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Radio. Medium necessita di sperimentazioni per fronteggiare allarmante segnale proveniente dall’ISTAT sul calo della fruizione

settore mobile

Il brand bouquet, di cui più volte la nostra rivista si è già occupata, è sicuramente una sfida inevitabile dell’imminente futuro sulla quale tutti sono obbligati a misurarsi, una sorta di mux digitale (di norma IP, ma qualche volta DAB+, sat o, seppur in casi rarissimi, DTT) che racchiude radio (o tv) caratterizzate dalla declinazione del marchio principale.
La possibilità di creare molteplici canali supportati comunque dalla popolarità del canale leader spiana la strada anche alla sperimentazione di nuovi contenuti a portata di mano anche delle emittenti medio piccole che sul palinsesto principale rimangono spesso ingabbiate in logiche commerciali da radio di flusso che lasciano pochissimo spazio all’inventiva, avendo sempre sospesa sopra il capo la spada di Damocle dell’ascoltatore-tipo che poco tollera esperimenti che travalichino i soliti canoni.Dee Jay GEDI Espresso Elemedia brand bouquet IP - Radio. Medium necessita di sperimentazioni per fronteggiare allarmante segnale proveniente dall'ISTAT sul calo della fruizioneAnche a cause di una generale uniformazione alle principali nazionali le locali hanno perso qualsiasi contatto con il territorio avendo volutamente chiuso i canali di comunicazione con tutte le realtà artistiche e sociali che operano nello stesso bacino di utenza.
Esigenza in parte comprensibile in quanto in periodi di crisi e di fatturati in calo non a tutti può essere chiesto il coraggio di invertire la rotta della rete principale dopo tanti anni di consolidamento nella stessa direzione.
Audacia che invece si potrebbe sperimentare su un canale ”alternativo” sul web che godrebbe sempre della popolarità del brand ma che potrebbe osare senza i limiti e i rischi dell’emittente ammiraglia e quindi aprirsi senza problemi ad una serie di innumerevoli iniziative che difficilmente troverebbero spazio altrimenti.

Non ci sarebbero infatti più limiti, per esempio, all’inserimento di brani di artisti emergenti e di interviste agli stessi o di spazi dedicati ad associazioni o iniziative che riporterebbero sul territorio la radio, riavvicinandola alla gente con indubbi benefici in termini di visibilità e di audience che incasserebbe punti anche in termini di indagini di ascolto.
E magari riportare alla radio anche quei giovanissimi che negli USA il rapporto Miller ha decretato come scomparsi in un trend che si sta rivelando fatale anche da noi, come i dati ISTAT testimoniano, certificando impietosamente un sensibile calo del numero degli ascoltatori (appunto sempre più vecchi), ribadendo quanto già accertato in precedenza dal CENSIS.
Giovani che si sono allontanati attratti da una molteplice varietà di altri interessi, ma che le radio non hanno mai provato a riavvicinare, non riuscendo a ricreare quel circuito virtuoso di speaker giovani che attraggono ascoltatori coetanei, in quanto anche dietro al microfono l’età è sempre più avanzata, colpa di meccanismi che richiedono esperienza comprovata chiudendo le porte in faccia a chi invece (e ce ne sono) avrebbe voglia di cominciare.

In questo laboratorio di idee realizzato sulla rete 2/3/4 (poco importa in ordine numerico quale sia la collocazione), i millennial troverebbero in primis un luogo da conoscere e poi, successivamente, dove poter imparare i rudimenti del mestiere, possibilità ormai praticamente scomparsa viste le poche emittenti locali presenti in ogni regione.
Tra coloro che si avvicinano alle radio universitarie molti non proseguono perché in diversi casi gli insegnamenti impartiti arrivano da docenti che sono imbottiti di teorie spesso distanti anni luce dalla realtà o ancora peggio da tutor non all’altezza e privi essi stessi di competenza sul campo.
E per i delusi da questo tipo di esperienza non ci sono altre possibilità di inserimento in quanto la maggior parte degli editori non rischia nulla sulla propria radio mentre potrebbe farlo su uno dei canali del bouquet, aprendosi appunto a nuova linfa e nuove idee che, supportate dalla giusta esperienza, costituirebbero un mix interessante.

Sono diversi coloro che in tutta Italia si avvicinano a corsi a pagamento per ”imparare” a fare radio, altro segnale inequivocabile che pur non trattandosi chiaramente di folle oceaniche l’interesse per il mezzo continua ad esistere e ha bisogno solo di essere alimentato.
E in generale per tutti coloro che al momento hanno solo ostacoli nell’accesso all’utilizzo o alla promozione in un’emittente, avere in ogni caso la disponibilità della stessa su uno dei canali del gruppo costituirebbe in ogni caso un interesse e una disponibilità ad oggi quasi sempre negata.
Per le radio trattasi di una prospettiva che tra l’altro richiede investimenti minimi, assolutamente non invasiva con quanto già in onda e assolutamente compatibile con gli altri canali eventualmente già presenti sullo stesso gruppo.
Di contro tra soccombere e svendere, come purtroppo sta accadendo a molti, meglio porsi quanto prima in una modalità più innovativa e aperta ai cambiamenti e alle nuove proposte. (U.F. per NL)