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Radio. In tutto il mondo inserzionisti attratti da pubblico radio sportive. Relativa audience assoluta: premia fidelizzazione

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Per chi vuole pubblicizzare un prodotto, un servizio o un’azienda oppure il suo brand, è importante riuscire a far sì che le proprie inserzioni raggiungano il target di riferimento.
Se il pubblico cui si mira è prettamente maschile, una soluzione interessante potrebbe essere rappresentata dalle radio sportive, un modello che funziona in un tutto il mondo.
Ad esempio a Portland, Oregon – secondo quanto riporta il New York Times – sebbene le stazioni radio specializzate in trasmissioni sportive occupino i posti più bassi della classifica degli ascolti, c’è chi è ben contento di investire in pubblicità su di esse.

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Il case history è quello di uno studio legale, Goldberg Jones di Seattle, specializzato in divorzi per gli uomini, che ha valutato conveniente il prezzo delle inserzioni sulla KFXX-AM – radio sportiva parte del network di Entercom, fondata addirittura nel 1925 – rapportato alla copertura garantita dalla sua diffusione (50.000 Watt in onde medie sui 1080 KHz per il nord ovest dell’Oregon ed il sud ovest di Washington).
I risultati ottenuti dalla massiccia pubblicità radiofonica da parte dello studio legale sarebbero stati particolarmente significativi, al punto da indurre gli avvocati di Seattle ad investire ulteriormente su KFXX-AM, stazione che si rivolge ad un pubblico di 11 milioni di persone, di cui ben il 71% sono di sesso maschile. Il bacino di utenza perfetto per servizi dedicati agli uomini.

Una prospettiva simile si ritrova nell’altro grande network delle circa 400 radio sportive della Espn (media company del gruppo Disney), che ospitano inserzioni di oltre 300 advertisers che si rivolgono a un pubblico di sesso maschile, ma di differenti fasce d’età, offrendo i servizi più disparati.
Se quindi il momento delle emittenti sportive americane appare felice  –quantomeno se raffrontato a quello del medium radio in generale, che negli ultimi mesi ha segnato una preoccupante flessione nella raccolta (peraltro non inattesa, visti gli avvicendamenti tecnologici determinati dai servizi di streaming on demand) -, il panorama delle radio sportive italiane sembra lontano da quanto descritto dalla testata newyorkese.

A parte i casi eclatanti della superstation seminazionale Radio Sportiva e di Radio Radio (diffusa via etere in Lazio, Umbria, Lombardia e parte della Sardegna in multipiattaforma), il contesto italiano è costituito da radio con ascolti troppo bassi  – la stessa RMC Sport ha esordito nell’indagine TER conseguendo risultati decisamente deludenti rispetto all’implementazione della copertura (forse anche perché solo concentrata sul vettore analogico FM) rispetto alla pregressa condizione di MC 2 – cui fanno seguito investimenti pubblicitari ancora più marginali.
Forse anche in conseguenza della scarsa capacità degli editori di valorizzare commercialmente la propria identità ai fini di una significativa raccolta pubblicitaria. (V.D. per NL)