Radio. Indagini ascolto: in arrivo settimana prossima dati 2° semestre 2025 (e Q4/2025). Intanto pubblicato elenco iscritti ad Audiradio 2026

Audiradio 2026

In attesa della pubblicazione dell’anticipazione dei dati del 2° semestre 2025 e dell’ultimo trimestre 2025 (Q4/2025) dell’indagine Audiradio 2025 – prevista, pare, per fine settimana prossima  la società Audiradio srl ha pubblicato l’elenco delle stazioni che si sono iscritte all’indagine Audiradio 2026: si tratta di circa il 5% di emittenti in più.
Un evidente segno di fiducia nei confronti della ricerca, che si appresta ad entrare nella sua fase di stabilizzazione, con la prospettiva dell’integrazione al tradizionale metodo CATI (interviste telefoniche) dei rilievi sulla componente on demand (attraverso la metodologia SDK), che avrebbe in realtà dovuto debuttare (ancorché in fase di test), lo scorso anno.

Sintesi

Audiradio ha pubblicato l’elenco delle emittenti iscritte all’indagine Audiradio 2026, incrementate di circa il 5% rispetto ad Audiradio 2025; segno di fiducia verso la ricerca.
Il sistema di rilevazione conferma l’impianto fondato sul metodo CATI, garantendo continuità e confrontabilità storica dei dati, ma sollevando dubbi sulla capacità di rappresentare un consumo audio sempre più frammentato.
Accanto alla consueta intervista telefonica, è prevista l’integrazione di un software development kit (SDK) integrato nelle piattaforme proprietarie per misurare l’ascolto on demand, riconoscendo il peso crescente del consumo differito.
Questa integrazione (che in realtà avrebbe dovuto partire già nel 2025, in test), tuttavia, pone problemi concettuali, rischiando di confondere logiche editoriali e pubblicitarie diverse.
Intanto, in attesa di conoscere i dati conclusivi del 2025 (che saranno pubblicati, pare, entro la fine della settimana prossima) gli esperti si attendono una stabilizzazione delle curve di ascolto, rafforzando la credibilità della currency, soprattutto per le radio locali.
Al tempo stesso permane il rischio di un’eccessiva inerzia rispetto all’evoluzione del mezzo.
Se i dati fin qui analizzati (1° semestre 2025 e tre trimestri dello stesso anno) trovassero conferma col 2° semestre 2025 ed il Q4/2025, avremmo la conferma del paradigma dei brand ubiqui e delle radio di sistema, più attrezzate a trasformare i dati in valore strategico.
Audiradio 2026 appare così come uno specchio fedele, anche se ancora parziale del mercato (mancano i nativi digitali dalla fotografia che sarà scattata quest’anno).
La sfida futura sarà scegliere tra continuità, vera integrazione ibrida o separazione netta tra live e on demand.

Le emittenti iscritte ad Audiradio 2025

Lo scorso anno, le stazioni che si erano iscritte all’indagine erano state 270 (252 locali e 18 nazionali)

Le emittenti iscritte ad Audiradio 2026

Quest’anno le iscrizioni sono aumentate di 11 unità, portando il complesso a 281 (263 locali e 18 nazionali)

I dati conclusivi del 2025 settimana prossima

In attesa di conoscere le anticipazioni dei dati conclusivi del 2025 (2° semestre 2025 ed ultimo quarter 2025), che dovrebbero essere pubblicati alla fine della prossima settimana, facciamo un recap della nuova indagine.

La conferma del CATI: scelta di stabilità o freno all’innovazione?

Per il 2026 Audiradio ha confermato il metodo CATI, basato su interviste telefoniche assistite da computer, rivolte ad un campione rappresentativo della popolazione raggiunto su telefoni fissi e cellulari. Una scelta che privilegia la continuità storica e la confrontabilità dei dati, elementi essenziali per il mercato pubblicitario e per la costruzione di serie longitudinali affidabili.

Gli interrogativi

Tuttavia, proprio questa continuità solleva interrogativi sempre più pressanti.
In un contesto in cui il consumo audio si frammenta tra live ed on demand, tra broadcast e distribuzione disintermediata (piattaforme che operano al di sopra delle reti via etere, quindi over the top), il CATI rischia di non poter misurare con precisione un fenomeno che, nel frattempo, sta cambiando forma.

Rischio di dati incompleti

Il rischio non è tanto quello di un dato errato, quanto di un quadro incompleto rispetto alla realtà editoriale e industriale della radio contemporanea.
Per esempio, pretendere che gli utenti comuni interpellati telefonicamente sappiano discriminare esattamente una fonte d’ascolto in mezzo ad una pluralità di device (autoradio, ricevitore FM/DAB+, smart tv, smart speaker, tv DTT, tv sat, pc, tablet, smartphone, ecc.) è mera utopia, così come non fotografare l’universo nativo digitale con la presunzione di evitare la frammentazione degli ascolti (e quindi la divisione della torta in un numero maggiore di fette) è scelta miope che limita la credibilità del sistema.

Il Software Development Kit (SDK) per l’on demand: integrazione o forzatura concettuale?

Quantomeno, un timido (e molto contestato) passo avanti forse sarà effettuato con Audiradio 2026: accanto al CATI, l’indagine prevede – anzi, a dire il vero, lo aveva previsto già dall’inizio dello scorso anno (ma noi avevamo manifestato forti dubbi che potesse concretarsi in breve) – l’utilizzo di una rilevazione censuaria tramite l’integrazione delle piattaforme proprietarie di un Software Development Kit (SDK) per discernere l’ascolto dei contenuti on demand delle radio iscritte. Una scelta che riconosce implicitamente come il consumo differito non sia più marginale, ma parte integrante dell’offerta radiofonica.

Il peso dell’on demand radiofonico

Eppure, proprio qui si colloca uno dei nodi più delicati. L’on demand radiofonico – podcast, clip, reel, catch up (solo questo sarebbe rilevato dal sistema SDK, come detto integrato nelle piattaforme proprietarie) – risponde a logiche di fruizione, scoperta e fidelizzazione profondamente diverse dal live.

Sovrapposizione concettuale

Misurarlo all’interno dello stesso perimetro rischia di creare una sovrapposizione concettuale che confonde più che chiarire (sul tema abbiamo dedicato più di un approfondimento, rilevando il rischio di favorire il trash e quindi il rumore più del valore).

Meglio approfondire strumenti di calibrazione

Non a caso, una parte del settore si interroga se non sarebbe più opportuno adottare strumenti di calibrazione piuttosto che di mera somma, distinguendo tra valore editoriale, di contatto e pubblicitario.

I dati 2025: stabilizzazione sì, ma a quale prezzo?

Ma come si comporterà Audiradio 2026 rispetto ad Audiradio 2025?
Uno degli elementi più significativi emersi dall’analisi Audiradio 2025 (almeno i dati relativi al 1° semestre ed ai primi tre trimestri) è stata la progressiva stabilizzazione dei dati dopo la rivoluzione rispetto all’indagine TER – Tavolo Editori Radio, non confrontabile per campione (ridotto) e metodologia (unico stream, rispetto ai diversi elenchi nazionali e locali di Audiradio).

Dopo la volatilità, la coerenza

Dopo una prevedibile fase iniziale di volatilità, le curve di ascolto – soprattutto per le emittenti nazionali – hanno mostrato una maggiore coerenza trimestre su trimestre, mentre le locali hanno trovato (come avevamo ampiamente supposto) una valorizzazione che il metro TER non riusciva a garantire per le ragioni campionarie e metodologiche dedotte. Questo rafforza la fiducia nel campione e restituisce al mercato una currency percepita come più solida.

Inerzia strutturale

Ma la stabilità, in un mercato in trasformazione, può anche essere letta come segnale di inerzia strutturale: se il campione diventa più affidabile mentre il consumo evolve rapidamente, il rischio è che la misurazione finisca per fotografare soprattutto ciò che resta uguale, penalizzando ciò che cambia. In altre parole, Audiradio potrebbe diventare sempre più precisa nel misurare la radio “che conosciamo” e sempre meno efficace nel rappresentare la radio “che verrà”.

Brand ubiqui e radio di sistema: verso una nuova normalità

Ma c’è un altro elemento che necessariamente nel 2026 sarà oggetto di attento monitoraggio (e, si suppone, di contromisurazione): il 2025 ha consacrato il paradigma dei brand ubiqui (marchi dei medesimi gruppi editoriali presenti sia nello stream nazionale che in quello locale) capaci di giocare sul ricordo trasformando la naturale confusione dell’utente in un vantaggio competitivo.

Strumentale e fisiologico

Un fenomeno in parte strumentale, ma anche fisiologico: i dati mostrano che il successo non deriva più dalla potenza del segnale analogico, ma dalla coerenza editoriale e dalla riconoscibilità del marchio nel tempo e nello spazio digitale (le piattaforme di distribuzione). Non è un caso che le valorizzazioni degli asset editoriali si stanno spostando dalle frequenze ai marchi, ai brand, ai layout ed ai format.

Radio di sistema

Parallelamente, emerge con forza il modello della radio di sistema, in cui contenuti, dati, tecnologia e strategia commerciale sono integrati in un’unica visione industriale. Questo modello (di cui RTL 102.5 è espressione) sembra meglio attrezzato per interpretare Audiradio non solo come strumento di rendicontazione, ma come leva strategica.

La trappola della lettura difensiva

Per converso, il rischio, per le realtà meno strutturate, è quello di restare intrappolate in una lettura difensiva dei dati, incapaci di trasformare l’ascolto misurato in valore prospettico.

Audiradio 2026 come specchio del mercato (e dei suoi limiti)

Audiradio 2026 si presenta dunque come uno specchio fedele di un mercato che ha raggiunto una certa maturità, ma che al tempo stesso mostra segni di tensione interna. La radio continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza, ma il suo perimetro si allarga oltre i confini tradizionali del mezzo.

Non limitarsi ad inseguire il consumo: occorre interpretarlo, selezionarlo e, se possibile, orientarlo

In questo scenario, la misurazione non può limitarsi ad inseguire il consumo: deve interpretarlo, selezionarlo e, in qualche misura, orientarlo. La domanda che il settore dovrebbe porsi non è solo se Audiradio funzioni, ma per cosa e per chi funzioni nel medio periodo.

Scenari futuri: continuità, ibridazione o discontinuità?

Infatti, guardando oltre il 2026, si delineano almeno tre scenari possibili.

1° scenario

Nel primo, Audiradio proseguirà lungo il sentiero della continuità, rafforzando progressivamente CATI e SDK senza mettere in discussione l’impianto di fondo (il che sarebbe un danno per il settore).

2° scenario

Nel secondo, prenderà forma un modello ibrido più avanzato, capace di integrare dati censuari, panel probabilistici e metriche qualitative.

3° scenario

Nel terzo, più radicale, la misurazione radiofonica si separerà definitivamente tra live e on demand, riconoscendo che si tratta di prodotti editoriali diversi, con logiche economiche differenti.

Basta aver paura di fotografare la frammentazione che pure esiste

Quale di questi scenari prevarrà dipenderà non solo da Audiradio, ma dalla capacità del settore di esprimere una visione condivisa del proprio futuro. Che, però, se prevarrà la paura di monitorare la realtà comprensiva dei nativi digitali, sarà la fotografia di un passato, più che quella del presente degli ascolti radiofonici. (M.L. per NL)

 

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