Il Volume anno 2025 di Audiradio conferma la centralità dell’ascolto radiofonico nella mobilità quotidiana, ma riapre il nodo metodologico della classificazione per device.
Le categorie dichiarative a fondamento dell’indagine appaiono (quanto a definizioni) sempre più inadeguate a descrivere un ecosistema tecnologico ibrido.
L’autoradio, per esempio, non coincide più con il solo broadcast, la televisione e lo smartphone sono hub di piattaforme (video ed audio) la distinzione tra ambiente via etere e disintermediato si fa sfumata.
Il dato tecnico, più che i vettori, fotografa oggi il contesto d’uso.
Sintesi
La lettura incrociata (rectius, combinata) del Volume anno 2025 di Audiradio evidenzia una radio stabile, fortemente concentrata nel drive time e radicata nella mobilità quotidiana, con una solida base adulta e buone performance pubblicitarie nelle fasce chiave.
Tuttavia, l’analisi dei device mostra ambiguità strutturali: categorie come “autoradio” o “apparecchio radio”, “smarthpone/cellulare” non distinguono più chiaramente tra broadcast e fruizione IP, mentre smart TV e sistemi di car entertainment integrano modalità di accesso multiple difficilmente percepite e decodificate dall’utente medio.
Il dato sugli smart speaker appare invece più “puro”, proprio per la maggiore consapevolezza dichiarativa (quello è, senza dubbi).
Ne emerge un quadro in cui la trasformazione digitale è più avanzata di quanto la classificazione suggerisca, imponendo una riflessione sulla necessità di metriche più granulari e di una currency unificata capace di misurare in modo integrato ascolto lineare e on demand.
Volume anno 2025
La lettura combinata del Volume anno 2025 dell’indagine Audiradio sull’ascolto radiofonico italiano, pubblicato giovedì 19/02/2026, conferma alcuni trend più volte tracciati su queste pagine.
Se da un lato è attestata la natura prevalentemente out of home dell’ascolto radiofonico, con una forte integrazione nei flussi di mobilità quotidiana (dato che si connette direttamente alla concentrazione dell’ascolto nelle ore di spostamento automobilistico casa-lavoro), che fanno della radio un medium di accompagnamento, opportune riflessioni metodologiche spettano al capitolo device.
Tempora mutantur
Probabilmente il più mutato negli ultimi anni quanto a parametro di riferimento, in considerazione della proliferazione di fonti di somministrazione eterogenee dei contenuti radiofonici e, naturalmente, del cambiamento delle abitudini degli utenti. Abitudini che però sembrano sfuggire alle codifiche troppo rigide di Audiradio.
Le categorie dichiarative dei device raccolte nel Volume anno 2025
Le categorie dichiarative del Volume anno 2025 di Audiradio sono infatti ancora le classiche e stringenti: 1) PC/tablet, 2) cellulare/ smartphone, 3) apparecchio radio, 4) autoradio, 5) tv canale televisivo della radio, 6) tv solo audio, 7) smart speaker/assistente vocale, 8) altro. Una classificazione datata ed equivoca, che spesso non coincide con l’autopercezione dell’utente e, a dire il vero, nemmeno con l’infrastruttura tecnologica sottostante.
Gli equivoci: l’autoradio…
Per esempio, l‘autoradio, nelle nuove vetture, è integrata in un dashboard che gestisce ricezione FM, DAB+, streaming dialogando con lo smartphone collegato via Bluetooth o con una scheda telefonica dell’auto. Pretendere che un utente non tecnico attribuisca la totalità dell’ascolto in auto all‘autoradio in sede classico (broadcast) è una sciocchezza prima di un’utopia.
… o meglio, lo strumento per l’ascolto in auto
Il device autoradio (che secondo la statistica Audiradio pesa per 27.433.000 unità su 35.053.000 ascoltatori), dovrebbe oggi essere semplicemente intepretato come “strumento per l’ascolto in auto“, ma certamente non invocato per difendere il broadcast come elemento essenziale della fruizione radiofonica. Non è (più) così e forzando determine premesse (come stanno facendo alcuni enti esponenziali della radiofonia nel tentativo di contrastare la decisione dell’industria automobilistica di eliminare i dispositivi per la ricezione via etere dalle nuove auto), si giunge ad una conclusione sbagliata. La radio, infatti, vive e prospera anche fuori dall’etere.
Gli equivoci: apparecchio radio e smart tv
Analogamente una smart TV può veicolare un canale DTT, un’app OTT o un canale FAST, così come un apparecchio radio può essere interpretato da un utente con un ricevitore radio stand-alone, a prescindere che sia FM, DAB+ o IP (anche se in questo caso è altamente probabile che sia in modulazione di frequenza, anche se la presenza certificata di ricevitori FM in meno di un quarto delle case italiane stride col dato Audiradio, che assegna all’apparecchio radio 10.455.000 utilizzi).
La purezza del dato degli smart speaker
Probabilmente il dato meno equivoco nella ripartizione dell’ascolto per device è quello relativo agli smart speaker/assistente vocale (1.988.000 unità, altra dimostrazione di sottovalutazione della mutazione delle abitudini d’ascolto, posto che ancora qualche tempo fa c’era qualche anacronistica ironia sul relativo peso d’ascolto), considerata la sua unicità.
… e (forse) del pc/tablet
Chi sa cos’è un altoparlante intelligente e lo usa lo dichiarerà molto più consapevolmente all’intervistatore rispetto ad un device di somministrazione promiscua (come il sistema di car entertainment, lo smartphone o il televisore). Similari le considerazioni sull’ascolto via pc/tablet (1.184.000 casi), anche se il dato potrebbe subire interferenze concettuali dall’ascolto in streaming attraverso smartphone.
Ambiguità strutturale
L’impossibilità di distinguere in modo netto tra broadcast ed ambiente IP (le varie soluzioni di streaming) attraverso dichiarazione diretta introduce un margine di ambiguità strutturale. Ne deriva che la quota attribuita ai dispositivi storicamente broadcast può includere oggi anche ascolto digitale disintermediato dalle reti via etere, mentre l’ascolto via TV (che Audiradio stima in 4.340.000 unità per il canale televisivo della radio e 1.110.000 casi come fruizione solo audio da un televisore) può essere sovra o sottostimato a seconda della consapevolezza tecnologica dell’intervistato.
Indicatore di contesto d’uso
Dal punto di vista analitico, il dato device andrebbe quindi interpretato come indicatore di contesto d’uso e non di piattaforma distributiva. L’auto emerge come ecosistema dominante, ma ciò non implica esclusività FM; implica piuttosto che la radio mantiene centralità nella mobilità.
Trasformazione digitale più avanzata di quanto classificazione dichiarativa suggerisca
La trasformazione digitale è probabilmente più avanzata di quanto la classificazione dichiarativa suggerisca. In un contesto in cui la penetrazione delle smart TV supera quella dei televisori non connessi, la distinzione tra DTT e streaming su grande schermo diventa quasi impraticabile senza misurazione passiva o SDK integrati.
Lettura in chiave sistemica
Piuttosto, in chiave sistemica, l’insieme dei dati restituisce una radio stabile, con forte concentrazione mattutina, elevata copertura settimanale e solida fedeltà adulta. Tuttavia, il profilo demografico segnala una progressiva maturazione dell’audience, che potrebbe nel medio periodo ridurre la capacità di intercettare generazioni i giovani (i giovanissimi sono da tempo fuori dalla visuale radiofonica) se non supportata da strategie di engagement multipiattaforma e da una misurazione capace di valorizzare anche il consumo digitale on demand (catch up in particolare).
Combinato disposto
La combinazione tra picchi di ascolto concentrati e lunga permanenza nelle fasce adulte garantisce ancora oggi un’elevata efficienza pubblicitaria nelle ore chiave, ma impone una riflessione sull’evoluzione tecnologica e sulla necessità di strumenti di rilevazione più granulari e meno dipendenti dal dichiarato.
Cosa mostra il quadro tecnico
In conclusione, il quadro tecnico evidenzia un mezzo che conserva forza strutturale nelle dinamiche tradizionali del giorno medio, ma che si trova in una fase di transizione metodologica. La centralità del drive time e della popolazione 45-64 rappresenta il pilastro economico attuale del sistema, mentre la sfida futura si giocherà sulla capacità di misurare con maggiore precisione l’ascolto ibrido, integrare le diverse piattaforme in una currency unificata e tecnologicamente robusta. E, soprattutto, rendere più agevole individuare la radio su device multifunzione.





























