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Tlc. Entro fine anno tutte tariffe sostanzialmente flat su mobile. Ho reagisce a 40 GB di Iliad. Risposte TIM e Wind a settembre. Entro 2019 100 GB a 10 euro mese

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40 GB

100 GB a 10 euro mese. Queste sono le offerte che tutti i provider telefonici starebbero studiando per il 2019.
Come era prevedibile la guerra al ribasso delle tariffe ed al rialzo dei GB introdotta dai francesi di Iliad ha innescato un circolo concorrenziale virtuoso (per gli utenti) che solo una (improbabile) revisione dei canoni governativi per la concessione delle frequenze per il mobile sull’onda del disastro di Genova potrebbe frenare.
Ora dopo l’upgrade di Iliad, che ha portato nei giorni scorsi a 40 GB la capacità per 6,99 euro/mese, Ho (il brand low cost di Vodafone inizialmente erroneamente attribuito proprio a Iliad), secondo alcune indiscrezioni, si preparerebbe a rispondere adeguandosi pedissequamente all’offerta dei francesi, mentre risulta a questo periodico che entro settembre Wind e TIM a loro volta reagiranno, probabilmente alzando la posta fino a 50 GB per meno di 10 euro/mese.

Ma il vero target, che tutti i provider non dicono ma avrebbero allo studio, non sono certamente i 40 GB attuali, ma i 100 GB per 10-12 euro/mese entro la fine del 2019 (sia pur limitato a 30 Megabit in download e in upload, con il cd 4G Basic in attesa del Twenty Twenty). Che, non a caso, è l’attualità di Free Mobile, il brand francese di Iliad, nel paese d’origine.
Poiché, di fatto, già a 30 GB sul mobile la connessione è considerata flat, ben si può comprendere che l’obiettivo è quello di insidiare la telefonia fissa, a costo di cannibalizzare l’offerta per gli operatori che pure la forniscono come offerta.tv on demand consultmedia - Tlc. Entro fine anno tutte tariffe sostanzialmente flat su mobile. Ho reagisce a 40 GB di Iliad. Risposte TIM e Wind a settembre. Entro 2019 100 GB a 10 euro mese
Lato radiotelevisivo la competizione tra i provider telefonici che in pochi mesi ha portato all’aumento delle proposte da 5 a 40 GB a parità di prezzo favorirà la fruizione di programmi in streaming: “Ma in ambiente radiotelevisivo a godere delle tariffe sostanzialmente flat non sarà tanto il live streaming, quanto il podcast. Così è successo nei mercati che hanno già visto scenari di questo tipo alla presenza di operatori radio e tv preparati allo streaming on demand“, commenta Massimo Rinaldi, ingegnere della task force Radio Tv 4.0 di Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico).

Per questo motivo in tutti i piani di sviluppo che abbiamo sottoposto ai nostri clienti abbiamo invitato a istituire o potenziare il comparto podcasting, in quanto è lì che si giocherà la partita più importante della radio e della tv del futuro (semmai esse saranno ancora due cose diverse, ndr), che vedrà nell’indoor gli smart speaker e nell’outdoor le connected car con soluzioni assistite da Amazon (con Alexa, pronta a sbarcare sulle auto, come già descritto ieri) e da Google (con Home), con il mercato pubblicitario già pronto a recepire le variazioni delle tendenze“, precisa l’ing. Rinaldi.
“L’obiettivo deve essere quello di reggere l’onda d’urto in arrivo dagli operatori SOD (Streaming On Demand), come YouTube, Spotify, Pandora, ecc. Negli USA i broadcaster stanno già operando in questo senso, mentre da noi il problema è ancora pericolosamente sottovalutato“, avverte il consulente tecnologico. (E.G. per NL)