Radio. Audiradio 2026: adesioni aperte fino a 16/01. Misurazione radiofonica tra continuità metodologica, tensioni di sistema e nuovi scenari

Audiradio 2026

E’ in corso la raccolta delle iscrizioni per Audiradio 2026.
Confermato l’impianto CATI per la fruizione lineare e l’estensione SDK per l’on demand.
Ma i trend emersi nel 2025 interrogano profondamente il futuro della misurazione e il ruolo della radio in un ecosistema audio sempre meno lineare.
Intanto è attesa, a breve, un’importante novità nel panorama radiofonico di cui Newslinet darà notizia in anteprima tra qualche giorno.

Sintesi

È aperta la raccolta delle iscrizioni per Audiradio 2026, con scadenza fissata al 16 gennaio, confermando CATI per il live e SDK per l’on demand (ma solo ex live).
La continuità metodologica garantisce confrontabilità dei dati, ma solleva dubbi sulla capacità di rappresentare un consumo audio sempre più frammentato e multipiattaforma.
Il sistema continua a escludere le radio esclusivamente digitali, scelta giudicata miope rispetto alla maturità del settore.
Il CATI, pur più stabile, rischia di produrre quadri incompleti, affidandosi a utenti chiamati a distinguere fonti d’ascolto sempre più ibride.
L’SDK per l’on demand ex lineare rappresenta un passo avanti, ma introduce ambiguità concettuali tra diretta e consumo differito.
I dati 2025 mostrano maggiore coerenza, soprattutto per nazionali e locali, ma la stabilità può nascondere inerzia strutturale.
Emergono con forza i brand ubiqui e il modello di radio di sistema, capaci di trasformare la complessità in vantaggio competitivo.
Audiradio 2026 si conferma specchio fedele del mercato, ma anche dei suoi limiti prospettici.
La vera sfida, infatti, non è misurare di più, ma interpretare ed orientare il consumo reale.

Audiradio 2026: la procedura di adesione e il quadro istituzionale

Con un comunicato diffuso nelle scorse settimane, la società Audiradio ha annunciato l’apertura delle adesioni per la rilevazione degli ascolti radiofonici relativi all’anno 2026. L’ente, espressione congiunta di editori, investitori pubblicitari e centri media – attraverso ERA – Editori Radiofonici Associati (le radio e/o le loro concessionarie), UPA – Utenti Pubblicità Associati (gli investitori) ed ASSAP Servizi (società interamente controllata da UNA, che rappresenta i centri media) – continua a rappresentare il baricentro del sistema di misurazione radiofonica italiano.

Il termine per l’iscrizione ad Audiradio 2026

Le emittenti nazionali e locali interessate ad iscriversi ad Audiradio 2026 dovranno presentare la domanda entro venerdì 16/01/2026 (termine invalicabile), nelle modalità previste. Una procedura ormai consolidata, che ribadisce il carattere formale ed istituzionale della partecipazione ad Audiradio, ma che al tempo stesso evidenzia come la rilevazione resti ancorata ad un impianto organizzativo tradizionale, come la volontà – più volte censurata su queste pagine – di non aprire le iscrizioni al mondo radiofonico esclusivamente digitale, nonostante ormai la sua maturità – e quindi la presenza e l’incidenza nel mondo reale – sia evidente.

La conferma del CATI: scelta di stabilità o freno all’innovazione?

Fatto sta che anche per il 2026 Audiradio ha confermato il metodo CATI, basato su interviste telefoniche assistite da computer, rivolte a un campione rappresentativo della popolazione raggiunto su telefoni fissi e cellulari. Una scelta che privilegia la continuità storica e la confrontabilità dei dati, elementi essenziali per il mercato pubblicitario e per la costruzione di serie longitudinali affidabili.

Gli interrogativi

Tuttavia, proprio questa continuità solleva interrogativi sempre più pressanti.
In un contesto in cui il consumo audio si frammenta tra live ed on demand, tra broadcast e distribuzione disintermediata (piattaforme che operano al di sopra delle reti via etere, quindi over the top), il CATI rischia di non poter misurare con precisione un fenomeno che, nel frattempo, sta cambiando forma.

Rischio di dati incompleti

Il rischio non è tanto quello di un dato errato, quanto di un quadro incompleto rispetto alla realtà editoriale e industriale della radio contemporanea. Per esempio, pretendere che gli utenti comuni interpellati telefonicamente sappiano discriminare esattamente una fonte d’ascolto in mezzo ad una pluralità di device (autoradio, ricevitore FM/DAB+, smart tv, smart speaker, tv DTT, tv sat, pc, tablet, smartphone, ecc.) è mera utopia, così come non fotografare l’universo nativo digitale con la presunzione di evitare la frammentazione degli ascolti (e quindi la divisione della torta in un numero maggiore di fette) è scelta miope che limita la credibilità del sistema.

Il Software Development Kit (SDK) per l’on demand: integrazione o forzatura concettuale?

Quantomeno, un timido (e molto contestato) passo avanti forse sarà effettuato con Audiradio 2026: accanto al CATI, l’indagine prevede – anzi, a dire il vero, lo aveva previsto già dall’inizio dello scorso anno (ma noi avevamo manifestato forti dubbi che potesse concretarsi in breve) – l’utilizzo di una rilevazione censuaria tramite l’integrazione delle piattaforme proprietarie di un Software Development Kit (SDK) per discernere l’ascolto dei contenuti on demand delle radio iscritte. Una scelta che riconosce implicitamente come il consumo differito non sia più marginale, ma parte integrante dell’offerta radiofonica.

Il peso dell’on demand radiofonico

Eppure, proprio qui si colloca uno dei nodi più delicati. L’on demand radiofonico – podcast, clip, reel, catch up (solo questo sarebbe rilevato dal sistema SDK, come detto integrato nelle piattaforme proprietarie) – risponde a logiche di fruizione, scoperta e fidelizzazione profondamente diverse dal live. Misurarlo all’interno dello stesso perimetro rischia di creare una sovrapposizione concettuale che confonde più che chiarire (sul tema abbiamo dedicato più di un approfondimento, rilevando il rischio di favorire il trash e quindi il rumore più del valore).

Meglio approfondire strumenti di calibrazione

Non a caso, una parte del settore si interroga se non sarebbe più opportuno adottare strumenti di calibrazione piuttosto che di mera somma, distinguendo tra valore editoriale, di contatto e pubblicitario.

I dati 2025: stabilizzazione sì, ma a quale prezzo?

Ma come si comporterà Audiradio 2026 rispetto ad Audiradio 2025?
Uno degli elementi più significativi emersi dall’analisi Audiradio 2025 è stata la progressiva stabilizzazione dei dati dopo la rivoluzione rispetto all’indagine TER – Tavolo Editori Radio, non confrontabile per campione (ridotto) e metodologia (unico stream, rispetto ai diversi elenchi nazionali e locali di Audiradio).

Dopo la volatilità, la coerenza

Dopo una prevedibile fase iniziale di volatilità, le curve di ascolto – soprattutto per le emittenti nazionali – hanno mostrato una maggiore coerenza trimestre su trimestre, mentre le locali hanno trovato (come avevamo ampiamente supposto) una valorizzazione che il metro TER non riusciva a garantire per le ragioni campionarie e metodologiche dedotte. Questo rafforza la fiducia nel campione e restituisce al mercato una currency percepita come più solida.

Inerzia strutturale

Ma la stabilità, in un mercato in trasformazione, può anche essere letta come segnale di inerzia strutturale: se il campione diventa più affidabile mentre il consumo evolve rapidamente, il rischio è che la misurazione finisca per fotografare soprattutto ciò che resta uguale, penalizzando ciò che cambia. In altre parole, Audiradio potrebbe diventare sempre più precisa nel misurare la radio “che conosciamo” e sempre meno efficace nel rappresentare la radio “che verrà”.

Brand ubiqui e radio di sistema: verso una nuova normalità

Ma c’è un altro elemento che necessariamente nel 2026 sarà oggetto di attento monitoraggio (e, si suppone, di contromisurazione): il 2025 ha consacrato il paradigma dei brand ubiqui (marchi dei medesimi gruppi editoriali presenti sia nello stream nazionale che in quello locale) capaci di giocare sul ricordo trasformando la naturale confusione dell’utente in un vantaggio competitivo.

Strumentale e fisiologico

Un fenomeno in parte strumentale, ma anche fisiologico: i dati mostrano che il successo non deriva più dalla potenza del segnale analogico, ma dalla coerenza editoriale e dalla riconoscibilità del marchio nel tempo e nello spazio digitale (le piattaforme di distribuzione). Non è un caso che le valorizzazioni degli asset editoriali si stanno spostando dalle frequenze ai marchi, ai brand, ai layout ed ai format.

Radio di sistema

Parallelamente, emerge con forza il modello della radio di sistema, in cui contenuti, dati, tecnologia e strategia commerciale sono integrati in un’unica visione industriale. Questo modello (di cui RTL 102.5 è espressione) sembra meglio attrezzato per interpretare Audiradio non solo come strumento di rendicontazione, ma come leva strategica. Per converso, il rischio, per le realtà meno strutturate, è quello di restare intrappolate in una lettura difensiva dei dati, incapaci di trasformare l’ascolto misurato in valore prospettico.

Audiradio 2026 come specchio del mercato (e dei suoi limiti)

Audiradio 2026 si presenta dunque come uno specchio fedele di un mercato che ha raggiunto una certa maturità, ma che al tempo stesso mostra segni di tensione interna. La radio continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza, ma il suo perimetro si allarga oltre i confini tradizionali del mezzo.

Non limitarsi ad inseguire il consumo: occorre interpretarlo, selezionarlo e, se possibile, orientarlo

In questo scenario, la misurazione non può limitarsi ad inseguire il consumo: deve interpretarlo, selezionarlo e, in qualche misura, orientarlo. La domanda che il settore dovrebbe porsi non è solo se Audiradio funzioni, ma per cosa e per chi funzioni nel medio periodo.

Scenari futuri: continuità, ibridazione o discontinuità?

Infatti, guardando oltre il 2026, si delineano almeno tre scenari possibili.
Nel primo, Audiradio proseguirà lungo il sentiero della continuità, rafforzando progressivamente CATI e SDK senza mettere in discussione l’impianto di fondo (il che sarebbe un danno per il settore).
Nel secondo, prenderà forma un modello ibrido più avanzato, capace di integrare dati censuari, panel probabilistici e metriche qualitative.
Nel terzo, più radicale, la misurazione radiofonica si separerà definitivamente tra live e on demand, riconoscendo che si tratta di prodotti editoriali diversi, con logiche economiche differenti.

Basta aver paura di fotografare la frammentazione che pure esiste

Quale di questi scenari prevarrà dipenderà non solo da Audiradio, ma dalla capacità del settore di esprimere una visione condivisa del proprio futuro. Che, però, se prevarrà la paura di monitorare la realtà comprensiva dei nativi digitali, sarà la fotografia di un passato, più che quella del presente degli ascolti radiofonici.

Novità in arrivo, tra pochi giorni

E a proposito di innovazione ed alterazione dello status quo, tra qualche giorno Newslinet darà in anteprima la notizia di un importante novità nel mondo radiofonico italiano. (M.L. per NL)

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