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Radio. Scoppia l’ennesima grana per la Lega a riguardo di Radio Padania. Dopo la questione dei contributi arriva lo stop alla diffusione nazionale in DAB+. Ecco cosa e’ successo. E cosa succedera’

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Dopo la vicenda dei contributi “spontaneamente” rinunciati, Radio Padania torna al centro dell’attenzione ministeriale e mediatica.
Chiariamo subito: anche in questo caso si tratta dell’ennesimo segreto di Pulcinella. Che Radio Padania dopo l’alienazione della concessione in ambito nazionale di carattere comunitario al gruppo RTL 102.5 (che sopra ci ha realizzato – del tutto lecitamente – Radio Freccia) fosse diventata una emittente locale (acquisendo una concessione per radiodiffusione in ambito locale) era noto a tutti.
Che, tuttavia, fosse veicolata, oltre che su qualche frequenza FM, anche sul DAB+ e sul DTT (LCN 740, solo audio) in due mux nazionali (per il DAB+ Eurodab, per il DTT Canale Italia), era un altro fatto ampiamente noto.

Che ora il Ministero dello Sviluppo Economico (retto da Luigi Di Maio) abbia contestato alla locale Radio Padania (e quindi alla Lega di Matteo Salvini) la diffusione di un contenuto radiofonico locale in ambito nazionale con tecnologia DAB+ (intimando lo spegnimento entro 7 giorni pena la revoca dell’autorizzazione come fornitore di contenuti digitali), stupisce solo chi non mastica la materia o vuole inventarsi improbabili dietrologie politiche. Caso mai, ci sarebbe da stupirsi di come l’incendio sia divampato solo ora, anche se, in punto amministrativo, si tratta di un fuoco di paglia: basterebbe infatti che Radio Padania sfruttasse l’opportunità di un’autorizzazione come fornitore di contenuti DAB+ “nuovo entrante” in ambito nazionale per regolarizzare la sua posizione col Ministero di Di Maio.

Chiaramente così non potrebbe trasmettere in nazionale il medesimo prodotto diffuso in ambito locale  – ammesso che abbia senso continuare a farlo, visto il format non certamente areale dell’emittente -, che dovrebbe differenziare quanto a nome e contenuto; ma ciò, francamente, sarebbe un problema di poco conto, potendo agevolmente ricomporre con i medesimi contributi due palinsesti diversi anche se sostanzialmente col medesimo layout editoriale. Ma, come detto, potrebbe più agevolmente rinunciare alla concessione locale che, francamente, non si capisce che senso ormai abbia.
Analogamente, Radio Padania potrebbe conseguire senza alcun problema un titolo come fornitore di servizi di media audiovisivi (FSMA) in ambito nazionale ed essere veicolata in visual radio (quindi non solo col contributo sonoro) sul DTT (nazionale). Ah, beninteso: sulla veicolazione in digitale televisivo terrestre nazionale della Radio Padania locale non c’è nessuna contestazione.

Ma la vera verità è che l’incidente conferma la necessità di mettere mano a norme anacronistiche alle soglie del Twenty Twenty, che vedono vincoli imposti alle radio e tv locali contraddittori alla presenza di vettori per definizione internazionali, come l’IP ed il satellite. Non solo: la disparità di trattamento dei tetti diffusivi via etere tra tv locale e radio locale potrebbe fondare una questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 c.1 del D. Lgs. 177/2005.

Quest’ultima norma, alla lettera v) statuisce che  per “ambito locale radiofonico“, si debba intendere “l’esercizio dell’attività di radiodiffusione sonora, con irradiazione del segnale fino a una copertura massima di quindici milioni di abitanti”, mentre la successiva lettera z) stabilisce che con “ambito locale televisivo” si intende  “l’esercizio dell’attività di radiodiffusione televisiva in uno o più bacini, comunque non superiori a dieci, anche non limitrofi, purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale”. Perché, quindi, una distinzione assolutamente ingiustificata di ambito locale tra tv e radio?
Analogamente: perché in un ambiente digitale che vede consacrata in tv la separazione tra fornitori di contenuti ed operatori rete, nella radiofonia la partecipazione ai consorzi DAB+ deve essere limitata alle aree coperte in FM attraverso una illogica interposizione di ruoli (di network e content provider)? Che c’entra?
Insomma, comunque vada, Radio Padania ne uscirà più o meno tranquillamente.
Ma se non si sfruttasse questa occasione per sistemare una volta per tutte le numerose antinomie che frastagliano la normativa di sistema radiotelevisiva, il finto sgambetto di Di Maio a Salvini sarà ancora una volta un’opportunità sprecata. (M.L. per NL)