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Radio. iHeart risorge in USA dopo crack grazie a IP. Visual radio, Italia apripista ma anche in resto Europa si diffonde modello

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Il cambiamento del modello radiofonico si avverte ormai chiaramente in tutto il mondo tecnologicamente evoluto.
Il colosso USA della radiofonia iHeartRadio (17.000 dipendenti e 850 stazioni possedute) ha annunciato martedì di aver raggiunto la soglia record di 120 milioni di utenti registrati dopo aver aggiunto circa 10 milioni di ascoltatori negli ultimi mesi.
iHeart attribuisce la recente crescita successivamente al pesantissimo default economico-finanziario da 20 miliardi di dollari (che l’aveva portata alla procedura fallimentare Chapter 11) a numerose nuove iniziative nell’ambito di un modello di offerta digitale 4.0, tra cui nuove funzionalità di streaming musicale con tecnologia AI (intelligenza artificiale), l’Echo Dot Kids Edition di Amazon (l’app specifica per il principale smart speaker diffuso negli USA insieme a Google Home) e il portale di intrattenimento in volo di Southwest Airlines. In particolare, è ora possibile accedere a iHeartRadio attraverso 250 piattaforme che includono anche 20.000 podcast.

Intanto, dopo l’Italia che ha fatto da apripista col fenomeno, seguita da Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Norvegia, Olanda, Svizzera, si amplia in molte altre aree del resto d’Europa il modello della visual radio, sia adeguando la formazione ad operatori specialisti del nuovo modello, sia addirittura evolvendo in forme artigianali in territori ove i broadcaster locali non si sono attrezzati per soddisfare le sopravvenute esigenze dell’utenza.
La progressiva scomparsa dei ricevitori FM nell’indoor è infatti un fenomeno che ormai colpisce tutti gli stati europei (e in generale il mondo occidentale e quello orientale tecnologicamente evoluto), così come la sostituzione degli stessi con il device più diffuso dopo lo smartphone, cioè il televisore (DTT, sat, smart).

Per esempio, in Croazia, dove l’offerta tv si declina in soli 10 canali televisivi nazionali, 21 regionali DVB-T e 30 pay IP (pure in fortissima crescita, posto che già nel 2011 solo il 60,7% delle famiglie riceveva la tv unicamente in DTT), in molti bar si sopperisce alla scarsa proposta radiofonica FM ed all’assenza di visual radio, con modelli fai da te.
E’ il caso di Pula, dove in diversi locali cool si ascolta musica attraverso playlist da servizi di streaming on demand (come Spotify) in sottofondo a grandi schermi che proiettano documentari di Nat Geo Wild (cfr. foto di apertura).
Un fortissimo avvertimento ai broadcaster: il mercato non attende i cambiamenti dei modelli, si adegua alle richieste dell’utenza spontaneamente. (M.L. per NL)