Home Radio e TV Radio 4.0. Ibridizzazione radiofonica: vademecum tecnico-giuridico per il DTT

Radio 4.0. Ibridizzazione radiofonica: vademecum tecnico-giuridico per il DTT

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L’esame dell’ascolto per device dell’indagine TER 2017 conferma il boom della multipiattaforma, cioè della veicolazione di un contenuto radiofonico su più vettori (FM, IP, DAB+ e, appunto e soprattutto, DTT). Secondo la ripartizione del Tavolo Editori Radio, 24.312.000 persone nel 2017 hanno ascoltato il mezzo con l’autoradio, 11.201.000 tramite un ricevitore tradizionale, 4.550.000 con via tv [1], e ben 3.000.000 via IP (che diventano 3.109.000 considerando i podcast[2].
Quello rilevato dal TER, d’altra parte, non è che la conferma dell’integrazione del medium radiofonico su altre piattaforme diverse dalla FM (in termini tecnici “ibridizzazione”) e in particolare sul DTT e su IP, nella consapevolezza che la radio che si ascolterà, vedrà e leggerà nei prossimi cinque anni sarà multisensoriale, con sempre maggiori velleità audio-visivo-testuali ed un vincolo più che una propensione all’adattabilità ad ogni dispositivo in grado di ricevere flussi a/v.

Relativamente al DTT, la tendenza delle emittenti radio a domiciliarvisi discende dalla constatazione che da almeno un ricevitore FM/AM nel 99% delle abitazioni dotate di allacciamento elettrico del 1990, si è scesi all’attuale 50% in progressiva, rapida, diminuzione. Ciò significa che mentre sul 100% delle autovetture prodotte da almeno 15 anni a questa parte è installato uno strumento di ricezione radiofonica, fruito da oltre l’80% degli ascoltatori della radio, nel 50% delle case degli italiani se si vuol ascoltare le trasmissioni radiofoniche si deve attingere allo smartphone, al pc o, quasi sempre, alla tv.
Causa ed effetto della situazione di cui sopra è la progressiva scomparsa nei punti vendita di elettronica del ricevitore radio, sia nella sua declinazione tradizionale [3] che in quella dell’autoradio [4]. Si tratta di un segno di un profondo cambiamento dei tempi in atto ormai da qualche anno: nessuno compra più un ricevitore radiofonico per il semplice motivo che non ve n’è esigenza: l’ascolto in cuffia è appannaggio dello smartphone [5], quello casalingo avviene attraverso il pc o la tv, quello in auto [6] con autoradio captive, quasi sempre impossibili da sostituire perché un tutt’uno con il cruscotto [7]. A rafforzare la tendenza, la decisione, già trapelata in diversi cda di storici produttori di ricevitori FM portatili, di cessarne la produzione in un lasso di tempo di 5-10 anni, andando meramente ad esaurimento con le scorte.
Sul punto appare credibile che la Modulazione di Frequenza [8] abbia ancora una importanza significativa nei prossimi 15 anni, ma con un’erosione costante da parte degli altri device nell’ordine del 5-10% annuo, con l’effetto che anche i valori economici degli impianti dovrebbero ridursi secondo percentuali simili, anche se non necessariamente identiche.

D’altra parte, la rinnovata corsa all’acquisto degli impianti FM da parte dei player radiofonici più importanti trova una precisa logica nella combinazione di quattro fattori:
– la crisi di quelle piccole radio locali incapaci di rimanere su un mercato in corso di completa modificazione [9];
– il crollo dei valori delle frequenze FM [10], che le rende molto più accessibili;
– la necessità di consolidare posizioni da parte dei grandi operatori favorendone le rendite [11] in attesa di un confronto tra fornitori di contenuti puri, privi di controllo proprietario o possessivo dell’infrastruttura diffusiva;
– la valutazione che la sostituzione dei ricevitori in modulazione di frequenza in dotazione alle automobili con quelli IP abbraccerà un periodo connesso alla progressiva sostituzione del parco auto in esercizio [12].

Con questa chiave di lettura trovano interpretazioni convergenti azioni tattiche superficialmente tra loro scollegate, come il presidio radiofonico del DTT e del sat con soluzioni di “visual radio” e “audiografica” (di cui diremmo innanzi), il consolidamento degli aggregatori di flussi streaming per l’ascolto indoor [13] e outdoor [14] e l’impiego [15] del formato DAB+.
La radio locale continuerà ad esistere, ma distinta non già in funzione dell’area di copertura [16], quanto dal progetto editoriale che troverà la sua conclamazione nella geolocalizzazione: le autoradio [17] ci indicheranno oltre alle radio divise per tema [18] anche quelle specifiche di un dato territorio.
Ciò comporterà la definitiva archiviazione delle distorsioni attuali basate sulle infrastrutture diffusive: non vincerà più chi ha segnali migliori, ma chi saprà attirare e trattenere più a lungo o più frequentemente l’utente.

Ad ovviare al rischio di una frammentazione del comparto, posta l’accessibilità a mezzo milione di flussi streaming soccorreranno, per organizzare e selezionare, i citati aggregatori, veri e propri motori di ricerca che agevoleranno la creazione di un menù di 35 stazioni [19] suggerite sulla base delle abitudini del suo utilizzatore, fermo restando il libero arbitrio [20]. Il principale collettore di flussi streaming è il noto TuneIn (proiettano verso 150.000 canali), mentre altri aggregatori di rilievo sono: My Tuner [21] (40.000 stazioni), Internet Radio [22] (39.000 stazioni), Radio.it (30.000 stazioni), Radio Guide [23], Streema (10.000 stazioni) ed il nazionale FM-World. Funzioni aggregatrici sono poi svolte indirettamente da iTunes [24] per conto di costruttori di IP Radio.

E’ facilmente intuibile che le applicazioni degli aggregatori radiofonici sostituiranno in breve le singole app, sia perché è impensabile che l’utente possa congestionare il desk-top telefonico con le icone delle varie radio, sia perché le applicazioni bouquet risulteranno sempre più efficienti senza esigere continui (e costosi) upgrade da parte degli editori. Non solo, è molto probabile che gli aggregatori (quantomeno i più importanti) divengano indicatori per la rilevazione dell’ascolto e importanti snodi per il digital audio broadcasting, evoluzione della pubblicità radiofonica con promettenti margini di sviluppo per il futuro.
Tornando al tema dell’ibridazione radiotelevisiva, sul piano amministrativo due sono le direttrici principali per la veicolazione di contenuti di derivazione radiofonica sul DTT:
1) solo audio e audiografica;
2) visual radio in senso pieno.

Nella prima ipotesi l’autorizzazione alla produzione di contenuti digitali [25] di una stazione radio FM costituisce, sic et simpliciter, titolo per integrare la diffusione sul DTT, mediante la veicolazione di un contenuto solo audio o audiografico statico (il cd. “cartello” con il logo dell’emittente). In tale fattispecie sarà sufficiente formulare un’apposita comunicazione munita degli elementi identificativi al Ministero dello Sviluppo Economico. Nella seconda, trattandosi di un vero e proprio sviluppo del contenuto radiofonico in televisivo [26], occorrerà presentare una domanda per il conseguimento del titolo di “fornitore di servizi di media audiovisivi” (FSMA) per la diffusione in tecnica digitale su DTT [27], assumendo i relativi obblighi [28].

L’alternativa alla domanda per l’ottenimento del titolo [29] è quella di rilevarne uno da chi intendesse cederlo. Tale soluzione è di norma adottata per andare in onda immediatamente oppure, nei casi di bacini congestionati, dove è difficile o impossibile ottenere un numero LCN, l’identificativo sul telecomando (logical channel number), che viene rilasciato di norma insieme al titolo di FSMA, ma solo qualora ci siano numeri ancora disponibili [30]. Diversamente il titolo FSMA è del tutto astratto e concretamente inutilizzabile [31].
Relativamente ai costi di trasporto, occorre, naturalmente, partire dalla capacità trasmissiva richiesta e dai territori d’interesse. Un’audiografica di norma necessità di 500 k, cioè 0,5 MB [32], che costituisce il “taglio” per le combinazioni successive [33]. In Lombardia e nel Lazio [34] 0,5 MB possono essere acquistati ad un prezzo che va da 500 a 1500 euro + IVA/mese a seconda della capillarità del mux DTT. Nel caso di uno sviluppo in ambito nazionale i costi di trasporto per ciascun MB vanno da 20.000 a 50.000 euro + IVA/mese.

Quanto alle necessità di banda, se si sfrutta il formato H264 (HD), che contraddistingue ormai il 50% del parco tv), con 1 MB si può effettuare una visual radio piena (in caso di SD occorre arrivare almeno a 2MB) [35].
Sul piano produttivo nel caso di una visual radio o di un’audiografica dinamica, ci sono in commercio soluzioni software molto avanzate a costi decisamente accessibili anche per le piccole emittenti [36]. (M.L. per NL)

[1] Nel dettaglio, numeri estremamente di peso la “radiovisione” (denominazione autoctona di quella che tecnicamente è la “visual radio”) di RTL, che contribuisce con 2.083.000 utenti al complesso di 8.326.000 ascolti. Performance proporzionalmente simile per Radio Italia, con 1.028.000 utenti dalla tv su 5.191.000: conferme di un trend evidente e conseguenza del fatto che in casa e nei locali pubblici la radio è ormai prevalentemente ascoltata attraverso il device tv (complice la progressiva scomparsa dei ricevitori FM, presenti in una casa su due e quasi del tutto assenti nell’indoor pubblico);
[2] Risultati molto interessanti anche per il combinato IP (PC/tablet + smartphone), che su un complesso di 3 mln di ascolti premia soprattutto Radio 105 (462.000 ascolti su 4.963.000), Radio Dee Jay (455.000 su 5.171.000), RDS (357.000 su 5.697.000), Radio 24 (175.000 su 2.205.000), Radio Capital (124.000 su 1.584.000), mentre curiosamente RTL non pare giovarsi in modo particolare dell’ascolto via internet (solo 433.000 su 8.326.000);
[3] il vecchio “transistor”;
[4] in quanto installata di serie dalla casa automobilistica;
[5] che tra l’altro spesso non ha più il ricevitore FM;
[6] che rappresenta oltre l’80% della fruizione radiofonica;
[7] ammesso ve ne sia l’esigenza, atteso che l’autoradio di serie ormai nasce e muore con l’auto;
[8] o meglio la radiodiffusione analogica;
[9] eventi un tempo impensabili come la restituzione spontanea delle frequenze al Ministero per incapacità di sostentamento ed impossibilità di collocazione sul mercato, stanno cominciando a verificarsi;
[10] ridottisi a 1/4 rispetto al 2007/2008;
[11] di posizione;
[12] quindi prima che la soglia di significatività scenda sotto il livello del 30% trascorreranno non meno di 10 anni;
[13] smart tv;
[14] smartphone ed auto interconnesse;
[15] ancorché transitorio, in attesa del consolidamento di soluzioni legate alla telefonia mobile;
[16] come avviene oggi con diffusione via etere;
[17] nel senso più ampio del termine;
[18] solo anni ’70, solo funky, solo disco, ecc.;
[19] questa la sopportabilità dell’utente;
[20] già ora ci sono algoritmi allo studio in tale direzione;
[21] mytunerradio.com;
[22] internetradio.com;
[23] radioguide.fm;
[24] itunes.apple.com;
[25] cd. ruolo di “fornitore di contenuti” o “content provider”;
[26] sul piano giuridico la cd. “visual radio” è una vera e propria televisione, con filmati, riprese, contenuti audiovisivi dinamici che il solo titolo concessorio per l’FM non consente (oltre a permettere una eventuale differenziazione parziale o totale della programmazione tra radio e tv). Quest’ultimo, infatti, permette unicamente la veicolazione del flusso audio eventualmente integrato dal “cartello” ma è assolutamente vietata la veicolazione di contenuti audiovisivi dinamici, che presuppongono il titolo di FSMA;
[27] I contributi per l’istruttoria da versare al Ministero per le autorizzazioni locali sono: 250 euro per un’autorizzazione a carattere comunitario (locale); 500 euro per un’autorizzazione (commerciale) limitata ad un ambito provinciale; 3.000 euro per l’autorizzazione in ambito locale (regionale); 7.000 euro per ciascuna domanda di autorizzazione relativa a ogni programma. La durata del titolo è di 12 anni. NB: non si piò essere contemporaneamente titolari di autorizzazioni locali e nazionali;
[28] il soggetto è tenuto a ottemperare a tutti gli adempimenti tipici del settore, essendo, a tutti gli effetti, una televisione (che ha una declinazione sul web e non viceversa). Quindi: comunicazioni all’Agcom (comunicazione annuale, Informativa Economica di Sistema, contributo Agcom, ecc.) ed al Ministero dello Sviluppo Economico;
[29] che comporta un’attesa non sempre preventivamente definibile per il rilascio;
[30] a Milano e Roma, per esempio, ormai non ve ne sono più;
[31] I costi di questi titoli, comunque, sono di norma accessibili quando si parla di numerazioni alte, ad esempio nel tipico arco 600 o 800;
[32] cartello + flusso audio;
[33] 1000, 2000 k, cioè 1 MB e 2 MB;
[34] rispettivamente 10 e 6 milioni di abitanti;
[35] Consultmedia ha negoziato per le emittenti assistite delle tariffe particolari in tutte le aree italiane;
[36] come la Flu-O Tv di Bitonlive, fiduciaria di Consultmedia: una soluzione di elevata qualità a costi molto accessibili, frutto della sperimentazione sulla Hybrid Radio condotta da un anno a questa parte;