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Radio 4.0. Radio Rai: non solo FM. Si punta su un aggregatore IP tutto italiano, che raccogliera’ “tutte le emittenti italiane”. Ma i piu’ non ne sanno nulla

Radio Rai e Radio Player Italia

Radio Rai ha preso consapevolezza della necessità di stare al passo con l’evoluzione digitale che sta caratterizzando il settore radiofonico, senza però dimenticare la propria vocazione di servizio pubblico.
E’ quanto emerge da un’intervista rilasciata da Roberto Sergio, direttore di Rai Radio, e riportata sul quotidiano Italia Oggi, nella quale vengono esposte, tra le altre, le prossime iniziative del comparto radiofonico di viale Mazzini.
“Noi dobbiamo intercettare il cambiamento, essere preparati al nuovo e a qualunque sviluppo possibile”, così esordisce Sergio, il quale ha ben presente le nuove sfide che il mercato radiofonico deve affrontare: dall’iconizzazione dei brand radiofonici sui dashboard delle auto interconnesse, al fenomeno degli smart speaker.

Come più volte richiamato su queste pagine, solo sviluppando app aggregatrici radiofoniche, sul modello di TuneIn o FM World (per parlare di collettori indipendenti), oppure su quello di iHeart Media (per trattare di aggregatori captive, cioè che raccolgono brand bouquet dello stesso gruppo), sarà possibile presidiare il cruscotto delle connected car o essere rintracciati dai vari device intelligenti di Google, Amazon e altri, i quali stanno entrando prepotentemente in tutte le case e che costituiranno, quindi, la nuova modalità di ascolto radiofonico indoor.
Proprio a fronte di questi snodi nell’evoluzione radiofonica, la Rai ha deciso di sviluppare un aggregatore tutto italiano, che però non sarà limitato al proprio brand bouquet, ma aperto (teoricamente) a tutti i player. Il direttore ha quindi esposto questa iniziativa di tutto rilievo: “Stiamo per costituire l’associazione Radio Player Italia, a cui parteciperanno tutte le radio italiane, nazionali e locali. Un aggregatore per ascoltare le radio in connessione auto. Conto di presentare l’associazione tra un paio di mesi – prosegue l’ex presidente di Rai Way – la Rai crede molto in questo progetto e abbiamo già preso contatti con Radio Player UK. A metà novembre, peraltro, ci sarà un convegno promosso da Radio Rai nella nostra sede di Roma con tutti presenti, dagli editori radio a Confindustria, dal Ministero dei trasporti fino a tutti i produttori di auto, cui chiederemo di anticipare dal 2020 al 2019 il DAB+ installato sulle nuove auto”.

Proprio con la richiesta finalizzata alla più capillare estensione del DAB+ emerge l’inclinazione dell’azienda: “Radio Rai punta molto al modello DAB+, proprio perché siamo un servizio pubblico e dobbiamo arrivare a tutti, usando ancora il sistema in FM che è quello a oggi più semplice e democratico”. Nonostante ciò, gli investimenti del polo radiofonico puntano alla banda larga, al 4G, al 5G, all’app RaiPlay Radio, al sito e a tutto ciò che rende Radio Rai un prodotto multipiattaforma. “Noi del comparto Radio abbiamo 12 milioni di euro da investire nella filiera produttiva nel prossimo triennio. Ed entro il 2020 tutti gli studi di Radio Rai saranno studi sia radiofonici, sia televisivi. Ovviamente continueremo a fare radio, ma con telecamere motorizzate e in HD” così sottolinea Roberto Sergio, evidenziando l’intenzione – già realtà grazie al nuovo studio C di via Asiago 10 a Roma – di evolversi sempre più verso la visual radio.
Molte, quindi, le azioni di Radio Rai indirizzate ad offrire un prodotto sempre più crossmediale, in attesa di capire nello specifico in cosa consisterà l’aggregatore Radio Player Italia.
Resta da vedere cosa ne penseranno tutti gli altri editori chiamati in causa e che in realtà si stanno muovendo in altre direzioni (come nel caso di Radiomediaset). Da una sommaria ricognizione effettuata da questo periodico su alcuni operatori, si è infatti registrata la classica “caduta dal pero”. (G.C. per NL)

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