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Radio. RDS, Montefusco jr: non prenderemo Kiss Kiss, crediamo in Radio Italia ed e’ necessario avere un proprio aggregatore nazionale. Ma intanto rimane fuori dal mercato tv

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RDS Montefusco

Dopo l’arrivo nella nuova sede di via Melchiorre Gioia, RDS ha lanciato al nord, in FM,  l’emittente Dimensione Suono Soft, prima presente soltanto nel Lazio.
Ma, stando a quanto dichiarato ad Italia Oggi dal figlio di Eduardo Montefusco, fondatore della radio romana, Massimiliano, il gruppo non punta ad un’ulteriore espansione, smentendo quindi le voci di un possibile interesse per Radio Kiss Kiss, ormai l’unico network indipendente da gruppi multimediali.
A RDS non interessa Kiss Kiss poiché presidiamo già bene il Sud […], quanto al 10% che deteniamo di Radio Italia, noi siamo anche una venture capitalist, facciamo investimenti, e riteniamo che Radio Italia possa crescere e darci soddisfazioni nel medio e lungo periodo. Credo che il fondatore Mario Volanti abbia avuto una fantastica intuizione quando spinse sul brand Radio Italia: da subito si capiva la proposta di quella radio, ovvero musica italiana. E tutti quelli che poi hanno voluto provare a erodergli terreno usando Italia, italiano, italiana […] non hanno tolto nulla a Radio Italia“, ha precisato Montefusco jr, forse cercando di ricreare una sintonia con l’editore del network di musica italiana che un anno fa non aveva mostrato gradimento per l’acquisizione delle quote da parte di RDS.

Spostando il baricentro della discussione sugli smart speaker, i device intelligenti che stanno pian piano sostituendo i ricevitori FM, sempre meno presenti nell’indoor, Montefusco ha poi spiegato: “E’ necessario avere un proprio aggregatore nazionale […] come soggetto che certifica la bontà dei prodotti, nazionali e locali, e che, soprattutto, consente il controllo della pubblicità“, riferendosi a quanto accaduto recentemente con il colosso Entercom, il quale ha deciso di eliminare da TuneIn i flussi streaming radiofonici delle proprie emittenti negli USA.
Come si è potuto leggere su queste pagine, però, abbandonare collettori indipendenti (come TuneIn) è un grosso rischio per le radio, almeno per due ordini di ragioni.
Da un lato, le singole applicazioni radiofoniche sono destinate a sparire – proprio a vantaggio degli aggregatori che saranno il vettore indispensabile su smart speaker e auto interconnesse – essendo utilizzate quasi esclusivamente dagli ascoltatori assidui.

Dall’altro, non esistendo ancora un aggregatore consortile (ne’ mai ne esisterà uno che possa garantire terzietà assoluta o azionariato veramente diffuso tra gli editori), è necessario essere comunque presenti sulle varie piattaforme aggregatrici per evitare pericolose defezioni di ascolto.
In quest’ultimo caso, il pericolo consisterebbe nell’abbandono del brand radiofonico da parte degli utenti non fidelizzati, i quali, in caso di oscuramento del flusso streaming da parte dell’emittente, difficilmente la seguirebbero su un nuovo collettore.
Gli ascoltatori, utilizzando smart speaker, smart tv, smartphone e connected car, potranno con lo stesso device non solo seguire i programmi radiofonici preferiti, ma anche ascoltare la musica scelta da loro stessi: il settore guarda, inevitabilmente, agli OTT dove è possibile scegliere i contenuti ed avere un prodotto personalizzato sulla base dei propri gusti.

Eppure, secondo il general manager di RDS “questo è un pericolo soprattutto per la tv. Le persone parlano della loro radio preferita, mentre non parlano mai del loro canale tv preferito si limitano al loro programma tv preferito”. Non a caso, RDS non ha in previsione sviluppi sul DTT, come invece altri suoi competitor (con l’effetto che la stazione è sempre meno frequentemente sintonizzata nei locali pubblici, ormai privi di ricevitori FM nella gran parte dei casi).
Conclude quindi Montefusco: “In questo senso la sfida la vince chi fa ricavi e margini […] noi lavoriamo in una logica volta ad amplificare la relazione grazie ai social, con Instagram e Facebook che diventano essi stessi OTT in chiave video. Su quelle piattaforme facciamo anche dei live in streaming”.
Strategie in realtà piuttosto lontane da quell’idea di multipiattaforma verso cui si sta indirizzando il comparto radiofonico di tutto il mondo. (D.D. per NL)