Radio. Lo switch-off FM/DAB+ non si farà. Ma il Piano FM è già in programma. Subito dopo quello del DAB

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C’è una forte preoccupazione tra gli editori radiofonici nazionali (i locali, da tempo, paiono afoni) a riguardo delle iniziative che saranno a breve assunte da Agcom e Mise per il futuro del settore dopo il refarming della banda 700 MHz (che terminerà il 30/06/2022).
Non si tratta tanto e solo di un ipotetico switch-off FM/DAB+, che, oggettivamente, al momento appare improbabile e soprattutto immotivato (non è previsto un utilizzo alternativo della FM, per ora).
La vexata quaestio è, semmai, il coordinamento internazionale delle frequenze FM. Che condurrà ad uno scenario forse ancora più critico di uno switch-off, quantomeno per le locali. Parliamo, naturalmente, del Piano FM. Modellato su quello DTT.

Vincoli

Come ben sanno i lettori di NL, il nostro Paese si è vincolato sui tavoli di pianificazione internazionale ad attuare il coordinamento FM eliminando le situazioni di incompatibilità radioelettrica, a fronte della definizione delle frequenze per lo sviluppo della radiofonia digitale (ma non solo).

Le due opzioni

Per raggiungere tale scopo (tentato innumerevoli volte in 30 anni) ci sono solo due strade:

  • Ricognizione delle situazioni interferenziali specifiche ed eliminazione chirurgica delle stesse;
  • Piano FM con espunzione (o meglio: mancato inserimento) delle attuali frequenze non compatibili (tra il 25 ed il 40% di quelle esistenti, applicando il modello DTT).

Fallimento assicurato col successo dei ricorsi

La prima ha margini di efficacia bassissimi, in quanto le misure restrittive individuali sarebbero censurabili avanti al giudice amministrativo, atteso che andrebbero a compromettere la sfera giuridica solo di alcuni soggetti che pagherebbero per tutti il peccato originario ministeriale: la mancata attuazione del Piano FM previsto dalla L. 223/1990.

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Successo garantito col fallimento del 20% delle emittenti locali

La seconda, viceversa, ha il successo garantito al 100% (anche se per strada si perderà tra il 15 ed il 30% delle emittenti locali), considerato che il problema dei ricorsi ai giudici amministrativi, per esclusione dalle graduatorie degli assegnatari, sarà neutralizzato dallo sfruttamento del proficuamente testato modello di cui all’art. 1 c. 1037 della L. 205/2017, che conduce solo a risarcimenti per equivalente e non in forma specifica, cioè con reinserimento in elenco.

L’art. 50 c. 10 D. Lgs. 208/2021 che impone il Piano FM

Ricordiamo, infatti, che l’art. 50 c. 10 del D. Lgs. 208/2021 dispone che Agcom “adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica, tenendo conto del grado di sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale”.

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A pensar male

E non pare certamente un caso che il Mise in queste settimane abbia intensificato il rilascio di quelle autorizzazioni sperimentali per impianti DAB concesse col contagocce fino ad ora. Insomma, sembra che si voglia correre per aumentare il “grado di sviluppo della radiodiffusione in tecnica digitale” così da giustificare l’adozione del PNAF FM.

Gli interventi di rimozione delle interferenze FM agli stati esteri

D’altro canto, la stessa norma che reca il Piano FM stabilisce che: “Nelle more di una effettiva diffusione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e dello sviluppo del relativo mercato, il Ministero, in coordinamento con l’Autorità, può procedere ad attività di ricognizione e progressiva razionalizzazione dell’uso delle risorse frequenziali in tecnica analogica in particolare al fine di eliminare o minimizzare situazioni interferenziali con i paesi radio-elettricamente confinanti, ed incoraggiare l’efficiente uso e gestione delle radiofrequenze, tutelando gli investimenti e promuovendo l’innovazione”.

Chi va col Piano FM non va lontano

In due parole: Piano FM subito dopo quello DAB+. E quindi, anche in questo caso, come per il DTT, pianificazione delle frequenze, bandi, graduatorie e quindi ammessi ed esclusi.

Fastidi

Senza quei fastidiosi provvedimenti di TAR e Consiglio di Stato che in trent’anni hanno spesso impedito di disattivare gli impianti interferenti con i paesi esteri. (M.L. per NL)

foto antenne di Floriano Fornasiero

 

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