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Radio. Marco Lolli: LolliRadio compie 20 anni. Ma non c’è nulla da festeggiare perché il settore celebra il fallimento del modello web

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Vent’anni di LolliRadio e un bilancio durissimo sulla radio nativa IP italiana.
Marco Lolli: “Le web radio sono considerate zero da chi conta.
Costi dei diritti, pubblicità insufficiente (o inesistente), scarso sostegno dell’industria musicale e concorrenza degli operatori abusivi hanno progressivamente svuotato un mercato che avrebbe potuto dare molto.
Vi spiego cosa non ha funzionato sebbene vi fossero tutte le condizioni perché funzionasse”.

Sintesi

LolliRadio compie vent’anni, traguardo raro per una radio nata e cresciuta esclusivamente sul web.
Il fondatore, il noto registra e station manager radiofonico Marco Lolli ripercorre una storia iniziata con gli esperimenti del 1996 e diventata un progetto strutturato nel 2006.
Dall’ingresso su Nokia Radioplayer e iTunes che contribuirono alla prima forte crescita degli ascolti e allo sviluppo di nuovi canali al fallimento di una rappresentanza efficace degli editori digitali, soprattutto sul fronte dei diritti.
Dal 2009 l’aumento dei costi delle licenze ha iniziato a mettere seriamente sotto pressione la sostenibilità delle web radio, mentre il tentativo di percorrere anche la strada commerciali ha ottenuto l’attenzione dai centri media, ma ricavi pubblicitari insufficienti a coprire i costi.
Nonostante investimenti tecnici importanti e ascolti rivendicati come rilevanti, Lolli denuncia una scarsa considerazione da parte dell’industria.
Nel mirino finiscono collecting, mercato pubblicitario, discografia e anche l’incapacità degli stessi editori digitali di fare sistema.
Il ventesimo compleanno diventa così un traguardo amaro: «Non so se ci saremo il 21º anno», conclude sconsolato Lolli.

LolliRadio

L’intervista

(Newslinet) – LolliRadio compie venti anni, tanti per una stazione FM, caso forse unico in Italia su IP.
(Marco Lolli) – È complicato parlare della storia di LolliRadio a vent’anni di distanza. Io non amo autocelebrarmi e quindi se la storia va raccontata, bisogna dire tutto quello che è successo in questi anni. E non sono state tutte rose e fiori, come penso molti sappiano.
(NL) – Tentiamo….
(Marco Lolli) – Partiamo dall’inizio, avevo già fatto degli esperimenti nel 1996 con una radio che potevano ascoltare pochissimi utenti in real audio: si chiamava Radio Trash e trasmetteva appunto una sequenza di canzoni trash divertenti intervallata da sigle di cartoni animati. Il classico giochino per gli amici che però si diffondeva sempre più e piaceva. Ci ho messo anni per capire come poter organizzare una vera emittente con una struttura degna di una Radio FM seppur solo musicale sul web. Anzi, dirò che all’inizio qualche piccolo programma l’abbiamo anche fatto, salvo poi tornare alla radio solo musicale che onestamente piaceva di più.

Dieci anni di sperimentazione

(NL) -… dieci anni dopo, giusto?
(Marco Lolli) Sì, nel 2006: il 14 agosto la Radio era pronta a partire ma non ero assolutamente convinto della messa in onda da un punto di vista tecnico (sapete sono fissato per i puntamenti, gli accostamenti di jingle e canzoni e quindi trovavo tutto estremamente brutto). In 14 giorni ho rifatto tutto l’archivio, adottando sin da subito il formato audio non compresso e, finalmente, il progetto partì il 28 agosto a mezzanotte con un saluto dei miei amici del Trio Medusa. Ci ascoltavano in poche decine di utenti, sebbene l’avessi ben pubblicizzata tra amici, conoscenti e ovviamente su vari siti oltre il nostro. Non mancava nulla: avevamo un bel sito un logo realizzato appositamente, degli streaming potenti, ma la radio è rimasta ancorata a poche decine di ascoltatori e allora ho pensato di applicare quello che avevo sempre adottato negli anni di Radio FM e cioè il farsi trovare e ascoltare bene.

LolliRadio
LolliRadio primo logo

L’idea digitale mutuata dall’esperienza analogica

(NL) – Come?
(Marco Lolli) – Non avevamo le frequenze FM, ma bisognava trovare un sistema affinché gli ascoltatori ci trovassero. E quindi mi sono inventato di inserire la radio nei player già esistenti, visto che gli aggregatori sarebbero arrivati di lì a qualche anno. Siamo stati la prima radio dentro Nokia Radioplayer, il player apposito dei telefoni in Nokia che all’epoca erano di gran moda e la prima radio italiana su iTunes. iTunes ci ha inserito dopo tre mesi, infatti una mattina di novembre 2006, mi sveglio e vedo più di 300 contemporaneità in un colpo solo.
(NL) – Cosa era successo?
(Marco Lolli) – Semplicemente iTunes ci aveva inserito da quel giorno nella categoria delle radio internazionali. E da lì è cominciato l’exploit di LolliRadio: sono arrivati i nuovi canali, tra cui LolliRadio Italia che fa storia a sé come ascolti e gradimento. Insomma, è arrivato tutto quello che conoscete. Io sin da subito avevo capito che il gioco non poteva rimanere tale ma doveva diventare qualcosa di più serio. E quindi ho sollecitato quasi da subito altri editori che si affacciavano nel panorama web e insieme abbiamo fondato un’associazione, che ha avuto ovviamente vita breve, perché nessuno si metteva d’accordo.

L’unione non fa sempre la forza

(NL) – Un peccato…
(Marco Lolli) – Ma ero e sono ancora convinto che dovevamo essere riuniti in una associazione costituita dagli editori e non da personaggi esterni, non tanto per avere sconti su licenze o prodotti broadcast da acquistare, ma per tutelarci da tutto quello che sarebbe arrivato dopo. Ad esempio, quando ho fatto presente che sicuramente con l’esplosione del fenomeno web radio sarebbero arrivate numerose richieste e sollecitazioni da più società per il pagamento dei diritti d’autore o dei diritti connessi, mi hanno riso tutti in faccia.

La base giuridica

(NL) – Immaginiamo ci fosse anche la necessità di darsi una base giuridica…
(Marco Lolli) –  Quando ho esposto la necessità di darci un’organizzazione giuridica e far diventare le nostre radio qualcosa di più serio non solo a livello commerciale, ma anche proprio di statuto e come testata giornalistica e quant’altro, sono stato ignorato. Tutti erano convinti che il giocattolo potesse andare avanti tranquillamente e magari raccogliere pubblicità liberamente. Arriviamo così al 2009 dove di colpo le tariffe per le licenze per diritto d’autore e diritti connessi raddoppiano (sul mercato si affacceranno poi altri soggetti che nel frattempo una norma comunitaria liberalizzerà). Da quel momento sono iniziati non solo i problemi, ma la presa di coscienza che il fenomeno cominciava già a mostrare i primi segni di cedimento. Le web radio continuavano a nascere, ma la stabilità delle stesse, la loro sopravvivenza insomma, era assolutamente precaria.

LolliRadio
LolliRadio primo brand bouquet

Tra morti e feriti

(NL) – Numeri?
(Marco Lolli) – Conto tra il 2009 e il 2015 un’alternanza di nascite e morti di web radio che fa spavento, per poi arrivare alla pandemia quando il fenomeno si è di nuovo riacutizzato, ma in una forma diversa, con tante radio raccolte da aggregatori che promettono il pagamento dei diritti, ma in realtà erano (sono) al limite del legale. Anche qui il gioco è durato poco e oggi il settore – se così vogliamo chiamarlo – si divide in due: da una parte quelli regolamentati che pagano i diritti (e sono pochissimi). Dall’altra parte quelli che continuano a fare esattamente quello che facciamo noi, o quasi, ma sono appoggiati su server e collettori esteri, che sfuggono a controlli (leggasi al pagamento del diritto d’autore e connesso) e che quindi sono abusivi e illegali. E sono tantissimi, basta andare a vedere su Facebook in quanti pubblicizzano queste radio completamente illegali.

La pubblicità

(NL) – Torniamo a LolliRadio: è stata uno dei pochi casi di web radio commercializzata da una concessionaria di pubblicità che vende anche emittenti via etere.
(Marco Lolli) –  LolliRadio ha dovuto barcamenarsi tra mille difficoltà di gestione dovute ovviamente ai costi altissimi, confrontandosi a un certo punto anche con gli abusivi. È capitato anche che molti di questi avessero accesso a pubblicità reale o addirittura nazionale, quando noi con numeri e un status di legalità ne eravamo esclusi. Ho pensato e ripensato per anni che cosa dover fare di LolliRadio e proprio all’alba della pandemia decido di fare il grande salto, di farla diventare radio commerciale.

Bene, ma non benissimo

(NL) – Ha funzionato?
(Marco Lolli) –  Solo in minima parte, ma la colpa non è stata di nessuno: sapevamo che era un rischio molto grosso e che il mercato non era pronto. Posso affermare però che il successo che LolliRadio ha avuto presso i centri media è stato grandissimo: ancora oggi molti chiedono di noi, ma purtroppo quello che veniva erogato con clienti anche importanti (perché noi abbiamo scelto di trasmettere solo pubblicità nazionale) non ha mai coperto del tutto le spese (nel frattempo ovviamente lievitate). Infatti riconosco di aver fatto due errori: aver aumentato le spese e pensato che la pubblicità potesse coprire tutto quello che noi andavamo a fare. Ma sono un fissato del prodotto e quindi per me l’operazione commerciale significava migliorare tutta la radio comunque. Da subito, infatti, ho comprato nuovi playout, dotato la radio di migliori processori sonori, ampliato l’archivio, rifatto siti e app, con investimenti sempre costanti e importanti.

I conti

(NL) – Come li hai pagati se le risorse pubblicitarie non erano sufficienti?
(Marco Lolli) – Col duro lavoro personale: senza, LolliRadio non ci sarebbe. Sono stato fortunato ad avere avuto un lavoro nella radiofonia italiana che mi ha permesso di andare avanti nella vita e anche di pagare i conti di LolliRadio. Ma ad un certo punto la situazione era diventata insostenibile. Quindi nel luglio 2024 decido di chiudere per mutuo consenso il contratto con la concessionaria e di ridiventare amatoriale. Un bel passo indietro, proprio mentre la radio esplodeva negli ascolti.

La lezione

(NL) – Come festeggi questi 20 anni?
(Marco Lolli) – Col senno di poi penso di aver fatto tutto quello che era possibile. Penso anche che tutti gli allarmi che ho dato negli anni anche a colleghi del settore non siano serviti assolutamente a nulla, se non ad alimentare un hype sul mondo della web radiofonia ma senza focalizzarsi sui veri problemi. Sono sempre dell’idea che uniti si vince; invece qui ciascuno ha pensato al proprio orticello, salvo poi scomparire miseramente. La lezione che deve lasciare LolliRadio con i suoi 20 anni di attività è quella che anche sul web una radio deve essere una radio fatta bene, da un punto di vista di suono, di programmazione, di imaging.

Dotazione tecnica

(NL) – In effetti, la dotazione tecnica di LolliRadio non ha nulla da invidiare a quella di stazioni via etere…
(Marco Lolli) – Vero: a
ndiamo in onda con processori Omnia, app e streaming di Fluidstream con un sistema bilanciato e allo stato dell’arte, scheduliamo la musica con MusicMaster, oltre ad avere i playout di BitOnLive che sono sicuramente il top per quanto riguarda una radio musicale. Non ho mai lesinato nelle spese, perché ho sempre pensato che bisognava dare un prodotto importante se non superiore a quello delle Radio FM. Ogni scaletta pur se compilata con uno scheduler prestigioso è calibrata e aggiustata a mano secondo specifici parametri e idee che il sottoscritto imprime in ogni giorno di programmazione.

La disillusione

(NL) – Riscontriamo però una certa disillusione…
(Marco Lolli) –  Perché, nonostante tutto, siamo considerati zero da chi conta. Ci conoscono, il marchio LolliRadio è ormai famoso, non dico in tutto il mondo ma quasi, ho avuto e ho ancora ogni giorno testimonianze di ascolto da parte impensabili del pianeta ed il marchio è quasi più famoso del mio lavoro di quarant’anni di radio. Eppure, chi conta non ci ha davvero aiutato e considerato. Dalle collecting siamo stati trattati come vacche grasse che dovevano essere munte all’occorrenza; non siamo stati mai aiutati a sviluppare insieme questo settore. Ma la colpa non è solo loro: anche e soprattutto del mondo musicale.

Il sostegno (inesistente)

(NL) – Scarso sostegno?
(Marco Lolli) – Ci siamo prostrati – non noi come LolliRadio, ma tutto il settore – per avere gratis le cartoline digitali dei brani da trasmettere; abbiamo fatto comodo alla discografia, ma in cambio non abbiamo avuto nulla. Per dire, nonostante gli ascolti importanti che fa LolliRadio Hits (una a caso del bouquet, che ha ascolti superiori a molte delle Radio FM italiane), è stata di recente tolta anche da un sistema di rilevamento musicale. I motivi sono a me sconosciuti: ci hanno sostituiti con radio pressoché inesistenti.

LolliRadio festeggia venti anni di attività praticamente da sola, in un sistema che non c’è più, che è nato e morto rapidamente e la colpa è nostra

Ma va bene così, perché noi continuiamo ad essere ascoltati – anzi molto ascoltati – da chi ci sceglie ogni giorno. In sostanza un insieme di concause (tariffe delle collecting e del diritto d’autore, mancanza di pubblicità nazionale di rilievo, scarso interesse dalla discografia e dal mondo degli artisti) ha decretato la fine di questo sistema. Oggi LolliRadio festeggia venti anni di attività praticamente da sola, in un sistema che non c’è più, che è nato e morto rapidamente e la colpa è nostra. Posso assolvermi perché ho provato a fare qualcosa per salvaguardarlo; ma l’ottusità dei miei colleghi editori ha fatto sì che loro stessi scomparissero in breve tempo.

Il punto di arrivo

(NL) – Appunto, sei arrivato fin qui, mentre altri hanno cessato dopo pochi mesi o qualche anno…
(Marco Lolli) – Dovrei essere contento, perché io sono qui e loro no. La verità è che è una sconfitta per tutti, anche per me che combatto in un sistema da solo. Ci sono ovviamente piccole differenze con editori che ancora resistono come me, ma si tratta di casi talmente sporadici e minimali come ascolti che purtroppo non fanno mercato e quindi non fanno audience sufficiente a contare qualcosa. Tra l’altro, mi risulta che radio digitali di grandi gruppi commerciali, paghino molto meno di noi come licenze, e quindi vorrei capire come mai noi, da no profit, paghiamo uno sproposito e spesso di più per lo stesso repertorio a più società.

E’ già stato un successo arrivare ai 10 anni, siamo giunti ai 20, ma non so se arriveremo ai 21

Questa cosa non mi è chiara e nessuno ad oggi mi ha mai risposto, ovviamente procediamo con fatica, con debiti da onorare, frutto di anni in regime commerciale non esattamente brillanti; ma, ripeto, la colpa è anche del mercato e di tutto quello che è successo nel frattempo. Se del resto faticano le Radio FM, figurarsi se non potevamo farlo noi. Però stiamo onorando tutto; non so se ci saremo il 21º anno, per me era già un successo arrivare ai 10 anni. E qui bisogna ringraziare tutte le persone che invece LolliRadio l’hanno sostenuta e apprezzata: ci sono artisti che l’hanno scelta ed eletta a radio preferita e l’hanno pubblicizzata ampiamente sui social, faccio il nome dell’amico Fiorello, ma ci sono anche altri nomi di altri personaggi importanti.

(NL) – Rifaresti tutto?
(Marco Lolli) – Sì, è stata un’esperienza importante che ha segnato profondamente la mia vita (e anche le mie finanze), dove rifarei tutto quello che ho fatto, forse meglio, sicuramente con qualche errore in meno. Ma, indubbiamente, rimane tanta amarezza: quella di un settore che non è mai decollato realmente o che forse era nato già morto. E la colpa è di tutti noi. (M.L. per NL)

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