Audiradio ha pubblicato le anticipazioni dei dati dell’ultimo trimestre dell’anno (Q4/2025, cioè le interviste effettuate tra il 14/10/2025 ed il 22/12/2025 per le emittenti nazionali e tra il 24/06/2025 ed il 22/12/2025 per le locali) e dell’intera annualità 2025 (elaborazione delle interviste effettuate tra il 28/01/2025 ed il 22/12/2025).
Il quadro derivante – pur nella disomogeneità del confronto – è di una modesta, generalizzata, riduzione, quantomeno nel rapporto Q3/2025 (le interviste effettuate tra il 08/04/2025 ed il 13/10/2025 per le locali e tra il 24/06/2025 ed il 13/10/2025 per le nazionali) vs Q4/2025, che si riflette anche sull’ascolto complessivo della radio, che passa da 34.504.000 a 34.337.000 (-167.000).
Una diminuzione quindi statisticamente irrilevante nel totale, ma non da sottovalutare in alcuni particolari casi.
Tuttavia, a fronte di molti segni negativi, ci sono anche indicatori interessanti di crescita; anche se va detto che, con ogni probabilità, si tratta di fenomeni statistici di stabilizzazione, considerato che si tratta del primo anno del nuovo corso della rilevazione sugli ascolti radiofonici.
Sintesi
Le anticipazioni Audiradio sul Q4/2025 mostrano una lievissima flessione complessiva degli ascolti radiofonici, con il passaggio da 34,504 a 34,337 milioni di ascoltatori tra Q3/2025 e Q4/2025.
Un calo estremamente contenuto e verosimilmente riconducibile anche a fenomeni di assestamento statistico.
Il confronto tra i due periodi, metodologicamente non omogeneo, evidenzia una prevalenza di segni negativi tra le radio nazionali, a fronte di alcune crescite isolate che incidono più sul piano comunicativo che sui volumi strutturali.
Audiradio ribadisce l’incomparabilità con le precedenti rilevazioni TER, a causa di un impianto metodologico profondamente rinnovato basato su 200 mila interviste CATI e su una struttura a più stream.
Emergono, in ogni caso, nuove conferme dell’anacronismo della distinzione tra emittenti nazionali e locali, pur rivelatasi funzionale ad una misurazione più realistica dei volumi complessivi.
Nel dettaglio, il nuovo modello sembra aver premiato in particolare le radio locali più performanti e multipiattaforma, ridisegnando gli equilibri dell’audience.
Un cambiamento che sta già incidendo sulle dinamiche del mercato pubblicitario e che rappresenta un punto di non ritorno per il sistema di rilevazione.
Confronto ancora non completamente ortodosso
In questa occasione, anche se non ortodosso dal punto di vista metodologico e soprattutto statistico (essendo periodi assolutamente disomogenei), tentiamo un confronto tra i dati del Q3/2025 (24/06/2025-13/10/2025) vs Q4/2025 (14/10/2025-22/12/2025) relativamente alle emittenti nazionali, per cercare di comprendere se possono rilevarsi dei trend, oltre agli avvicendamenti in classifica, peraltro importanti essenzialmente sotto l’aspetto comunicativo, più che sostanziale.
Dati con le pinze
In conseguenza di tali premesse, il confronto va considerato meramente indiziario.
La classifica del Q4/2025 vs Q3/2025
Questa la classifica delle radio nazionali nel g/m relativamente al Q4/2025 (14/10/2025-22/12/2025) parametrato al Q3/2025 (24/06/2025-13/10/2025) dell’indagine Audiradio 2025:
- RTL 102.5 – 6.264.000 (erano 6.868.000 nel Q3/2025, quindi -622.000)
- Radio Italia – 6.101.000 (erano 6.273.000 g/m, quindi -172.000)
- RDS – 5.907.000 (erano 6.086.000 g/m, quindi – 179.000)
- Radio Deejay – 5.282.000 (erano 5.385.000 g/m, quindi -103.000)
- Radio 105 – 4.696.000 (erano 5.083.000 g/m, quindi -387.000)
- Radio Kiss Kiss – 3.683.000 (erano 4.237.000 g/m, quindi -554.000)
- Virgin Radio – 3.008.000 (erano 2.927.000 g/m, +81.000)
- Rai Radio1 – 2.993.000 (erano 3.057.000 g/m, -64.000)
- Rai Radio2 – 2.584.000 (erano 2.307.000 g/m, +277.000)
- Radio 24 – 2.580.000 (erano 2.625.000 g/m, -45.000)
- R101 – 2.146.000 (erano 2.208.000 g/m, -62.000)
- RMC – 2.090.000 (erano 1.976.000 g/m, -114.000)
- m2o – 2.046.000 (erano 1.982.000 g/m, +64.000)
- Radio Capital – 1.653.000 (erano 1.739.000 g/m, -86.000)
- Radiofreccia – 1.298.000 (erano 1.344.000 g/m -46.000)
- Radio Zeta – 1.234.000 (erano 1.300.000 g/m, -66.000)
- Rai Radio3 – 1.208.000 (erano 1.218.000 g/m, -10.000)
- Isoradio – 732.000 (erano 718.000 g/m, +14.000)
Linee di continuità, ma nessuna comparazione possibile
Quanto al confronto con il passato (TER – Tavolo Editori Radio), ricordiamo che l’operazione non è ragionevole.
Lo aveva dichiarato in occasione della pubblicazione del dato semestrale la stessa Audiradio: “Pur mantenendo importanti linee di continuità con le indagini passate, con le quali condivide gli obiettivi principali, questa ricerca è rinnovata nei questionari, nella struttura campionaria e nelle tecniche di elaborazione dei dati, e si arricchirà, nel prossimo futuro, della misurazione censuaria degli ascolti on-demand digital. Stante queste premesse, i dati di Audiradio 2025 non sono confrontabili con quelli di ricerche passate, il cui disegno metodologico e l’elaborazione erano differenti.
200.000 interviste CATI
La nuova indagine prevede, infatti, ben 200 mila interviste CATI, realizzate mediante l’utilizzo di tre distinti questionari, su altrettanti campioni indipendenti: Stream A, suddiviso in A1 (esclusivamente per le radio locali) e A2 (locali e nazionali), e Stream B per le sole radio nazionali. Grazie a un processo di fusione, i risultati provenienti dai tre Stream convergono in un unico database, che costituisce la fonte dei dati sui volumi e del nastro di pianificazione”.
Anacronismo concessorio
Quel che appare invece confermato anche nel Q4/2025 è, piuttosto, l’anacronismo della differenziazione tra emittenti nazionali e locali, ridottosi ad un retaggio amministrativo: con la multipiattaforma dominante e la disintermediazione delle reti broadcast in progressione, distinguere le emittenti per diffusione via etere è un esercizio ancorato ad un mondo che da tempo non c’è più.
Separazione che valorizza i volumi
Tuttavia, come avevamo ipotizzato sin dall’inizio (Newslinet già a gennaio 2025 aveva preconizzato quello che sarebbe successo), la ripartizione in due elenchi delle stazioni nell’indagine CATI ha permesso di definire più realisticamente i volumi dell’ascolto radiofonico del paese, in quanto un’unica, estenuante, intervista con 40 emittenti in elenco per area, favoriva evidentemente i brand più noti e le prime stazioni esposte dal sondaggista, annegando le altre nella defatigante coda.
Premialità
Audiradio, con la sua rinnovata architettura per doppio (anzi, triplo) stream, sta, quindi, dipingendo un quadro dell’audience radiofonica italiana con un comparto nazionale variato nella classifica, ma non altrettanto nei volumi complessivi, mentre ha premiato (ed anche molto) il comparto delle locali, soprattutto quelle più performanti quanto a capacità di distribuzione (FM, DAB, DTT, SAT, IP nelle varie forme), linea editoriale e naming (concetto quanto mai essenziale al cospetto di un’offerta quadruplicata nel digitale broadcast).
Alterazioni
Un’alterazione dei rapporti di forza (qui per consultare il volume del 1° semestre 2025 e qui per consultare l’annualità 2025) che – a quanto risulta a questo periodico – avrebbe irritato alcuni importanti storici centri di potere pubblicitario, visto che la modifica dello status quo comporta aggiornamenti di consolidate dinamiche e logiche di ridistribuzione e retrocessione, che si scontra peraltro con nuove logiche di pianificazione da parte dei centri media di cui discuteremo nei prossimi giorni.
Punto di partenza, ma anche di non ritorno
Ma è una rivoluzione che costituisce anche un punto di non ritorno, considerato che quel che è successo non potrà essere smentito dalle indagini successive senza mettere in discussione la credibilità della rilevazione. (E.G. per NL)
I dati disponibili
Qui per consultare i dati:







































