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Radio. NAB Show 2018: il mondo dei media si riunisce a Las Vegas per parlare di futuro e della nuova frontiera digital

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NAB Show 2018

Si è chiusa giovedì 12/04 l’edizione 2018 del NAB Show, uno degli eventi più importanti al mondo dedicato ai media, alla tecnologia e all’intrattenimento. Nel corso dei sei giorni di programmazione, il Las Vegas Convention Center ha accolto delegazioni provenienti da ogni parte del globo, composte da personalità di spicco della tv, della radio e della cinematografia.
Nei vari appuntamenti in palinsesto, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla direzione verso cui sta andando l’industria dei media, alla luce degli assetti attuali e delle più recenti evoluzioni tecnologiche. Il sito Radio Ink ha seguito l’evento passo passo, riportandone sulle sue pagine i principali interventi.
In particolare, per il mondo della radiofonia si sono succedute sul palco numerose personalità, che hanno preso parola tracciando analisi lucide ed obiettive riguardo lo stato di salute della radio e l’inevitabile confronto con i digital media.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di quattro imprenditrici sul tema della disruption – c.d. rottura degli equilibri – che sta interessando, proprio di questi tempi, il settore della radiofonia (oltre che dei media in generale). Di tale fenomeno sono state analizzate le cause scatenanti e alcune possibili strategie da adottare per far fronte ai cambiamenti del mercato, limitando il rischio di effetti negativi.NAB Show 2018Sono tempi di cambiamento ma gli OTT ci stanno destabilizzando, a partire da come creiamo i nostri contenuti fino al modo in cui li colleghiamo al nostro brand” ha affermato Marian Pittman, Executive Vice – President of Digital Strategy and Research del Gruppo Cox Media.

Gli Over The Top costituiscono, infatti, dei giganti con cui le piccole e medie imprese devono inevitabilmente fare i conti: essi dominano il mercato e fagocitano un’enorme fetta di pubblico, facendo terra bruciata (o quasi) attorno a chi si colloca al di fuori della cerchia dei grandi operatori, ma non solo.
Sul palco del NAB Show ha preso parola anche il CEO di Hubbard Radio, Ginny Morris, la quale ha sollevato un’ulteriore questione: la causa scatenante dell’emorragia di ascoltatori, infatti, non sarebbero soltanto gli OTT ma anche i digital media. “Dobbiamo cavalcare l’onda e adattarci a questi nuovi spazi”. In fondo, continua la Morris, anche Sirius e XM Satellite Radio (entrambe pioniere del servizio SDARS – Satellite Digital Radio Service) 20 anni fa erano considerate delle vere e proprie minacce.
Ad oggi, invece, la nuova frontiera si chiama Smart Speaker: le radio dovranno ancora una volta adattarsi, imparando a capitalizzare utilizzando tali device a proprio favore.

Non rimane, quindi, che affrontare la “rivoluzione IP”, così come ha scelto di fare Refinery29 (piattaforma che produce contenuti digitali), la cui Chief Content Officer, Amy Emmerich, è intervenuta soffermandosi sull’importanza della “diversificazione”: essa costituisce, per Emmerich, l’unica costante in un mondo in continuo cambiamento, con cui tutti gli operatori sono chiamati a misurarsi, dai top player a quelli meno influenti.
Tale questione è stata ripresa in un altro interessante momento di incontro e confronto tenutosi al NAB Show.
Come può la radio mantenersi competitiva sui digital media e, più in generale, sugli altri media diretti competitor? Questa la domanda principale che è stata posta alla nutrita schiera di specialisti del settore riunitisi sul palco.
Dobbiamo assicurarci che i nostri programmi locali continuino ad essere dei prodotti validi, in grado di coinvolgere l’ascoltatore” ha dichiarato Tim Murphy, SVP/Corporate Business Development di Entercom, broadcaster e network radiofonico americano. Gli fa eco Caroline Beasley, CEO di Beasley Media Group, per la quale anche in futuro la radio continuerà a distinguersi dagli altri media, preservando la sua unicità proprio grazie alla sua capacità di creare una community solida e ben caratterizzata.
Ciò di cui l’industria radiofonica ha più bisogno, dunque, non sono speranze, come quella di riuscire a restare a galla in un oceano di squali (dagli OTT ai nuovi digital media). Al contrario, urge una vera e propria pianificazione della nuova identità di radio del futuro. (A.C. per NL)

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