Radio. Aumento spropositato costi energia costringerà a switch-off anticipato? Le opinioni di alcuni dei principali player radiofonici

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Switch-off FM/DAB spinto dai rincari dell’energia elettrica? Dopo l’uscita dirompente di Roberto Sergio (Radio RAI) su NL, a settembre 2021, circa una data per lo spegnimento della FM, molte cose sono cambiate. Ed anche alcune posizioni.
NL ha interpellato a riguardo Lorenzo Suraci di RTL 102.5 e Eduardo Montefusco di RDS.

Editori in bolletta

Intanto va detto che la crescita a dismisura delle bollette di energia elettrica sta realizzando quelle che dagli anni ’90 erano considerate mere utopie. Parliamo della riduzione generalizzata delle potenze in modulazione di frequenza.

Riduzione dei segnali

Già è sotto gli occhi di tutti quello che NL aveva anticipato a settembre dello scorso anno: una diminuzione delle intensità dei segnali di circa 3 dB (equivalente a un dimezzamento della potenza con un risparmio energetico del 30-40%) non più relegata alle ore notturne, ma presente lungo l’intera giornata.

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Piccoli impianti non crescono ma si spengono

Non solo, molti impianti ex art. 30 D. Lgs. 177/2005 (i famosi diffusori formalmente attivati da comuni e comunità montane, ma sostanzialmente gestiti e sostenuti dalle emittenti a seguito di patti laterali) sono già stati spenti, così come quelli di proprietà diretta, posti in località di scarso appeal commerciale e demografico.

Switch-off

Così, dopo qualche mese di sonnolenza, si torna a parlare di ipotesi di switch-off FM/DAB+, complice anche l’avvicinarsi della data di liberazione di molte frequenze VHF oggi ancora occupate dalla televisione. Parliamo della deadline di giugno 2022, che consentirà il riutilizzo di tale banda per l’espansione della radio digitale via etere (DAB+).

Il quadro delle piattaforme distributive

Un dato di fatto: non si tratta di discutere del se, ma del quando e del come la FM sarà abbandonata. Certamente l’aumento della fruizione sulle piattaforme digitali ad uso radiofonico (DAB+, vettori IP e DTT) erode progressivamente utenza alla modulazione di frequenza e l’aumento dei costi dell’energia elettrica per diffusori monocontenuto (a differenza di quelli digitali) imporranno presto valutazioni di convenienza sul mantenimento in esercizio di impianti non essenziali.

Pro switch-off FM/DAB

Tuttavia, più complessa è la valutazione di un’imposizione alla dismissione, come per la televisione. Secondo una scuola di pensiero, la previsione di uno switch-off favorirebbe l’affermazione dei vettori digitali e soprattutto fisserebbe un termine alla costosissima coesistenza di piattaforme (la cd. multipiattaforma).

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Pro switch-over

Secondo un’altra interpretazione, invece, sarebbe preferibile uno switch-over (cioè una sovrapposizione prolungata con progressivo spegnimento della piattaforma uscente) in quanto più adattativo rispetto alla situazione dell’utenza.

Quattro mura…

Se infatti è vero che nelle abitazioni sono ormai presenti ricevitori FM solo in un caso su 4 (quindi una penetrazione del 25%) a fronte della presenza di tv e device connessi per oltre il 90% (per ciascuna piattaforma, beninteso), per le automobili lo scenario è ben differente.

… e quattro ruote

Sulle quattro ruote domina infatti ancora l’autoradio FM, anche se la presenza obbligatoria su tutte le nuove vetture di ricevitori DAB+ e quella fattuale di connettività (attraverso sistemi Android Auto, Apple CarPlay, ma anche del semplice bluetooth) sta rapidamente consolidando l’ascolto digitale anche lì.

Quale data?

Ciò nonostante, sia in un caso (switch-off) che nell’altro (switch-over), è possibile stimare una data dopo la quale la presenza di contenuti in FM potrebbe perdere di significato.

2030

Secondo la Radio Industry del Regno Unito, la FM continuerà a svolgere un ruolo fondamentale almeno fino al 2030, pur nella consapevolezza che la radio sia già ora digitale e multipiattaforma, con le piattaforme online che svolgono un ruolo sempre più importante insieme a DAB/DAB+, con le automobili in particolare che rappresentano un emergente critico ambiente connesso.

La visione di Suraci (RTL 102.5)

Sostanzialmente sulla stessa linea della Gran Bretagna Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5 che pur essendo il più importante promotore della radio digitale DAB in Italia è anche un grandissimo sostenitore dell’attuale importanza della FM.

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Momento drammatico che segna l’importanza della radio…

Purtroppo stiamo vivendo un momento estremamente drammatico”, spiega Suraci a NL. “La guerra alle porte dell’Europa ci dà però la consapevolezza di quanto sia importante il mezzo radiofonico, una voce libera e credibile che riesce ad uscire dalle logiche di censura e disinformazione che regolano internet”.

… e della FM pur al cospetto delle piattaforme digitali

“Oggi, più che mai, è fondamentale sottolineare l’importanza dell’FM e accelerare sullo sviluppo delle reti DAB+, non solo perché sono queste infrastrutture sono un vantaggio competitivo nei confronti di altri servizi d’intrattenimento e informazione apparsi sul mercato, ma anche perché solo grazie ai nostri impianti di trasmissione possiamo continuare a garantire un filo diretto con le persone, non condizionato e credibile“, sottolinea il presidente della prima radio italiana per ascolti.

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La visione di Sergio (Radio RAI)

Del parere opposto era invece stato Roberto Sergio, direttore di Radio RAI, che a NL nel settembre scorso aveva dichiarato: “E’ ragionevole pensare ad uno switch off dell’FM entro il 2030, meglio prima. Oggi siamo a uno stallo: non si investe sul Dab+ perché l’Fm assorbe risorse, non si spegne l’Fm perché il Dab+ non è diffuso. E’ il classico cane che si morde la coda. L’unica via di uscita è decidere insieme una data di switch off”.

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RDS a metà strada tra le due posizioni

A metà strada tra le due posizioni si colloca oggi Eduardo Montefusco, presidente di RDS, secondo il quale “il futuro della radio è sempre più ibrido, ovvero una correlazione di piattaforme che sono DAB, FM ed IP. E questo è confermato anche dall’annuncio di Digital Radio UK (l’organizzazione che promuove il DAB+ in Inghilterra) che si unirà a Radioplayer UK – per avere un unico gruppo di lavoro per DAB+ e radio IP connesse“.

Integrazione DAB/IP

“Come presidente di DAB Italia – continua Montefusco – sono molto felice perchè potremo lavorare su un piano comune di sviluppo e di comunicazione integrata tra la piattaforma DAB e quella di Radioplayer (di cui siamo soci in PER Radioplayer Italia), che sta dando impulso alla penetrazione della radio ibrida in un ottica omnichannel (Apple tv, Samsung tv e altre connected tv,  Android Auto, Apple Carplay, Ford sdl applink, ecc.).  

Percorso naturale di sviluppo

E’ un percorso naturale per chi vuole dare sempre più continuità di segnale e servizi a valore aggiunto agli utenti ascoltatori che possono scegliere dove, quando, cosa e come fruire del contenuto (ad esempio del segnale lineare RDS e delle sue estensioni, come RDS Relax, RDS Next, ma anche dei contenuti on demand).

I limiti odierni

E’ evidente che questo sia anche un percorso progressivo purché si dia il giusto tempo alla penetrazione dei segnali digitali. Ad esempio a fruire del Dab oggi in Italia sono quasi 10 mln di utenti (dati ricerca GFK, ndr), in forte crescita ma ancora non a totale utenza. Così come l’IP, che deve reggersi attraverso una rete stabile ed in mobilità come il 5g.

Le condizioni per lo spegnimento della FM

Precondizioni necessarie per poi strutturare un piano condiviso per l’eventuale spegnimento progressivo dell’FM, quindi un’altra fase rispetto a quella contingente dell’innalzamento esponenziale del costo dell’energia (sul tema specifico torneremo domani con un significativo articolo dedicato).

Il nocciolo della questione switch-off FM/DAB

Insomma, nessuno ha dubbi sul fatto che la FM abbia una data di scadenza, anche se ignota. Ma altrettanto fuori discussione è la sua persistente indispensabilità, particolarmente oggi che i costi crescenti minacciano di mandare in rosso i bilanci.  Per quanto, è ancora da decidere. (M.H.B. per NL)

foto antenna di Floriano Fornasiero

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