Radio. L’automotive tenta di eliminare CarPlay ed Android Auto da dashboard, ma è costretta a tornare su propri passi. L’utente li pretende

Ford Puma, tesla carplay

Da anni Newslinet segue le sempre più complicate relazioni tra l’industria automobilistica, i broadcaster e le big tech (Google ed Apple in testa).
Fino ad ora abbiamo focalizzato l’attenzione sugli attriti tra l’industria radiofonica e quella automobilistica. Tuttavia, anche con le piattaforme OTT non sono rose e fiori: alcuni produttori automotive dei quali si sono lanciati in scelte decisamente tranchant, come General Motors (GM) il cui ceo, Mary Teresa Barra, addirittura promette di eliminare Car Play e Android Auto dai propri veicoli.
Tuttavia i clienti continuano a preferire le interfacce standard dei propri telefoni e perfino Tesla deve fare i conti con questa realtà.

Sintesi

Il rapporto tra case automobilistiche broadcaster e sistemi mobile come Apple CarPlay e Android Auto resta conflittuale; tuttavia, il mercato ha già emesso il suo verdetto: gli utenti preferiscono ritrovare al volante le interfacce dei propri smartphone.
Anche i costruttori che avevano scelto la via proprietaria — da General Motors a Tesla — o quantomeno l’avevano coccolata (come Ford), si trovano costretti a fare i conti con questa realtà, pena la perdita di quote di mercato significative.
Mentre GM insiste sulla posizione proprietaria, dopo anni di resistenza il ceo di Tesla ha annunciato l’adozione di CarPlay, spinto dal calo delle vendite e da un contesto competitivo mutato.
Sullo sfondo, restano aperte le questioni legate all’integrazione tecnica, al futuro del ricevitore via etere a bordo ed alla possibile obsolescenza delle stesse interfacce a icone, destinate forse a essere soppiantate dagli agenti AI conversazionali quali OpenCLAW.

Rapporti tesi

Il rapporto tra costruttori automobilistici e giganti dietro i sistemi operativi mobileApple con CarPlay e Google con Android Auto – è da sempre teso.
Un fenomeno che è ancora più visibile nel contesto delle vetture 100% elettriche. In queste ultime, infatti, il software rappresenta la gran parte del valore aggiunto: il motore elettrico è tecnicamente semplice e non rappresenta certamente un fattore di differenziazione. E, infatti, nelle pubblicità televisive si parla sempre meno di velocità massima, accelerazione o comfort di guida (persino il design esterno ha perso in parte la sua centralità).

Dashboard seducenti

Sono invece le interfacce utente, i dashboard avvolgenti che spesso occupano l’intero cruscotto, a sedurre i potenziali acquirenti ed a fare la differenza nel momento della scelta.
E almeno su un punto tutti i colonizzatori dello schermo sono concordi: lasciare il controllo del dashboard significa assegnare (ad altri) un vantaggio competitivo

Valore distintivo

Di conseguenza – lato automotive – consegnare l’accesso al dashboard ad Apple o Google significa ridurre drasticamente il valore distintivo dei singoli marchi, come l’abbandono dei navigatori integrati a favore di Google Maps e Mappe di Apple ha dimostrato.
È per questo che molti costruttori – su tutti General Motors – hanno scelto di eliminare del tutto la possibilità di interfacce alternative, imponendo la propria soluzione proprietaria (con effetti non sempre positivi, come vedremo).

Incerti

C’è poi un lungo elenco di incerti: costruttori come Mercedes o Renault sembravano in un primo tempo aver adottato la versione avanzata di CarPlayApple CarPlay Ultra – salvo poi fare marcia indietro.
Uno stallo che lascia trasparire la forte tensione tra la necessità di adottare una soluzione richiesta dai propri clienti e quella di non  perdere la propria identità.

tesla carplay

Ford

Infine ci sono case come Ford, testata a margine di questo articolo con un modello Puma immatricolato a febbraio 2026, che sta virando decisamente verso una disintermediazione progressiva ed insidiosa delle reti broadcast. Sul modello testato da Newslinet, esemplificativa dell’emarginazione assegnata al ricevitore broadcast (FM/DAB+), è la difficoltà a rintracciarlo nel menu.

Ago nel pagliaio

Per trovarlo abbiamo dovuto eseguire una serie di operazioni che avrebbero demotivato gran parte dell’utenza, partendo dall’assurda logica di sottoporre prima di tutto la sintonizzazione per mux DAB+, quindi non attraverso un’elencazione unica, ma per bouquet (esiste l’elenco finale, ma comporta un’azione ulteriore). E parliamo del DAB+: per la FM la situazione era ancora più sconsolante.

Disintermediazione broadcast

Viceversa, appena saliti in auto, il sistema Ford ha proposto immediatamente (e spontaneamente) l’associazione dell’infotainment a CarPlay ed Android Auto, rendendo fruibile le app scaricate dall’utente sul proprio smartphone sul grande schermo dell’auto.

Inequivocabile

Un segno inequivocabile della preferenza assegnata dalla casa automobilistica americana ad un ambiente disintermediato dalle reti broadcast. Ed un esempio eclatante della strategia fallace dell’industria radiofonica di puntare sull’obbligo dell’autoradio invece che sulla facilità di accesso al contenuto (a prescindere dalla piattaforma di distribuzione), per esempio attraverso l’adozione della lista dei SIG (servizi di interesse generale) fissata da Agcom, imposta con criteri di geolocalizzazione a tutti gli aggregatori con obbligo di preinstallarne almeno uno a scelta della casa automobilistica (con facoltà per l’utente di installarne uno preferito).

tesla carplay ferrari

Ferrari

C’è poi chi, come Ferrari, ha optato per una scelta più radicale, ripensando totalmente l’interfaccia utente della vettura, sulla base di forti personalizzazioni (ad esempio l’inattesa comparsa di molti tasti fisici), tanto da rendere l’eventuale adozione del software di Apple secondario.

LoveFrom

Per farlo, la prestigiosa casa automobilistica ha assegnato a LoveFrom, la società creata dall’ex Apple Jony Ive, il compito di re-immaginare l’intera interfaccia guidatore-veicolo della futura vettura elettrica “Luce“.  Significativamente, la presentazione dell’interfaccia è avvenuta prima della presentazione del modello stesso (che nessuno ha ancora visto). Quanto allo schermo, la società parla di un sistema operativo “compatibile con CarPlay sulla base di una user interface sviluppata da LoveFrom”.

Possiamo fare di meglio

Ferrari può permettersi di ingaggiare quello che è ritenuto il miglior industrial designer del mondo (Ive ha “disegnato” per Apple oggetti quali il Newton Message Pad 110 (1993), il primo iPod e ovviamente i primi iPhone e i MacBook). Anche gli altri produttori potrebbero seguire questa strada: ma, come abbiamo visto, paiono tentennanti e tutt’ora propensi a dare prominenza ai sistemi sviluppati in-house.

User-unfriendly

Purtroppo le interfacce create dai costruttori tradizionali sono spesso ostili, inutilmente complicate e poco standardizzate. Non è raro, inoltre, che lo stesso produttore offra su versioni diverse dello stesso modello dashboard differenti. Il risultato è una sorta di rifiuto da parte di molti potenziali clienti.

Tesla

Un discorso che vale per i produttori tradizionali, ma non per la relativamente giovane Tesla che ha sempre puntato su un’interfaccia utente eccellente: fluida, potente, continuamente aggiornata over-the-air, con mappe integrate, controllo vocale avanzato, gestione energia, Full Self-Driving visualization, streaming video, giochi e personalizzazioni estreme.
Proprio questa solidità ha permesso a Tesla di resistere a lungo alle richieste di rendere disponibile CarPlay.

Il cambio di rotta: vendite in calo e pragmatismo

La situazione è cambiata nel 2025. Dopo l’elezione di Trump e l’impegno politico di Elon Musk (anche nel controverso “Doge”), Tesla ha registrato una flessione delle vendite, la prima significativa in anni. Ebbene, secondo Mark Gurman di Bloomberg uno dei modi identificati per rilanciare le vendite è stato proprio quello di annunciare l’adozione di Apple CarPlay.

Elon vs Tim

L’aggiunta di CarPlay rappresenta un clamoroso dietrofront per Tesla e per il CEO Elon Musk, che per anni ha ignorato le richieste di implementare questa popolare funzione. Da tempo Musk attacca Apple, soprattutto per le regole dell’App Store, e si era molto arrabbiato quando l’azienda aveva provato a “rubargli” alcuni dei suoi ingegneri migliori durante il fallito progetto della propria auto elettrica.

L’internalizzazione

Le vetture Tesla usano un sistema di infotainment tutto sviluppato internamente, con le proprie app per messaggi, internet e navigazione. Per molto tempo Tesla ha rifiutato di aprire la porta ad Apple, soprattutto quando Cupertino sembrava intenzionata a entrare direttamente nel settore delle auto elettriche come concorrente diretta.

Grok on board

Le cose, però, sono cambiate quando Apple ha abbandonato il progetto auto (Titan) nel 2024. Oggi Musk ha bisogno di Apple come alleato importante per far arrivare l’app X e l’intelligenza artificiale Grok AI a più persone possibile.

McKinsey

Uno studio McKinsey del 2024 aveva oltretutto rilevato che per circa un acquirente su tre l’assenza di CarPlay (o di Android Auto) è motivo sufficiente per scartare del tutto un marchio. Tesla punterà sulla versione classica di CarPlay (non sulla più avanzata Ultra già adottata da Aston Martin). Ridisegnata da Apple per iOS 26,  include widget per meteo, calendario e altro e – si ritiene – funzionerà all’interno di una finestra, in parallelo al sistema nativo.

Sincronizzazione

L’implementazione  si è rivelata più complessa del previsto. Il principale ostacolo è la non sincronizzazione in tempo reale tra Apple Maps (in finestra CarPlay) e le mappe native di Tesla. In caso di utilizzo contemporaneo – ad esempio durante la guida con Full Self-Driving attivo – le due applicazioni tendono a mostrare indicazioni diverse nello stesso momento: un rischio per la sicurezza e la coerenza dell’esperienza.

Ritardi

Tesla ha chiesto ad Apple di intervenire sulle Maps con modifiche ingegneristiche. Apple – afferma Gurman – ha accettato e ha rilasciato la correzione in un recentissimo aggiornamento di iOS 26. Secondo le ultime indiscrezioni il debutto potrebbe arrivare nella primavera del 2026, forse con un aggiornamento software OTA di Tesla. Come detto, CarPlay non sostituirà l’interfaccia Tesla, ma girerà in una finestra dedicata, offrendo “il meglio dei due mondi”.

E la radio?

Cosa accadrà alla radio, da tempo assente in quanto tale (a livello hardware) dalle vetture Tesla?
L’utente potrà scegliere di ascoltarla anche tramite le app dedicate (come questa) o aggregatori iOS (come questo) ?
Non abbiamo per ora trovato risposta certa e occorrerà dunque attendere il rilascio definitivo. Per ora ci sono solo voci di forum che affermano che “Le funzioni radio non saranno limitate solo alle radio contenute nella sezione omonima di iTunes, ma potranno provenire anche da altre app iOS di terze parti compatibili con CarPlay“.

Music Radio

Se anche il solo iTunes sarà utilizzabile dalla famosa finestra, allora tutte le stazioni di radio Apple (l’ex “Beats 1” di Zane Lowe e le altre cinque dedicate a specifici stili musicali) saranno senza dubbio disponibili. E – forse – anche tutte le altre stazioni “internazionali” che sono di fatto dei rilanci dei flussi di TuneIn Radio inseriti nella directory di Apple.

Un’ipotesi

Ma, ci permettiamo di avanzare un’ipotesi, quest’ultima cosa potrebbe non vedere la luce del giorno. Anche dentro AppleMusic le radio veicolate attraverso TuneIn hanno tendenza a suonare gli insopportabili preroll pubblicitari e ci pare difficile immaginare che Musk ed il futuro ceo di Apple possano accettare di fornire un’esperienza utente tanto sgradevole.

Una capitolazione strategica o un’evoluzione inevitabile?

In conclusione, non resta che osservare come per anni Elon Musk avesse difeso l’ecosistema chiuso di Tesla come elemento di superiorità. Oggi la mossa verso CarPlay rappresenta una svolta pragmatica: in un mercato sempre più competitivo, ignorare le richieste degli utenti Apple rischia di costare troppo in termini di vendite.

Il canto del cigno

Eppure, tutto questo potrebbe rappresentare solo il canto del cigno delle interfacce a icone tipiche degli smartphone. Solo una ristretta elite ha attivamente utilizzato in queste ultime settimane OpenCLAW e i tanti cloni. Ma chi lo ha fatto?

Provare per credere

Invitiamo tutti i lettori a provare in prima persona: chi ha dotato le proprie intelligenze artificiali di un computer tutto per loro ha visto la luce. Non c’è nessuna interfaccia grafica, per quanto seducente, che possa competere con la discussione, aperta e funzionale, con il proprio agente software. Anche – e forse soprattutto – in automobile. (M.H.B. per NL)

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