicatori di concentrazione industriale comunemente utilizzati nella prassi antitrust ha offerto una visione di sintesi della struttura del mercato nazionale dei servizi radiofonici e della posizione competitiva delle singole imprese in esso presenti. Le quote di mercato sono state calcolate sia considerando i ricavi complessivi, comprensivi, pertanto, degli introiti derivanti dalla vendita delle inserzioni pubblicitarie e delle entrate da fondi pubblici, sia esaminando solo l’attività di natura commerciale (finanziata esclusivamente attraverso il ricorso alle inserzioni pubblicitarie).

L’esame dell’evoluzione e della consistenza delle quote di mercato sopra indicate ha messo in evidenza come l’assetto del mercato nazionale dei servizi radiofonici sia, allo stato attuale, caratterizzato, prima facie, da un sufficiente grado di concorrenzialità e di pluralismo. Tale mercato è, infatti, caratterizzato dall’esistenza di numerosi e qualificati soggetti nessuno dei quali presenta quote di mercato tali da poter essere considerato in posizione di significativo potere di mercato. panorama radiofonico italiano - Radio. Agcom avvia consultazione pubblica concernente analisi mercato rilevante nel settore della radiofonia. E intanto traccia quadro fattuale della Radio in Italia, in particolare sull'evoluzione IP
Nel dettaglio, in posizione di leadership, stabile nel tempo Agcom riscontra RAI, concessionaria del servizio pubblico con una quota pari, nel 2017, a circa il 30%.
Segue, il Gruppo Fininvest il cui peso sui ricavi complessivi ha raggiunto circa il 15%, registrando un incremento di 11 punti percentuali rispetto al 2015 in virtù del processo di concentrazione industriale realizzato dall’operatore negli ultimi anni. A tale riguardo, nel 2018, secondo Agcom, “è ipotizzabile che l’acquisizione di RMC da parte di Radiomediaset, a parità di condizioni, comporti un ulteriore incremento dei ricavi del gruppo. Il panorama è completato della presenza di alcuni soggetti collocati nelle posizioni successive con un peso non distante dal secondo operatore e numerosi altri con quote decisamente inferiori. Si osserva come alcuni di questi soggetti siano attivi sia nel mercato nazionale che nei mercati locali dei servizi radiofonici attraverso società separate che, pur non costituendo formalmente gruppi integrati, beneficiano comunque di rapporti commerciali e sinergie reciproche”.

Si tratta ad esempio di RDS e Radio Kiss Kiss, per cui, per Agcom, “Tale situazione non incide sulla quota di mercato dei servizi radiofonici nazionali considerata, poiché le società operanti a livello locale, riconducibili a tali gruppi, non consolidano con le società operanti nel mercato nazionale”.
Secondo l’Agcom, “sussistono, tuttavia, alcuni elementi di criticità che richiedono un’approfondita analisi di tutti gli ambiti in cui si declina il mercato e, in prospettiva, un’attenta e costante azione di monitoraggio, anche in conseguenza della recente ripresa delle attività di M&A nel settore. In primo luogo, il mercato, a partire dal 2015, ha visto il proprio indice di concentrazione superare la soglia di 1.500 punti che indica la presenza di un ambito moderatamente concentrato“. Questa evoluzione rappresenta “un primo segnale di consolidamento che potrebbe portare il mercato, a regime, verso equilibri meno concorrenziali e pluralistici. Peraltro, operando una decomposizione dell’indice HHI risulta che la quasi totalità (il 95%) sia da ascriversi alla componente relativa alla diseguale distribuzione delle quote tra i vari operatori. Ciò indica che eventuali future operazioni di concentrazione potrebbero produrre un veloce deterioramento del gioco della concorrenza”.mercato radiofonico - Radio. Agcom avvia consultazione pubblica concernente analisi mercato rilevante nel settore della radiofonia. E intanto traccia quadro fattuale della Radio in Italia, in particolare sull'evoluzione IPAltro aspetto da tenere in considerazione secondo l’Agcom è relativo alla diversa natura dei ricavi che concorrono a determinare la quota di mercato dei primi due operatori (RAI e
Fininvest) rispetto agli altri attori del mercato.
“A tale riguardo, si è avuto modo di evidenziare che RAI, accanto all’erogazione del servizio pubblico radiofonico all’utenza, svolge anche un’attività radiofonica di natura commerciale. Confrontando il peso delle risorse economiche di tale società destinate al finanziamento dei due segmenti di attività, si osserva che la fornitura del servizio pubblico è finanziata attraverso il canone corrisposto dai cittadini e marginalmente da fondi pubblici, che rappresentano complessivamente nel 2017, circa l’80% degli introiti complessivi. L’attività commerciale risulta, invece, finanziata dai ricavi della vendita di pubblicità radiofonica dai quali deriva il restante 20% delle entrate totali della RAI“, spiega Agcom.
Viceversa, tutti gli altri operatori finanziano le proprie attività radiofoniche prevalentemente attraverso la raccolta di pubblicità sul mezzo.
“In particolare, Fininvest realizza introiti esclusivamente attraverso la vendita di inserzioni pubblicitarie che le consentono di detenere la leadership nel segmento dell’attività radiofonica commerciale (con una quota del 20,1% nel 2017, in crescita di 15 punti percentuali rispetto al 2015)”, continua l’Autorità.

Al riguardo, occorre, come detto, osservare che nel 2018 avrà effetto l’acquisizione di RMC, così che la quota di mercato di Fininvest dovrebbe subire un ulteriore incremento.
In particolare, la presenza delle specifiche previsioni in materia di tetti pubblicitari e di finanziamento del servizio pubblico attraverso la concessionaria, riducono l’incentivo di RAI e Fininvest a competere fra di loro. Nel dettaglio, nonostante l’analoga capacità di RAI di attrarre audience rispetto a Fininvest la quota di ricavi pubblicitari assorbita dall’operatore pubblico è decisamente più contenuta a dimostrazione della limitata capacità di reazione strategica dello stesso operatore nel versante degli inserzionisti che deriva dalla presenza di limiti di affollamento pubblicitario più stringenti rispetto alle emittenti commerciali. Tale contesto di riferimento, nel quale Fininvest ha la possibilità di competere su tutta la domanda residuale non soddisfatta da RAI, potrebbe far convergere il mercato verso posizioni dominanti congiunte. Tuttavia, i comportamenti ad oggi osservati sul mercato consentono di escludere questa ipotesi”, si legge nella delibera Agcom.CONCESSIONARIE NAZIONALI RADIO - Radio. Agcom avvia consultazione pubblica concernente analisi mercato rilevante nel settore della radiofonia. E intanto traccia quadro fattuale della Radio in Italia, in particolare sull'evoluzione IP

Inoltre, ai fini della tutela del pluralismo, l’analisi di mercato dei servizi radiofonici sposta inevitabilmente l’accento sul versa dalla stessa normativa (articolo 43, comma 2, del Testo Unico). “A tal fine, sono stati calcolati attraverso opportune metodologie specifici indici quali l’audience complessiva di tutti i programmi radiofonici controllati da un unico soggetto (al netto delle duplicazioni di ascolto), nonché la total audience complessiva dei medesimi gruppi sui mezzi radiotelevisivi“, continua Agcom.
Dall’analisi dei rapporti di forza nel versante degli ascoltatori, sottolinea l’Autorità, “è emerso come, nonostante l’esistenza nel mercato radiofonico di diversi operatori in grado di ottenere performance significative (misurate sia in termini di audience complessiva, sia rapportando gli individui raggiunti al totale degli ascoltatori radiofonici ovvero alla popolazione italiana), il mercato risulti condizionato dalla presenza di importanti gruppi multimediali collocati ai primi posti per ricavi (come Rai e il gruppo Fininvest) che sono in grado, attraverso la propria offerta radiofonica, di raggiungere numerosi e diversi target sociodemografici con audience significative (in particolare, Fininvest)“.
Inoltre, l’analisi del livello di concorrenza all’interno del sistema ha messo in evidenza, in primo luogo, che RAI e Fininvest si collocano fra i primi tre operatori per risorse economiche complessivamente assorbite all’interno del SIC, peraltro con quote non distanti fra di loro e piuttosto stabili nel tempo. In secondo luogo, considerata la total audience realizzata dagli stessi gruppi multimediali nelle aree economiche del SIC più  strettamente correlate, dal lato della domanda e dell’offerta (radio e televisione in chiaro), si è potuto appurare come i medesimi soggetti assumano una indiscussa rilevanza anche nel panorama dell’informazione, stante l’elevata capacità di intercettare una quota significativa della popolazione italiana.

Analizzando la dimensione complessiva d’impresa, Agcom ha appurato “la distanza fra i primi due gruppi editoriali multimediali (RAI e Fininvest) dagli altri operatori del mercato rilevante – per fatturati derivanti dal complesso delle attività svolte – che consente a tali soggetti di godere di un considerevole vantaggio competitivo. Nel dettaglio, tale dimensione conferisce a detti operatori una elevata capacità finanziaria e di accesso al credito che può essere utilizzata per effettuare investimenti di lungo periodo e, in particolare, per effettuare investimenti promozionali volti ad accrescere l’immagine aziendale e la visibilità dei propri prodotti e servizi presso il pubblico (che rappresentano dei sunk cost) la cui incidenza può rappresentare un deterrente all’entrata per un nuovo operatore. Inoltre, solamente RAI e Fininvest sono in grado di sfruttare le sinergie derivanti dall’esercizio di attività in ambiti caratterizzati da una stretta correlazione (mercati radiotelevisivi), condividendo fattori produttivi, conoscenze, tecnologie, fasi del processo produttivo stesso. Inoltre, tali operatori possono beneficiare di economie di costo derivanti dall’offerta congiunta di spazi pubblicitari sia sulle proprie emittenti televisive che su quelle radiofoniche, grazie alla capacità di utilizzare il leveraging televisivo sia sotto il profilo pubblicitario che nell’uso dei personaggi di spettacolo noti al grande pubblico. D’altra parte, si rileva che tutti questi aspetti sono stati considerati nell’analisi del mercato radiofonico operata dall’Agcm in sede di approvazione dell’operazione di acquisto del Gruppo Finelco da parte di R.T.I. e che le misure rimediali adottate in tale ambito sono state ritenute sufficienti ai fini della tutela delle dinamiche concorrenziali del mercato”.Mediaset indagine radiofonia Agcom - Radio. Agcom avvia consultazione pubblica concernente analisi mercato rilevante nel settore della radiofonia. E intanto traccia quadro fattuale della Radio in Italia, in particolare sull'evoluzione IP

Infine, ulteriori elementi di criticità nell’ambito del mercato radiofonico, secondo Agcom “possono derivare dal modello di integrazione verticale dell’attività di radiodiffusione in tecnica analogica; dalla condizione di maturità dei servizi diffusi sulla rete terrestre analogica, nelle more dello sviluppo del mercato dei servizi radiofonici in tecnica digitale; nonché dai vantaggi derivanti dalla dimensione globale degli operatori attivi nel mercato.
In questo contesto di riferimento, un ulteriore processo di consolidamento industriale, sebbene possa non necessariamente condurre all’accertamento di una posizione dominante (singola o collettiva) ai sensi del diritto della concorrenza, potrebbe comunque avere effetti negativi sullo stato del pluralismo”.
In definitiva, l’analisi condotta nel presente procedimento ha permesso ad Agcom di appurare “che nel mercato nazionale dei servizi radiofonici, allo stato attuale, non sono riscontrabili delle posizioni di preminenza idonee a configurare un significativo potere di mercato individuale o collettivo, né sussistono le condizioni affinché detta posizione, se pur non dominante, possa essere considerata, comunque, lesiva del pluralismo. Tuttavia, tenuto conto della rilevanza di RAI e Fininvest – sia in termini di risorse economiche complessivamente realizzate all’interno del SIC, che nel panorama dell’informazione – della differente natura dei ricavi degli operatori, dell’esistenza di vincoli asimmetrici all’offerta che riducono gli incentivi ad esercitare una concorrenza effettiva fra di loro, nonché dei vantaggi derivanti dalla dimensione globale d’impresa, dallo sfruttamento delle sinergie che discendono dall’esercizio di attività strettamente correlate (televisione e radio) e, infine, dalla possibilità di adottare strategie escludenti nei confronti della concorrenza potenziale, l’Autorità intende esercitare un’attenta azione di monitoraggio e, in modo particolare, in corrispondenza di processi di M&A al fine di evitare che possa determinarsi un deterioramento delle condizioni competitive del mercato e del livello di pluralismo”.

Da ultimo, per quanto riguarda la concorrenza dall’esterno del sistema, con riferimento alla crescente diffusione di contenuti sonori e radiofonici fruibili sulla rete Internet (che comunque non rientrano nell’ambito di mercato oggetto della presente analisi bensì in quello della raccolta pubblicitaria online), relativi non solo alla diffusione in simulcast dei propri palinsesti da parte dei soggetti esercenti l’attività di radiodiffusione sonora, ma anche all’offerta da parte delle piattaforme di aggregazione online, Agcom rileva che, allo stato, “per la percezione da parte dell’utenza e l’ancora contenuta redditività generata dagli stessi, tali servizi non si pongono in concorrenza con i servizi radiofonici tradizionali e, pertanto, le pressioni competitive esercitate dalle citate piattaforme di aggregazione non sono tali da condizionare l’assetto del mercato in esame“. (E.G. per NL)

foto antenne di Floriano Fornasiero