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Radio. Corsi e ricorsi storici. I ricevitori FM che negli anni 70 avevano sostituito le grosse radio in onde corte e medie della nonna finiscono in cantina o in discarica

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ricevitori

Del triste declino e della scomparsa di svariate migliaia di emittenti avvenuto nell’ultimo ventennio (erano circa 5000 nel 1990; sono meno di 1000 – peraltro sulla carta – oggi) ci siamo già occupati diverse volte ed è un argomento che trova diverse spiegazioni, tutte sufficientemente ragionevoli e logiche, anche se non condivise unanimemente.
L’aspetto che lascia, invece, ancora diversi lati oscuri è cosa abbia determinato la scomparsa dei ricevitori FM nell’ambito indoor, sempre meno presenti nelle case e quasi assolutamente dissolti nei locali pubblici.
Indiscutibilmente l’avvento del computer ha contribuito alla lenta progressiva sparizione di questo apparato che prima nei negozi costituiva l’onnipresente colonna sonora e, probabilmente, proprio le attività commerciali sono state le prime a liberarsi volentieri da questo monopolio non scevro da criticità.

In primis la pubblicità, che, nel caso delle radio locali comportava il rischio di fare sentire ai propri clienti la promozione del negozio concorrente; poi gli interventi parlati, troppo lunghi e generalmente poco graditi, con l’effetto che con l’avvento di nuove opportunità tecnologiche gli esercenti sono stati ben felici di poter finalmente utilizzare prima cd autoprodotti e poi chiavette USB con file che potevano offrire una varietà musicale selezionata e infinita senza più la schiavitù di frequenze spesso disturbate. Tutte motivazioni che hanno fatto scorrere i titoli di coda nel rapporto ricevitori-negozi.
E ciò suona come una beffa per quelle emittenti che, nella speranza spesso vana di ingraziarsi gli sponsor, avevano adeguato negli anni la programmazione in base alle altrui esigenze: talk brevi, programmi di punta e spot prevalentemente negli orari di apertura. Molto, forse troppo, ruotava intorno a chi investiva o teoricamente potesse essere interessato a farlo.

Ma il mondo cambia in fretta, la tecnologia, la liberalizzazione delle aperture delle attività aperte al pubblico e le radio in store per centri commerciali e nelle catene in franchising hanno azzerato completamente la necessità di avere un sintonizzatore FM e dato quindi una bella botta a un modo antico e superato di vedere e di vendere il medium. Basta farsi un giro nei negozi delle grandi città per vedere quanto raramente in sottofondo vi sia l’audio di una radio: se non vi è un tv sintonizzato su una delle ormai numerose visual radio DTT, la musica proviene da un servizio di streaming on demand, come Spotify.ricevitore fm sony - Radio. Corsi e ricorsi storici. I ricevitori FM che negli anni 70 avevano sostituito le grosse radio in onde corte e medie della nonna finiscono in cantina o in discarica
E se il de profundis negli esercizi pubblici è così facilmente spiegabile, più complicato e controverso è il rapporto all’interno delle case che ha determinato la rarefazione di questo device.
Per svariati decenni, con un picco negli anni ’80, le abitazioni sono state popolate e animate da ricevitori piazzati un po’ ovunque: radio di ogni foggia e grandezza sotto forma di sveglie, portatili sintonizzatori nell’impianto Hi-Fi e, valutando che a quei tempi l’obsolescenza programmata non era certo al primo posto nei criteri delle aziende produttrici, è abbastanza verosimile ritenere che molte di queste apparecchiature abbiano mantenuto la loro funzionalità sino ad ora. Il problema principale, però, è che progressivamente diminuita l’abitudine ad usarle.

La generazione dei genitori che oggi ha 50-60 anni ne ha sicuramente conservate alcune in casa; ma, avendole impiegate sempre meno, non ha tramandato alcuna consuetudine ai figli. Gli attuali ventenni, vedono infatti in questi “marchingegni” un’inutilità pressoché assoluta.
Svanita poi la pratica di svegliarsi con l’ascolto del proprio programma preferito: già con l’avvento dei primi telefonini che diventavano più comodi da programmare e soprattutto meno ingombranti e sempre a portata di mano, la sveglia è divenuta la canzone preferita del momento o qualche sonorità particolare.
Persa nella notte dei tempi l’abitudine di utilizzare le radio portatili in gite fuori porta o allo stadio, dove per tanto tempo erano state un autentico must have; pure in questi casi sia lo smartphone che la rarefazione della contemporaneità delle partite ha reso inutile tale funzione.
Difficile stabilire se sia stata la mancanza di domanda a fare sparire l’offerta o se le case produttrici abbiano giocato d’anticipo diminuendo o quasi azzerando la produzione interpretando, in questo caso a ragione, una tendenza inevitabile.

In altri casi, vedi vinili e giradischi dati per morti proprio nello stesso periodo fine anni ‘90, si sono dovuti ricredere e tornare sui propri passi, per quanto riguarda le mitiche radioline, invece, nessun ritorno di fiamma.
Ma si tratta di esoterismo: un piccolo mercato di nicchia di oggetti di design dal costo elevato e dal gusto molto personale che, certo, non contribuiranno a far realizzare numeri significativi e che pongono in ogni caso anche una clausola ostativa a chi pensasse di comprarne una da regalare. Siamo sinceri: chi lo farebbe più come regalo? E soprattutto chi vorrebbe riceverlo in dono?
Nessuna nuova produzione di massa, pensionamento anticipato nonostante la probabile attuale funzionalità per quelli presenti nelle case e pure l’onta di non essere neanche state sostituite da modelli più avanzati, in quanto ricevitori DAB e IP stand-alone stentano a prendere piede e per gli smart speaker, che sicuramente costituiranno il futuro dell’ascolto radiofonico, ma che per il momento non sono ancora l’attualità.amazon echo spot - Radio. Corsi e ricorsi storici. I ricevitori FM che negli anni 70 avevano sostituito le grosse radio in onde corte e medie della nonna finiscono in cantina o in discarica
L’ascolto per device dei dati Radioter 2018 relativi al 1° semestre dell’anno corrente certifica che il vecchio apparato radiofonico casalingo è utilizzato da quasi 10 mln di persone, cioè circa un quarto del complesso, così confermando il trend negativo della presenza dei ricevitori FM nelle case.
Inoltre, Echo, lo smart speaker di Amazon appena arrivato in Italia dopo il concorrente Google Home (sbarcato in primavera), ha già esaurito le scorte, a testimonianza ulteriore di quanta attesa ci sia per questo nuovo device che sarà probabilmente il regalo più gettonato del Natale 2018 (di smart speaker si parlerà diffusamente a Milano nel convegno sulla Radio 4.0 al Pirellone).
Corsi e ricorsi: come le antiche grandi radio in onde corte e medie della nonna erano finite in soffitta con l’avvento delle radio libere in FM, quei ricevitori che avevano cambiato il modo di ascoltare la musica ed i programmi indipendenti sono già stati inscatolati nelle cantine o lasciati dormienti su qualche scaffale di casa, in attesa di essere portati in discarica da figli o nipoti inconsapevoli di cosa erano serviti ai loro genitori o nonni. (U.F. per NL)